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La moda del vintage, per le case giapponesi, è arrivata come Ebola. Poverini hanno anche provato a fare qualcosa, pure bene ma mancava sempre un pizzico di sale. Quel sale forse era Shinya Kimura, un giapponese atipico che non pilota robot e non corre appresso alle ragazze con la gonnelllina (almeno non risulta), ma vive a Los Angeles ed è uno dei più creativi preparatori di special al mondo. Le sue moto, sempre estreme, mettono insieme classico e moderno con un tocco di stravaganza tutta Jap, che Yamaha ha scelto per distinguersi dalla massa in un mercato ex di nicchia, ma ormai saturo di proposte. Kimura e gli ingegneri di Iwata, così, hanno concepito la XSR 700, prima nata del progetto Faster Sons: una famiglia di moto disegnate da veri e propri artisti, non pallide imitazioni delle moto che furono ma interpretazioni moderne, forse ultramoderne, della moto di oggi e di quella di domani. Con un occhio a ieri, è ovvio…

 La parte dell’occhio – Si fa presto a dire “Special di Serie”, ma la piccola Yamaha sembra davvero assemblata in un garage. Il serbatoio in acciaio spazzolato è di quelli che i preparatori cercano nei mercatini, mentre il resto della moto è un telaio a vista con parafanghi minimal, fanalino tondo e fianchetti quasi inesistenti. Il faro anteriore deve piacere, ma con le sue dimensioni da superdotato deride tutto un mercato di elementi ultrasottili, invisibili e strafighi nella loro tecnologia a led. Il cruscottino della MT-07 si adatta anche alla nuova veste ma ci piace di più la sella, alta e complessa nel disegno, con un azzeccato rivestimento in similpelle effetto antico. Attenzione, il serbatoio è solo rivestito in metallo (alluminio) e la pelle non è vera pelle, siamo sempre davanti ad una moto di serie, ma l’insieme estetico è davvero ben riuscito e la mano del designer si vede. Per noi Shinya si è guadagnato lo stipendio.

In sella – La seduta della XSR è diversa dalla MT-07 con cui condivide meccanica e ciclistica. Siamo più alti e comodi, grazie alla generosa imbottitura del sedile. Per una volta essere fighi non significa Preparazione H. Il manubrio si percepisce molto più largo e vicino al pilota, ma basso per una posizione Cafè Racer. La posizione di guida è raccolta, con le gambe (lunghe) piegate ma non in maniera scomoda, mentre il cruscotto è difficile da leggere con mentoniera del casco integrale in faccia. Il manubrio Come gusto personale vorremmo provare a ruotare il manubrio in avanti, ma la moto si deve testare di serie…

In moto – Non perdiamo altro tempo ed accendiamo il motore, il conosciuto CP2 da 750cc che ci era già piaciuto tanto alla nostra prima uscita con la MT-07. La versione montata sulla XSR è stata portata ad euro4, prima Yamaha ad ottenere questa omologazione. La frizione a filo, ma leggera, consente l’ingresso di una prima marcia decisa ma non ruvida… ed è subito traffico. Nell’ingorgo da incubo ci muoviamo con la leggerezza di una bici. Il bilanciamento dei pesi è così preciso che dopo una breve spinta del motore andiamo avanti a frizione tirata per parecchi metri, praticamente in folle, infilandoci tra le macchine con una leggerezza ed un‘eleganza da ballerina. L’angolo di sterzo farebbe paura anche ad una enduro da gara e pagaiando con il largo manubrio nessuno zigzag è troppo stretto e le auto, amalgamate in un ingorgo claustrofobico, diventano un campetto di minigolf. Solo la larghezza del comando e l’altezza degli specchietti ci limitano un poco, ma sono peccati veniali.

