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Cosa manca al calcio di oggi? Forse un aspetto più romantico

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Il calcio muove passioni e amore in tutto lo stivale. Della serie: toglieteci tutto tranne le partite della domenica (anzi, ormai le partite tutti i giorni). Da sempre per noi italiani il pallone che rotola sul prato verde è sinonimo di grande gioia, cocenti delusioni, attaccamenti ai valori dello sport, emozioni vissute da soli o gli amici: insomma qualcosa che davvero non si può spiegare e che chi non ama il calcio non può capire. Certo è però che negli ultimi anni il calcio ha visto drasticamente cambiare se non la sua natura comunque diverse componenti al suo interno. Per carità, la passione di tifosi e degli addetti ai lavori rimane intatta ma forse viene a mancare quell’aspetto poetico che ha reso il calcio qualcosa di unico tra tutti gli sport nazionali.

È lontano quel calcio riconoscibile dai grandi campioni, dagli stadi sempre pieni, dalle maglie uniche e con gli sponsor storici: insomma un calcio passato che ancora oggi viene ricordato con grande nostalgia da tutti. Senza dubbio questo lo si può estendere anche ad altri Paesi in cui il calcio rappresenta probabilmente il motore sportivo. Fatto sta che se le guardiamo in casa nostra negli ultimi anni qualcosa deve essere cambiato. Un esempio? Prendiamo la nostra Nazionale di calcio con tutte le difficoltà del caso: le ultime due edizioni dei Campionati del Mondo di Calcio che non ci hanno visti protagonisti e questo spareggio del prossimo marzo che alimenta paure e fantasmi in tutti noi.

Senza dubbio è da rivedere la politica dei giovani da far crescere nelle sezioni giovanili e da far esordire della squadra maggiore anche in giovanissima età. Probabilmente l’eccessiva ricerca del colpo d’effetto sul mercato estero da parte praticamente di tutte le squadre, con i rispettivi livelli è possibilità, ha drasticamente ridotto la possibilità ai nostri ragazzi di poter emergere, farsi conoscere e dare un contributo importante alle squadre dei campionati più importanti e di conseguenza anche alla nostra Nazionale. L’esito degli spareggi ed eventualmente del nostro approdo (speriamo!) ai Mondiali potrebbe contribuire a riportare un po’ di serenità in un calcio in cui troppo spesso la fanno da padrone polemiche, veleni, rivalse.

Meglio gli scudetti del passato o più romantici quelli di oggi?

Tuttavia, questi aspetti non debbono spaventarci perché il calcio riesce comunque a trovare aspetti assolutamente positivi, clamorosamente romantici, forse inimmaginabili e probabilmente unici, cosa che molti altri sport anche se nobili non riescono a regalare. Forse anche il calcio a pagamento usufruito direttamente dal divano di casa può aver contribuito a togliere un po’ di romanticismo ma i tempi moderni non possono di certo sottrarsi all’avanzamento della tecnologia, delle TV sempre più crescenti che propongono ormai calcio ogni giorno fino alla possibilità di seguire la squadra del cuore anche sul proprio cellulare.

E il Var? Apriti cielo! Vorremmo dire “Si stava meglio quando si stava peggio”. L’introduzione della possibilità di rivedere le azioni, i falli e prendere decisioni postume troppo spesso porta a grosse polemiche.

Che uso si deve fare del Var? Quale interpretazione dargli? Il romanticismo di certo non ama l’eccessiva tecnologia.

Ma a proposito del calcio di una volta se pensiamo al Napoli ovviamente la mente torna a quello glorioso di Diego Armando Maradona ma non è l’unica compagine che fece innamorare l’allora San Paolo: la squadra partenopea ha scritto pagine molto importanti nel nostro calcio ben prima dell’arrivo del Pibe de Oro (calcio totale di Luis Vinicio e bomber come Beppe Savoldi) senza dimenticare i giorni nostri in cui il Presidente De Laurentis ha portato in trionfo un intero popolo per due volte negli ultimi anni con le squadre di Luciano Spalletti e Antonio Conte.

Sarebbe curioso e molto interessante capire dagli stessi tifosi quali siano gli scudetti a cui sono più affezionati: quelli storici, i primi, cioè quelli della fine degli anni 80 e dei primi 90 targati Maradona, Ferlaino, Bianchi e Bigon oppure gli ultimi due nel calcio moderno? Di certo il tifoso vuole esultare, vuole vincere, desidera alzare trofei e conquistare il tricolore: missione compiuta per i tifosi delle squadre più importanti italiane ma è davvero lo stesso sapore quello della vittoria odierna rispetto a quella del passato? La risposta la possono dare soltanto i tifosi che vivono per quei colori.

Sia quelli delle squadre che sperano nella vittoria del campionato o di una Coppa sia quelli che si emozionano per la gioia di vedere i propri beniamini nei campi di perifieria, per una vittoria singola, per una salvezza ottenuta magari all’ultima giornata, per strappare punti importanti contro le squadre più forti dei rispettivi Campionati. Il calcio ha cambiato, certo, forse è venuto meno anche l’aspetto più romantico ma di certo non manca l’interesse e l’amore che milioni di tifosi ogni settimana rivestono nei confronti della propria squadra del cuore. E questo fa ben sperare per il futuro.

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