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Tra “legalizzazione” e illegalità: un nuovo codice ATECO normalizza fiscalmente la professione di escort

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La prostituzione in Italia, e in particolare in alcune città come Napoli, presenta ancora oggi una duplice realtà: da una parte, quella regolata e volontaria, dall’altra un mondo sommerso, spesso dominato da degrado, sfruttamento e attività criminali. Gli episodi di cronaca che emergono con sempre maggiore frequenza offrono uno spaccato inquietante di come il sesso a pagamento, se non regolamentato, possa trasformarsi in terreno fertile per abusi e illegalità.

È il caso, ad esempio, delle sale bingo trasformate in alcove del sesso, dove alcuni locali pubblici sono stati scoperti a ospitare prestazioni sessuali in cambio di denaro, tra l’indifferenza generale e il silenzio delle istituzioni. Stesso scenario nei centri massaggi “hot”, dove operatrici, spesso giovanissime e vulnerabili, sono coinvolte in un giro di sesso mascherato da prestazioni estetiche, con l’aggravante della somministrazione illegale di sostanze come il Viagra. Ancora più grave è quanto emerso in una ex fabbrica dismessa e trasformata in un vero e proprio hub della prostituzione. In piccoli monolocali ricavati all’interno del capannone si consumavano decine di rapporti al giorno, in condizioni igieniche precarie e sotto il controllo di reti criminali. L’operazione della polizia ha portato al sequestro della struttura e a diverse denunce per sfruttamento della prostituzione.

Napoli: tra prostituzione in strada e sex worker professioniste

Questi episodi rappresentano solo una parte della realtà. Napoli, come molte altre grandi città italiane, presenta una vera e propria mappa del sesso, dove si intrecciano mondi diversi: prostituzione per strada, scambi di coppia, incontri con transessuali, e rapporti con escort professioniste. La città ospita una vivace comunità di sex worker che operano tutto l’anno in autonomia (specialmente d’estate anche grazie al numero crescente di turisti che affollano la città e il litorale napoletano), spesso pubblicando i propri annunci su portali online specializzati (tra cui la famosa Erobella). Alcune di queste professioniste sono altamente selettive e consapevoli, e si distinguono nettamente dalla prostituzione coatta o dallo sfruttamento criminale.

Tuttavia, il meretricio per strada è ancora molto presente, soprattutto nelle periferie e nei pressi delle grandi arterie urbane, dove giovani e meno giovani si offrono a passanti e automobilisti. In queste zone, la prostituzione è spesso collegata a dinamiche di degrado sociale, dipendenza economica o addirittura tratta. Una realtà difficile da estirpare, che resta purtroppo lontana da ogni forma di tutela o riconoscimento giuridico.

Verso una nuova normalità: il codice ATECO per le escort

In mezzo a queste contraddizioni, è arrivata una novità normativa importante: l’introduzione di un nuovo codice ATECO per le attività legate all’accompagnamento e al lavoro sessuale consensuale. Questo codice permette alle escort che operano liberamente e volontariamente di mettersi in regola con il fisco, aprire una partita IVA, emettere ricevute e pagare le tasse. Un riconoscimento che non significa legalizzare la prostituzione in senso classico, ma normalizzare fiscalmente un’attività che, se esercitata senza coercizione, rientra nella sfera dell’autonomia personale.

Come raccontano diverse testimonianze, molte escort napoletane accolgono con favore questa evoluzione legislativa. Alcune professioniste hanno spiegato come oggi possano lavorare con maggiore serenità, potendo contare su un inquadramento fiscale chiaro e su una forma, seppur iniziale, di tutela legale.

Il fenomeno non riguarda solo Napoli. In tutto il Paese, si sono moltiplicate le iniziative di sensibilizzazione in favore del riconoscimento del lavoro sessuale volontario. Emblematica è stata la manifestazione delle “barchette rosa” nel centro di Napoli, dove sex worker e attivisti hanno portato in piazza il tema della dignità e della legalizzazione, rivendicando il diritto a lavorare in sicurezza e senza stigma.

Tra repressione e regolamentazione, una sfida ancora aperta

Il dibattito sulla prostituzione in Italia resta complesso e polarizzato. Da un lato, la necessità di combattere lo sfruttamento, il degrado e la tratta di esseri umani; dall’altro, il riconoscimento del diritto di chi, in modo consapevole e libero, sceglie di offrire servizi sessuali come forma di lavoro. L’introduzione del codice ATECO rappresenta un passo avanti verso la normalizzazione e la trasparenza, anche se non risolve del tutto le ambiguità normative che ancora circondano il fenomeno.

Nel frattempo, realtà come Napoli continuano a mostrare il volto duplice del sesso a pagamento: quello oscuro, illegale e sfruttato, ma anche quello moderno, consapevole e professionale, che chiede solo di essere riconosciuto, rispettato e, finalmente, tutelato.

 

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