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Oggi siamo nella storia di una moto che visse due volte. Prima negli anni ’50, quando era il top delle prestazioni: un brivido sottopelle di velocità, emozione ed Happy Days, poi negli anni ‘2000, quando trasformata in una icona di se stessa ha avuto il potere di far salire sulla stessa sella nostalgici e giovani alla ricerca di un sapore che le moto moderne, plastica e cavalli, non potranno mai avere. In questi 58 anni la Triumph Bonneville non è mai invecchiata, ha sconfitto il tempo e le mode, diventando moda lei stessa. Massimo rispetto per chi l’ha disegnata e chi l’ha rilanciata, fino alla sua nuova reincarnazione, che affrontiamo oggi. Si chiama Bonneville Street Twin ed è pronta ad essere la moto degli anni a venire. (Da Napoli: Giuseppe Irrera)

 La parte dell’occhio – Un abito sartoriale deve essere di ottima qualità, ma sopratutto elegante, così la nuova Bonnie del 2016 non può trascurare la raffinatezza di tutte le sue antenate. Per portare il livello ancora più in alto la Triumph ha deciso di lavorare sull’integrazione tra meccanica ed estetica, riuscenod ad integrare nella linea il nuovo radiatore dell’acqua e tutte le tubazioni, tanto che il motore sembra un pezzo monolitico appoggiato nel telaio, come le migliori special da concorso. Tra le altre innovazioni “importanti” c’è il fanalino a led e delle cover per nascondere il gruppo iniezione, invece dei vecchi iniettori a forma di carburatore (peccato). I discussi cerchi in lega da 16″ sono stati pensionati a favore di componenti, sempre senza raggi, da 18″ all’avantreno e 17″ al retrotreno, calzati da pneumatici da 100/90 e 150/70.Le ruote sono satinate nere per una migliore integrazione visiva della moto. Esteticamente un bel passo avanti.

Customizer cercano lavoro – La casa madre ha dichiarato guerra ai preparatori artigianali con tre bei kit di trasformazione: “Scrambler”, “Brat Tracker” ed “Urban”, ma il catalogo ufficiale di 150 parti speciali dedicate, tra cui dei fantastici scarichi Vance &Hynes, daranno ai triumphisti, notoriamente maniaci delle modifiche, la possibilità di plasmare la Street Twin nel modo che preferiranno. Il vantaggio dei componenti plug & play è innegabile, permettendo di modificare la Bonneville, in maniera sostanziale, senza alterare irrimediabilmente ciclistica e meccanica. Strano che ad Hinckley non abbiano pensato anche ad un telaietto posteriore scomponibile, come BMW o le ultime Yamaha, magari si riservano ancora qualcosa per le prossime evoluzioni. Ancor più che nel passato una Bonneville non si compra per quello che è, ma per quello che può diventare.

 Meno birra dell’Oktoberfest – La filosofia della nuova famiglia Bonneville è quella di aumentare le sensazioni alla guida con una serie di motori ricchi di coppia,battezzati HT. Facendo un paragone con la Bonnie 2015, questa Street Twin mantiene praticamente la stessa cilindrata, ma rispetto ai 68Nm a 5680giri del vecchio motore, gli 80Nm a 3250rpm sono un enorme passo avanti. Controtendenza la potenza massima, che scende da 68CV a 7500giri a 55 a 5900. Cala anche il peso, ma stavolta è una buona cosa, da 209 a 198Kg. Davvero una bella cura dimagrante. In poche parole? La Street Twin spinge di più, accellera meglio ed esce di curva in maniera più aggressiva, guadagna stabilità alle alte velocità ma potrebbe pagare qualcosa in manegevolezza e prestazioni in allungo. Ovviamente dovremo verificare con una bella prova su strada: Triumph Napoli, se ci sei batti un colpo.

Ah, la tecnologia… – All’epoca dellaprima Bonneville, nel ’58, l’elettronica del momento era lo Sputnik a valvole, ma i microchip di oggi consentono di nascondere nella piccola Triumph ABS, ride by wire, controllo di trazione e tre mappature, che insieme alla frizione antisaltellamento ed alcune chicco come la presa USB nel vano sottosella, rendono la classica inglese competitiva anche con tutta la produzione più moderna.Qualcuno magari non è ancora d’accordo con i cosiddetti “aiutini” elettronici, ma a parte il fatto che la normativa attuale impone il sistema antibloccaggio sulle nuove moto (fatevene una ragione), verificheremo su strada se questa abbondanza tecnologica migliora l’esperienza di guida o urta la sfera dei sentimenti nel delicato cuore di ogni biker. In quel caso potremo comunque disinserire tutto.

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 In conclusione – Triumph ha dominato la categoria per anni praticamente da sola, ma con una concorrenza sempre più agguerrita era necessario un prodotto nuovo e competititvo, sia come appeal commerciale che sulle prestazioni pure. La nuova famiglia Bonneville, in più, sancisce il passaggio dalle moto “Vintage” alle “Heritage” (regalando alla serie precedente lo status di “Classic”, ma su queste sottigliezze faremo un breve approfondimento su Facebook). A noi motociclisti basta sapere che la Street Twin è un’ottima moto, entry level solo rispetto alle Bonneville e Thruxton 1200, che con la nuova cilindrata e prestazioni più impegnative sono state trasformate in prodotti ben diversi dall’amichevole vecchio modello.  La 900 quindi resta sola a presidiare la posizione e lo fa benissimo, con una carica innovativa, moderna e secondo noi assolutamente vincente anche rispetto alla migliore concorrenza. Per mantenere il vertice della categoria Triumph non poteva, non doveva fallire e non l’ha fatto. Speriamo di guidarla prestissimo e consigliamo anche a voi di farlo, per portarla a casa però ci vorranno 8900€ su strada, un prezzo più che allineato alla qualità generale della moto.

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