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NAPOLI – La commissione Infrastrutture, presieduta da Gaetano Simeone, ha oggi incontrato i rappresentanti sindacali dei 26 lavoratori della Eagle Service, e l’amministratore della stessa società che, finora, ha svolto il servizio di portierato presso i parcheggi e le aree di sosta della Anm. Hanno partecipato l’ingegner Narducci, per l’Anm, Alfonso Sperandeo, dello staff dell’assessore al Bilancio e al Lavoro. Dopo una approfondita discussione, la commissione ha chiesto all’assessore Panini di convocare ad horas i sindacati per chiarire l’orientamento dell’amministrazione sulla delicata questione.

La riunione, convocata, come ha precisato il presidente Simeone, su richiesta dei lavoratori e di consiglieri della commissione, rientra nell’ambito della funzione di indirizzo e controllo del Consiglio che non può intervenire nelle scelte aziendali della partecipata ma è sensibile ai problemi dei lavoratori e al tema della prosecuzione dei servizi. Sulle molte questioni affrontate nel corso della discussione, in particolare sugli aspetti tecnici connessi alla gara indetta da Anm e all’esposizione debitoria di questa verso la Eagle, in conclusione, il presidente Simeone ha chiesto che l’assessore al Bilancio e al Lavoro Panini convochi ad horas gli interessati.
L’ingegnere Narducci di Anm ha ricapitolato la questione: la gara a procedura aperta per il servizio di portierato finora svolto dalla Eagle Service scadrà il 10 luglio; la gara sarà aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; nell’ambito del processo di efficientamento dei servizi e del taglio dei costi dettati dal piano industriale, la gara prevede per il servizio una riduzione dalle attuali 4mila ore/uomo a 2.500; per la salvaguardia occupazionale, nel capitolato sono state introdotte delle premialità per i concorrenti che si impegnano ad utilizzare percentuali (dal 40 al 100%) dei lavoratori attualmente impegnati. Il contratto con Eagle, scaduto a marzo, era stato prorogato al 15 giugno e l’Anm auspica che l’azienda possa proseguire il servizio fino all’esito della procedura di gara, anche se l’azienda si è detta disponibile solo fino al 25 giugno. Parallelamente, l’Anm si è impegnata già da febbraio a assicurare flussi di cassa costanti per ripianare il debito finora accumulato verso la Eagle, e che ammonta a 380mila euro; di due giorni fa il versamento di 65mila euro all’azienda che, comunque, ha subito dei pignoramenti per iniziative giudiziarie di alcuni dei dipendenti senza stipendio. Il punto di vista dell’azienda è stato esposto dall’amministratore della società, Di Bari: l’azienda è disponibile ad una ulteriore proroga, ma è in crisi, soprattutto perché dal gennaio 2016 non sono stati garantiti i pagamenti; ciononostante il servizio è finora proseguito senza licenziamenti anche se, dai primi di giugno l’azienda ha dovuto avviare una procedura di licenziamento collettivo per richiedere la Naspi (indennità di disoccupazione), procedura al momento sospesa.
Alcuni dei rappresentanti delle sigle sindacali presenti – Fisl Cisl, Cisl, Ugl trasporti, Uil – hanno sottolineato: il sacrificio dei lavoratori che, senza stipendio da mesi, hanno comunque garantito il servizio nella speranza che sia salvaguardato il posto di lavoro, le responsabilità di Anm che, non garantendo i pagamenti, di fatto determina la crisi, l’appello a Eagle e Anm a tenere un atteggiamento responsabile ricercando le possibili soluzioni per scongiurare i licenziamenti, ormai imminenti.
Tra i consiglieri presenti sono intervenuti Fulvio Frezza (Riformisti democratici con de Magistris) che ha richiesto la riunione per fare chiarezza sulla possibilità di integrare la procedura di gara con un chiaro riferimento alla clausola di salvaguardia dell’occupazione e ciò sia per garantire la prosecuzione del servizio che per tenere fede all’impegno che il Consiglio aveva chiesto, fin dal 2013, quando si è parlato per la prima volta della fusione delle partecipate, di mantenere i livelli occupazionali, anche nell’indotto; Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle) che, ribadita la piena legittimità della discussione in quanto il Comune mantiene il controllo analogo sulle proprie società partecipate, ha osservato che le premialità previste per le società che partecipano alla gara per il mantenimento dell’occupazione – non potendosi applicare, per la diversità del contratto, la clausola di salvaguardia che vale per le società multiservizi – sono inadeguate data la riduzione del servizio del 50% e l’importo della stessa gara che è di fatto inferiore, sul piano annuale, all’entità dell’esposizione debitoria di Anm rispetto all’azienda; Vincenzo Moretto (Prima Napoli), per il quale la politica non deve occuparsi di dinamiche sindacali o di procedure di gara, ha fatto risalire le situazioni attuali all’approvazione fatta con superficialità dalla maggioranza di un piano di risanamento, disconosciuto come irrealizzabile dal suo stesso estensore (l’ex a.u. Anm Ramaglia), fondato su una ricapitalizzazione a base di cessione di immobili, un errore che finisce per riversarsi sui lavoratori, considerati così un costo, e sulla città in termini di mancanza di servizi; Aniello Esposito (PD) ha ribadito la contrarietà del suo partito ad un piano di risanamento che si mostra già in questa prima applicazione fallimentare e, criticando l’assenza degli assessori competenti al tavolo della discussione su un argomento così scottante e delicato, ha chiesto che la stessa sia riportata ai vertici dell’amministrazione, sede propria per ogni iniziativa in questo campo; anche per David Lebro (La Città) l’assenza della controparte politica, rappresentata per i consiglieri dall’amministrazione, impedisce di affrontare il tema vero, che è quello delle responsabilità della giunta nella gestione delle partecipate e nella costruzione dell’unica Holding comunale, un’architettura che vacilla alla prova delle situazioni reali, in questo caso i licenziamenti di lavoratori dell’indotto.

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