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NAPOLI – Confronto oggi in commissione Cultura, presieduta da Elena Coccia, sul modello di accoglienza “spazio giallo” promosso dall’associazione Bambinisenzasbarre impegnata nella cura delle relazioni familiari durante la detenzione di uno dei genitori. Sono intervenuti Edoardo Fleischner dell’associazione, la direttrice del carcere di Pozzuoli Stella Scialpi, la vice direttrice della casa circondariale di Secondigliano Giulia Leone, Maria Giorgia Di Gennaro dell’associazione Giuristi democratici, Daniela Morante esperta di art-therapy e la psicoterapeuta Paola Miele Caccavale.

Si svolgerà a Napoli dal 18 al 21 maggio al Maschio Angioino la conferenza internazionale di COPE – Children of Prisoners Europe – la rete che raccoglie ventuno organizzazioni non governative di altrettanti Paesi europei e di Stati Uniti e Turchia impegnate nella tutela dei diritti dei bambini separati dai genitori detenuti. L’associazione italiana Bambinisenzasbarre, che fa parte di COPE, ha annunciato oggi l’appuntamento in occasione di un confronto sulle iniziative promosse in Italia per la tutela del diritto del bambino alla continuità del legame affettivo, alla formazione degli operatori e alla sensibilizzazione della rete istituzionale e della società civile. Tra le iniziative promosse dall’associazione, ha spiegato Fleischner, quella dello “spazio giallo”, il luogo negli istituti di pena dove i bambini sono accolti dagli operatori e preparati all’incontro col genitore e alla decantazione del disagio del distacco.
Nata nel 2007 a San Vittore, oggi la Rete di accoglienza è attiva in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Campania, con l’inaugurazione nel giugno dell’anno scorso di un luogo dedicato nel carcere di Secondigliano. Una collaborazione, ha spiegato la vicedirettrice Leone, che segna l’arrivo di un percorso di apertura alle tematiche dei minori iniziato nel 2007 con iniziative di gioco insieme a Telefono Azzurro. Dopo i primi mesi di rodaggio, ha spiegato Daniela Morante, inizia il vero lavoro, che costituisce un percorso che deve necessariamente coinvolgere tutta la famiglia e gli operatori. Anche nel carcere femminile di Pozzuoli, ha raccontato la direttrice Scialpi, sono stati allestiti spazi esterni attrezzati per facilitare l’incontro madri-figli e molto forte è l’apporto dell’associazionismo per sostenere la continuità del rapporto genitoriale. Un rapporto che si interrompe nonostante diverse norme, che fanno dell’Italia un Paese all’avanguardia nella legislazione in materia, prevedano la possibilità per le madri di chiedere la detenzione domiciliare o la possibilità di uscire ogni giorno dal carcere per stare accanto ai figli minori.
Strutture e spazi adeguati non sempre disponibili in strutture carcerarie anguste, come ha sottolineato il consigliere Vernetti, (Dema) e dove le madri con figli piccoli non dovrebbero neanche entrare (Menna, Movimento 5 Stelle). Scarsa conoscenza dei benefici o difficoltà ad ottenerne la concessione impediscono, di fatto, un’applicazione della legge, rendendo quindi prioritaria, ha osservato l’avvocata Di Gennaro, la formazione e l’informazione. Solo ridefinendo il ruolo del carcere, non più contenitore di illegalità ma base di partenza per un cambiamento, per la psicoterapeuta Caccavale, può attivarsi un’effettiva inversione di tendenza. Che parta, come chiede l’associazione Bambinisenzasbarre, dalla Carta dei figli dei detenuti, un documento firmato nel 2014 e che vede l’Italia prima nazione europea ad impegnare il sistema penitenziario a confrontarsi con la presenza quotidiana dei bambini in carcere. Dopo il riconoscimento del Parlamento Europeo, si attende ora quello delle Nazioni Unite.

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