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NAPOLI (di Federica Colucci)- Settimana calda per le sorti delle poltiche sociali in Italia: il Ministero del Lavoro ha confermato, dopo l’accordo Stato-Regioni

, la riduzione dei trasferimenti di alcuni fondi per esigenze di bilancio: da 311 a 99 mln il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, e 50mln in meno per il Fondo delle non autosufficienze.Di fatto, è stato delineato un futuro pessimo per il sistema del welfare italiano: sono risorse che servono a coprire servizi essenziali nel campo delle povertà e delle fragilità, dai servizi per anziani a quelli per minori, dagli asili nido ai servizi per le persone con disabilità, dall’assistenza domiciliare ai centri antiviolenza.E’ duro l’attacco del mondo del Terzo Settore; ma, sul piano locale, come si traduce questa manovra?L’Assessore al Welfare del Comune di Napoli, Roberta Gaeta, si esprime in questi termini: “è una scelta irresponsabile da parte del Governo e delle Regioni che, evidentemente, considerano sacrificabili i diritti dei cittadini più fragili. Questo patto esecrabile pesa e peserà sui Comuni, lasciati soli a fronteggiare numerose esigenze: noi, però, non ci tiriamo indietro. Se parliamo di cifre, dall’anno 2012 il Fondo Nazionale Politiche Sociali si è ridotto di circa tre milioni di euro, pari al 50% dall’annualità 2012 al 2016; in questo corollario, il Fondo Sociale Regionale non è riuscito a compensare nella totalità il taglio. Per l’amministrazione comunale il welfare non è in vendita: abbiamo continuato ad investire risorse: nell’anno 2012 sono stati spesi circa 51.796.593,00 euro, mentre nel 2016 si è raggiunta la cifra di 53.002.708,54 euro.Rispetto alle manovre nazionali sulle politiche sociali, piegate alle ineluttabili leggi dell’economia, risulta chiaro che il Comune di Napoli è in controtendenza: non sacrifica i diritti dei cittadini più fragili ma continua ad investire risorse per il benessere sociale.”

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