Ritorna a Napoli la Coppa Pizzeria

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Squadra che vince non si cambia. E dopo il successo dello scorso anno al porto di Napoli, ieri si è giocata, ai piedi del Vesuvio, la 14esima edizione della Coppa Pizzeria: il calcio senza regole, o quasi, più assurdo che si si sia mai visto.

Creata a Berlino 15 anni fa da Daniele Sigalot, che “voleva solo giocare una partita di pallone tra amici, ma il concetto è un po’ degenerato” la Coppa Pizzeria è tornata al porto di Napoli, dove è stato costruito il settimo labirinto più grande al mondo, apparso e scomparso nel giro di 36 ore.

Sigalot, l’artista concettuale che sa declinare temi profondi utilizzando una prospettiva spesso ludica e immediata, ha vissuto, dopo un decennio trascorso a Berlino, proprio a Napoli, tra il 2018 ed il 2022, dove, nei vicoli di Pizzofalcone, ha avuto lo studio chiamato appunto “ La Pizzeria”. Dal 2023 è tornato a Roma ma lo studio, in zona Ostiense, si chiama ancora “La Pizzeria”.

A testimoniare il forte legame con Napoli, che lui ama definire “la città dei contrasti, fonte continua di ispirazione per un artista”.

Ai piedi del Vesuvio, ha costruito nella giornata di sabato questa imponente opera monumentale, realizzata con 353 cargo container, in un deposito adiacente il porto: il labirinto (7.000 metri quadrati di superficie) che ha ospitato, nel suo centro, un piccolo campo da calcio dove, domenica 10 maggio, si è giocata la quattordicesima edizione della Coppa Pizzeria.

Il successo della manifestazione, sold –out già da qualche mese, è andato oltre le aspettative: già nel 2025, sempre ai piedi del Vesuvio, Sigalot diede vita ad un Colosseo di container dal diametro di 70 metri, dove a sfidarsi furono, gladiatori, marinai, aquile, centurioni e chi più ne ha più ne metta.

“Lo slogan di questa edizione Going  Nowhere (letteralmente non andare da nessuna parte)  – spiega Daniele Sigalot – è un motto perfettamente coerente con la traiettoria della Coppa Pizzeria, che dopo aver portato la tredicesima edizione a Napoli, nel 2025, ha semplicemente deciso di  rimanerci. Nessuna evoluzione geografica, nessuna ambizione di conquista: solo l’ostinazione di ripetere qualcosa, di monumentale e, ovviamente, di inutile, nel medesimo posto, ma questa volta ancora più grande”.

Accanto all’arte di Sigalot, ancora una volta, c’è la direzione artistica di Antonello Colaps e di Dopolavoro Studio, agenzia creativa indipendente con sede a Napoli, che ne ha curato l’impianto visivo e narrativo.

“Il labirinto – sottolinea Colaps – non è la scenografia del torneo ma uno dei dispositivi del suo funzionamento. Non è stato creato per contenere il gioco quanto piuttosto per alterarlo, rallentarlo e trasformarlo in attesa e smarrimento. Abbiamo voluto costruire una struttura capace di funzionare insieme come architettura temporanea, esperienza collettiva e macchina narrativa”.

All’edizione di quest’anno, che ancora una volta mette insieme arte, sport e un pizzico, e oltre, di sana follia, hanno partecipato 42 squadre, per un totale di circa 135 giocatori, in sfida in partite due contro due. Match sui generis, dove le regole non esistono, dove gli arbitri possono fare gol, dove il pubblico può invadere il campo: trasformato, per l’occasione, in una grande discoteca all’aperto.

Perché l’arte, a volte anche la migliore, passa pure dal sano divertimento.

“Quest’anno abbiamo deciso  – continua Daniele Sigalot –    che, visti i tempi, perdersi era forse la scelta più sensata. Così abbiamo costruito un labirinto. Un grande sistema di corridoi, svolte inutili, vicoli ciechi e passaggi improbabili che circonda il campo da gioco, come una gigantesca architettura dello smarrimento. Un gesto colossale, quanto effimero allo stesso tempo, visto che la struttura è stata progettata per essere costruita e smontata in appena 36 ore, lasciando dietro di sé solo la memoria di una bella follia collettiva”.

La Coppa Pizzeria è un torneo in cui convivono insieme calcio, musica, birra, costumi improbabili, arbitraggi discutibili ed un entusiasmo davvero difficile da spiegare. Le regole sono bizzarre ed applicate con grande libertà interpretativa. Gli arbitri hanno ampio margine di manipolazione delle partite e anche di far gol, se ne hanno l’occasione. Il pubblico è incoraggiato a partecipare emotivamente, rumorosamente e fisicamente, spiazzato spesso dalla fantasia, l’assurdità ed il divertimento che fanno parte del gioco dell’artista.

Assegnata anche quest’anno, tra sospetti e favoritismi, la Coppa Narciso 2026, il premio riservato alla squadra con la divisa più bella. “La Coppa Pizzeria promuove l’ingiustizia”, si legge nel manifesto, dunque anche per il trofeo che celebra la fantasia  tutto è permesso.

“Il calcio – conclude l’artista romano-  è una mia grande passione e l’arte il mio lavoro: direi che sono poco serio in entrambe e aver costruito questo gigantesco labirinto ne è l’ennesima prova”.

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