09/05/14, Torino, Lingotto Fiere, Salone del Libro 2014, nella foto: bookstock storia di judo e di camorra. Gianni Maddaloni

NAPOLI – Costruire una società civile attraverso lo sport, la cultura e la legalità. Facile a dirsi, decisamente più complicato a realizzarsi. Soprattutto se questo traguardo vuole essere tagliato a Scampia, uno dei quartieri più difficili di Napoli. Invece è proprio qui, nella sua terra, che il maestro di judo Gianni Maddaloni ha deciso di investire tutte le proprie energie per realizzare il desiderio di numerosi giovani a rischio, bambini in difficoltà, diversamente abili e non vedenti: quello di praticare sport gratuitamente.
La ‘fabbrica dei sogni’ è la palestra ‘Star Judo Club Napoli’, una vera e propria ‘stella’ da sempre accesa sulle problematiche della società civile di questa parte di territorio campano, astro che brilla in particolare sul mondo dei bimbi disagiati e delle loro famiglie. Anche questa struttura ha dovuto fare i conti con la pandemia da coronavirus ma a partire dal prossimo 24 maggio è pronta a riaprire e ad abbracciare nuovamente piccoli e grandi atleti. L’agenzia Dire ne ha parlato proprio con Gianni Maddaloni, che qui tutti chiamano ‘O maé.

Maestro Maddaloni, mancano davvero pochi giorni alla riapertura: come si sente e cosa dirà ai Suoi allievi? ‘Sono davvero molto emozionato. Ho due fasce di allievi. Ci sono I bambini, con cui mi sono interfacciato tramite WhatsApp, e sono loro quelli che mi hanno hanno emozionato maggiormente perchè piangevano e cercavano da me un aiuto. Con loro non ho potuto fare altro che comunicare attraverso questa tecnologia, che non condivido molto ma che oggi ritengo importante perchè mi ha aiutato a far vedere ai piccoli come fare i circuiti, i movimenti con gli elastici, le flessioni e gli addominali’.
E’ in questo modo, racconta Maddaloni, che nell’arco della giornata i bimbi sono riusciti a tenere a bada l’obesità, attraverso un costante allenamento tecnico e fisico. L’altra fascia di allievi è quella degli agonisti, con i quali allenarsi è stato certamente più facile. Ma fino ad un certo punto. ‘Si tratta di 20 giovani- spiega ‘O maé- 10 dei quali pagano e 10, invece, che non hanno la possibilità di farlo. Devo dire che per me è stata più la spesa che l’impresa. Mi sono trovato in grande difficoltà, siamo stati chiusi 2 mesi, e devo ringraziare il governatore De Luca che mi ha dato una piccola mano altrimenti avrei chiuso, quindi posso dire che la politica funziona. Il Comune, invece, non ha potuto venirci incontro perchè in dissesto e dunque mi sento di giustificare il sindaco De Magistris. Noi, in tutti i casi, ce l’abbiamo fatta. Purtroppo altre palestre non sono più riuscite a riaprire proprio perchè non potevano contare sugli agonisti’.

All’interno della sua ‘Star Judo Club Napoli’, Gianni Maddaloni ha compiuto anche un’altra piccola-grande impresa. ‘Non solo sono riuscito a lavorare con gli agonisti la mattina e la sera- spiega orgoglioso- ma anche a non far tornare in carcere i 14 detenuti che vengono nella mia palestra, 7 la mattina e 7 la sera, e che svolgono servizio di volontariato’.
La sua vittoria più grande è però probabilmente un’altra. Quella di essere riuscito a coinvolgere nelle sue attività I bambini diversamente abili, quelli non vedenti e persino I ragazzi autistici. Durante la pandemia sono state le mamme di questi bambini a collegarsi con il cellulare e che, attraverso il telefonino, hanno raccontato ai propri figli quali esercizi e movimenti eseguire, gli stessi che i piccoli atleti avevano imparato in palestra. ‘C’è sempre un grande feeling con i ragazzi diversamente abili- afferma- che arrivano in palestra grazie alle Asl, anche bambini autistici che dopo un mese hanno avuto grandi miglioramenti perchè quello che pratichiamo è uno sport di contatto, che non significa ammalarsi ma vuol dire stare bene. Infatti anche dopo solo un mese le mamme arrivano, guardano la lezione e sono soddisfatte che il proprio figlio non corra da una parte all’altra e che invece si fermi e stia a sentire l’istruttore. Penso davvero- prosegue- che siano proprio questi bambini quelli che stanno soffrendo maggiormente la pandemia e che stanno risentendo maggiormente di questa mancanza di contatto all’interno di una struttura, la mancanza di essere accolti in maniera paterna dagli allenatori, perchè il tecnico di sport, al di là che sia di judo, calcio o pallacanestro, è una persona formata sulle passioni e sulle emozioni e sa bene quanto sia importante la sua figura paterna’.
Il maestro Maddaloni ha dunque creato in questi anni un rapporto molto stretto con i propri allievi. Ma esiste il rischio che la pandemia da coronavirus abbia allentato le maglie di questa relazione? ‘Credo che con gli agonisti questo non sia accaduto, anzi il rapporto è stato rafforzato. Per quanto riguarda i bambini- aggiunge- in questi mesi siamo andati ad allenarci anche nella villa comunale all’aperto e ci siamo abbracciati. Ho davvero capito che rappresento per loro una figura importante, sia come uomo che come allenatore. Questo mi rende orgoglioso e sono pronto a ricominciare con la voglia e l’energia di un 50enne invece che di un uomo di 60 anni’.