Che peccato: il verde – Ci stavamo così divertendo nello stretto che torneremmo indietro, ma la strada aperta è lì e come si fa? Diamo gas e via. Il motore CP2 non ha perso brio con la nuova omologazone anti inquinamento e sale progressivo come solo un bicilindrico in linea sa fare. E’ ufficiale, lo Yamaha 750 si conferma il nostro motore preferito con la configurazione Crossplane (R1, MT-09) che dà a questo 750 un’erogazione lineare e mai stupidamente aggressiva. Su di giri sa anche staccare la ruota anteriore di gas, ma è un motore che sa leggere e scrivere. Se vi piace l’ignoranza avete sbagliato portone. Su con il contagiri sale anche la potenza, di più, sempre di più, dai 4500 fino ai 6200rpm, dove la manata dietro la schiena mette a repentaglio la patente. Volendo spingere, ed avendo la strada per farlo, il tiro non si ferma più fino al confine della zona rossa, dove ci siamo fermati a causa di un’improvvisi crisi mistica. Più o meno eravamo a 9000 giri ed i 75 cv avevano il sangue agli occhi come all’ultimo giro del Palio di Siena. Direte che non sono tantissimi, può essere ma la XSR700 pesa solo 184Kg e parecchie moto che abbiamo passato, roba grossa, sono ancora lì a chiedersi chi fosse quel pazzo

Sospensioni – A parte il bellissimo motore, gli ammortizzatori sono la caratteristica più marcata della XSR 700, quella che maggiormente la differenzia dalla MT-07. La moto, infatti, ha un setup decisamente morbido con un’insolita accoppiata sella – sospensioni soffici, che oggi è difficile da trovare e che abbiamo apprezzato per la concretezza di un mezzo che vuole essere davvero usato tutti i giorni, con amorevole attenzione alla schiena del biker. Un piccolo limite, questa Yamaha, lo trova nella guida molto sportiva, dove il mono appare poco frenatonel misto subisce indifeso i trasferimenti di carico, tra avantreno e retrotreno. Per evitare questa eccessiva reattività del posteriore sarebbe stata utile una regolazione idraulica, ma l’unica disponibile è il precarico molla. La forcella resta confortevole ma più sostenuta e precisa, grazie ai silent block di gomma che isolano il manubrio, ma l’insieme, pur essendo comunque sicuro e piacevole da guidare, consiglia prudenza a chi è solito dare un senso alla vita con overdosi di adrenalin

Sul veloce – La XSR non è una moto da viaggio in capo al mondo, ma la posizione di guida di pilota e passeggero, pur con una porzione di sella ridotta, è buona per un weekend o una piccola vacanza. In autostrada la moto del resto si comporta bene e le poche vibrazioni fanno parte del ruolo di una moto che si ispira alle scalcianti special americane, più che alle asettiche moto di serie giapponesi. La velocità di crociera dipende dai punti rimasti sulla patente, ma la protezione dall’aria non risulta pervenuta. Il prototipo originale Yard Built costruito da Kimura prevedeva un piccolo cupolino, Yamaha che ne pensa? Intanto apprezziamo l’impianto frenante, potente e pastoso. Si basa su un trittico di freni a margherita, una coppia da 282mm sulla ruota davanti ed un 245mm dietro. Le pinze sono tradizionali, ma più che adeguate visto l’ottimo risultato.

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In conclusione – Se il settore vintage non ha dato grosse soddisfazioni alle case giapponesi, la XSR 700 può invertire la tendenza con un look meno spudoratamente replicante delle moto del passato ed ispirato più ai customizer moderni che ai listini di 50 anni fa. La base tecnica è di assoluto rilievo, le possibilità di personalizzazione enormi ed il prezzo su strada si ferma a 7590€ (7890€ per la 60° anniversario, gialla e nera: imperdibile!) , se ci mettiamo anche una grande efficacia nell’uso quotidiano questa moto può potenzialmente far perdere il sonno alla concorrenza come sua sorella MT-07 ha fatto nel suo settore. Qualche limite c’è nella dotazione elettronica, che si ferma ad un ABS e nel comparto sospensioni, che arricchito da elementi di prestigio avrebbe alzato di netto la categoria della moto, ma la legge della qualità – prezzo è insindacabile ed il pubblico di riferimento la apprezza sempre. Se poi non fosse così, un bel kit after market si trova facilmente…

Napolivillage Motori ringrazia la storica concessionaria RIMA Yamaha e Mariano De Bellis per la sempre gentile disponibilità. Ora però ci deve dare la 900

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