Riequilibrare le risorse regionali, riportare Napoli al centro dell’agenda politica e costruire un sistema di trasporto moderno e accessibile. Sono i punti cardine del programma di Nino Simeone, candidato nella lista “Fico Presidente” alle prossime regionali campane. Simeone ribadisce la necessità di un cambio di passo.
Quali sono i suoi piani per ottenere un maggiore stanziamento regionale per la metropolitana e migliorare la mobilità urbana nel capoluogo e nelle sue periferie?
“La prima cosa da fare è riequilibrare la distribuzione dei fondi per i trasporti. Oggi l’ANM garantisce circa il 40% del servizio pubblico regionale – tra Linea 1, funicolari e bus – ma riceve solo il 10% dei finanziamenti. Lo stesso vale per l’EAV, che gestisce la Circumvesuviana, la Cumana e la Circumflegrea. È necessario un controllo serio su questa sproporzione e un piano per rinnovare i treni: in Circumvesuviana circolano ancora convogli di trent’anni fa.
Serve anche una revisione infrastrutturale: le scosse telluriche nell’area flegrea stanno danneggiando gallerie e linee ferroviarie. Dobbiamo intervenire per sicurezza e qualità del servizio”.
Lei che proviene dall’area napoletana e si candida al Consiglio regionale, può spiegare perché, fino ad oggi, l’emergenza legata ai Campi Flegrei non sembra essere centrale nell’agenda della coalizione che sostiene Fico? E quali interventi concreti propone per inserire la questione nella strategia regionale?
“Non è vero che Roberto Fico ignori la questione bradisismo. Da napoletano conosce bene la gravità del problema. Nella prossima giunta sarà essenziale inserire la protezione civile tra le priorità.
Non parliamo solo di rischio sismico: ogni estate combattiamo con incendi boschivi che devastano il territorio. Va riorganizzato l’intero sistema di protezione civile. In dieci anni da presidente della Commissione comunale ho imparato molto e sono pronto a dare il mio contributo anche in Regione”.
Qual è la sua visione sul ruolo dello stadio nella città e quali risorse regionali sono pronte per essere mobilitate prima della fine del suo mandato se sarà eletto?
“Ho sempre sostenuto che lo Stadio Diego Armando Maradona debba restare dei napoletani. È un simbolo e un brand potentissimo per la città. La Regione dovrà fare la sua parte, come ha fatto per l’Arechi di Salerno, anche per gli impianti di Avellino, Caserta e Benevento. Basta con la visione ‘Salerno-centrica’: serve equilibrio tra tutte le province”.
Lei cosa ritiene che debba essere cambiato in modo rapido nella Regione Campania per “riportare Napoli al centro”, come ha più volte dichiarato?
“Napoli è la terza città d’Italia e la capitale del Mezzogiorno. Non è solo un comune, ma una città metropolitana di 90 municipi e 4 milioni di abitanti.
Riportare Napoli al centro significa riequilibrare le scelte fatte in questi anni: in sanità, ad esempio, il Monaldi ha perso il suo ruolo di eccellenza perché si sono privilegiate altre strutture. Dobbiamo restituire a Napoli e alle altre province il giusto peso nelle politiche regionali”.
Quali tre misure concrete porterà avanti da subito se eletto?
“La prima cosa che farò è creare un’unica app regionale per i trasporti pubblici. Oggi ogni azienda ha un sito o un’app diversa — ANM, FS, EAV — e per un cittadino è un caos. Servono semplicità e trasparenza. In un mese possiamo mettere in piedi una piattaforma unica che raccolga tutte le informazioni su bus, metro e treni, con aggiornamenti in tempo reale anche in caso di scioperi o emergenze. È un intervento semplice ma rivoluzionario, che può migliorare concretamente la vita di chi si muove ogni giorno».
La seconda priorità riguarda il riequilibrio delle risorse tra le province. I fondi vanno distribuiti in base ai servizi effettivamente erogati e non secondo logiche politiche o territoriali. Napoli, che da sola sostiene gran parte del trasporto pubblico regionale, deve ricevere ciò che le spetta, così come le altre province devono poter contare su risorse adeguate alle loro necessità».
Infine, c’è un punto per me fondamentale: l’ascolto dei cittadini comuni. Negli ultimi vent’anni la voce della gente è stata ignorata, eppure sono proprio le persone a conoscere meglio di chiunque altro i problemi del territorio. Bisogna tornare a rappresentare davvero chi vive ogni giorno le difficoltà di questa regione, riportando la politica tra la gente e non sopra di essa”.

















