NAPOLI (Di Anna Calì) – Un oro che vale molto più di una medaglia.
La vittoria europea di Gennaro Pirelli non è soltanto un traguardo sportivo, ma il punto d’arrivo, e insieme di ripartenza, di un percorso fatto di sacrifici, cadute e risalite.
Dietro il successo, infatti, non c’è solo il talento, ma una storia che parla di disciplina, determinazione e radici profonde. Radici che affondano anche in realtà complesse, dove lo sport può diventare una via concreta di riscatto.
Ed è proprio tra ambizione e consapevolezza che si inseriscono le parole del campione, capace di raccontare con lucidità cosa significhi davvero salire su un tatami e affrontare ogni sfida senza paura, ma anche quanto conti il contesto da cui si proviene.
Nell’intervista, Pirelli ripercorre il suo cammino, tra obiettivi futuri, valori dello sport e il legame con il territorio, offrendo uno spaccato autentico di cosa significhi diventare campione oggi.
La vittoria può essere vista come il simbolo di una nuova generazione del judo italiano, capace di imporsi anche contro i favoriti?
“Questa vittoria può sicuramente essere il simbolo di una generazione, ma va detto che il judo italiano è già da tempo protagonista, con tanti risultati importanti: ori e podi sia a livello europeo che olimpico, come abbiamo visto anche nelle ultime Olimpiadi.
Per quanto riguarda il fatto di imporsi contro i favoriti, personalmente credo che nel judo non esistano veri favoriti.
Quando salgo sul tatami, per me sono tutti allo stesso livello: entro per dare il 100%, indipendentemente dall’avversario.
Certo, ci possono essere atleti più forti o più scomodi, ma non bisogna focalizzarsi su questo.
L’unica cosa che conta è dare il massimo, anche più del 100%, e pensare solo a vincere quell’incontro”.
Quanto può incidere lo sport, e in particolare il judo, come strumento di riscatto sociale in quartieri come Ponticelli, da cui arrivano diversi talenti?
“Il judo può incidere moltissimo sul riscatto sociale, soprattutto in quartieri come Ponticelli, da cui provengo anche io, una realtà spesso difficile.
Proprio per questo tanti ragazzi si avvicinano alla palestra: non solo per fare sport, ma anche per avere un’alternativa concreta alla strada.
È un’opportunità per crescere, imparare valori importanti come il rispetto, la disciplina e il sacrificio.
Nel mio caso è stato fondamentale il supporto della mia famiglia, in particolare di mia madre, che mi ha indirizzato verso questo percorso.
Oggi spero che la mia esperienza possa essere un esempio per altri ragazzi, magari spingendoli a intraprendere la strada dell’agonismo e a credere nella possibilità di costruirsi un futuro diverso”.
Dopo questo oro europeo, quali saranno i prossimi obiettivi?
“Dopo questo Europeo inizieranno i tornei di qualificazione per Los Angeles, ma preferisco non sbilanciarmi troppo… sono abbastanza scaramantico.
Il prossimo appuntamento dovrebbe essere il Grand Slam in Mongolia, che rappresenta il primo vero passo nel percorso di qualificazione. Ci stiamo preparando al meglio per affrontarlo.
Dietro questo risultato, però, c’è un grande lavoro di squadra: la palestra in cui mi alleno, il Manipur, il maestro, lo staff tecnico, e le Fiamme Oro con Pino Maddaloni.
È il frutto di tanto impegno, sacrificio e della capacità di non mollare mai.
Prima di questa vittoria ci sono state anche molte sconfitte, ed è proprio questo il messaggio che mi sento di dare: non arrendersi, perché ogni caduta può essere parte del percorso verso un grande risultato”.



