La palestra di Gianni Maddaloni non insegna solo il judo ma è un luogo dove trova spazio, tra le altre cose, l’importanza della legalità. Un luogo i cui protagonisti spesso si trovano a combattere non sul tatami ma lungo le strade. Le stesse dalle quali il Maestro tenta di strappare ragazzi destinati, forse, alla criminalità. Tante le storie raccolte in questi anni, due quelle che ‘O maé ci racconta aprendo il proprio cuore. ‘La prima è legata alla figura di Maria Chiara Cesario, assistente della Asl 1 che mi portò qui 15 anni fa, dicendomi di avere un progetto di 30 euro a bambino, piccoli di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, chi sordomuto, chi non vedente, chi ipovedente, chi con la sindrome di Down. Fu un’emozione grandissima perchè entrai in contatto con bambini che riuscivano a capire determinate cose molto meglio dei cosiddetti normodotati. Specialmente i ragazzi non vedenti e quelli affetti dalla sindrome di Down sono molto affettuosi e molto diretti. Se ti devono dire che sei scarso non ci pensano due volte. Dissi a Maria Chiara che se i bambini avessero finito i soldi, e sono finiti in 1 anno, avrei voluto fare il ‘Percorso Maddaloni’ ed è in quel momento che il persorso è nato, una vera e propria accoglienza gratuita per chi voglia fare sport e che si propone di dare una mano agli ultimi. Poi questa ‘avventura’ è continuata, tant’è vero che alcuni ragazzi continuano a venire in palestra. Ricordo un giovane sordomuto, molto legato ad un altro con problemi psicologici, che era molto introverso: oggi si è sposato ed ha avuto un bambino. Sono cose che ti fanno tremare la pelle’.
Il percorso Maddaloni non esiste solo a Scampia, è presente anche in Sicilia, a Sondrio, a Milano, a Vasto, a Bari e in molte altre città d’Italia all’insegna di un unico messaggio: l’amore per il prossimo. Maddaloni racconta poi la storia di Antimo e Mattia, che giunsero alla palestra sulla sedia a rotelle. ‘Erano molto insicuri, non ti guardavano negli occhi ma dopo appena 1 mese cambiò tutto: cominciarono a guardarmi in volto, scesero dalle sedie a rotelle vicino al tatami e in ginocchio iniziarono a fare lotta a terra. Divennero presto amici delle ragazze cintura marrone, facendo squadra. Questo vuol dire che lo sport è davvero uno strumento potente. Lo sport è stato inventato per amore, per passione e per donare ai ragazzi solo cose buone’.

A proposito di giovani, il ministro Speranza ha annunciato che potrebbe presto arrivare il vaccino per i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 15 anni. Chiara la posizione di Maddaloni: ‘Credo che il vaccino sia importante. Io sono classe 1956 e ricordo quelli per la poliomelite, il vaiolo e il colera. Pensiamo solo ai vaccini che si fanno ai bambini ogni anno per evitare le malattie. Dobbiamo fidarci dei nostri medici e dei nostri scienziati. Il vaccino è fondamentale, anche I ragazzi devono farlo’.
Con il maestro Maddaloni è quasi superfluo parlare di sport agonistico, troppe le medaglie vinte anche dai suoi figli. A cominciare da quella olimpica conquistata dal judoka Giuseppe Maddaloni, oro a Sidney 2000 nella categoria -73 kg. Però sui giochi olimpici di Tokyo, che rischiano seriamente di essere annullati causa Covid, Gianni Maddaloni è categorico. ‘Annullare i Giochi olimpici è assolutamente negativo. Le Olimpiadi sono un messaggio di pace. Quando si svolgevano si fermavano anche le guerre. Anzi, ritengo che i Giochi di Tokyo possano rappresentare un modo per fermare la guerra tra Israele e Palestina. Capisco che i giapponesi ora abbiano perso un po’ di interesse perchè non ci saranno pubblico locale e turisti. Mi affido, però, alla loro integrità. Il Giappone ha pregi e difetti. Uno dei pregi è che è un popolo con una sua etica professionale e giudizioso. Bisogna fare le Olimpiadi’.
Una speranza dunque, ma soprattutto, un desiderio quello di Gianni Maddaloni. Come i tanti che il maestro esaudisce, facendo fare attività sportiva gratuitamente a moltissimi bambini. Ma qual è il desiderio, qual è il sogno di ‘O maé? ‘Quello di avere la possibilità di continuare la mia opera. Mi auguro che i miei amici non mi abbandonino mai, perchè amo dare una mano alla mia gente, perchè so che non si nasce delinquente, ci si diventa. Se un uomo ha un’opportunità, può cambiare. Se un uomo ha la giusta amicizia, può cambiare’ conclude emozionato. (AG.DIRE)

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