NAPOLI (Di Anna Calì) – Allegri l’aveva suonata in conferenza stampa ieri: “Dobbiamo vincere in casa” e vittoria fu con un grande goal di Lobotka e assist di Favasuli, il Maradona torna alla vittoria e si può iniziare a lasciare il respiro e a rilassarsi, momentamente.
Le tre sconfitte di seguito, di cui cui 2 in casa avevano creato un’atmosfera surreale.
Il Napoli continua a viaggiare a due velocità: un “Andamento Lento”, se non addirittura soporifero nei primi 45′ e una marcia ingranata al momento giusto nel secondo tempo. L
a partita contro il Bologna doveva rappresentare lo spartiacque della stagione: vincere era fondamentale per iniziare a guardare la classifica con un occhio diverso, mentre un passo falso avrebbe spalancato scenari ben più cupi.
Il verdetto del campo premia gli azzurri, ma la prestazione lascia sul tavolo più di una riflessione.
Un primo tempo ai limiti del paradossale ha fatto quasi riaffiorare i fantasmi della gestione Garcia, con la sensazione strisciante di un non-gioco preoccupante e manovre prive di ritmo.
La staticità in campo si è riflessa direttamente sugli spalti, avvolti da un silenzio quasi rassegnato e da uno stato di sonnolenza che ha contagiato molti dei presenti, visibilmente annoiati.
A scaldare l’ambiente non sono state le giocate, bensì i cori di contestazione diretti al Patron azzurro: le curve non ci stanno e continuano a contestare la gestione del mercato e la politica degli innesti.
La promessa “esce uno ed entra uno” è rimasta disattesa di fronte a numerose uscite a cui sono seguiti solo due arrivi.
I contatti isolati prima dell’intervallo, dal colpo di testa di Vergara al 3′, al destro di prima intenzione di De Bruyne al 13′ fuori di poco, fino alla torsione di schiena di Hojlund al 18′, non hanno nascosto le crepe difensive.
Soltanto il fuorigioco al 7′ ha cancellato la rete di Theate, un’amnesia collettiva della retroguardia che, a confronto, rende persino La famiglia Addams un film divertente.
Nel secondo tempo, però, lo scenario cambia completamente.
Il Napoli alza il baricentro, ritrova organizzazione, alza i ritmi e mostra un’altra concentrazione. L’ingresso di Noa Lang dà subito una scossa, ma la vera chiave della gara arriva al 66′ con la rete di vantaggio per la squadra di casa.
L’impatto di Favasuli sul match apre una parentesi d’obbligo: è incredibile come in Italia ci si privi troppo spesso di giocatori fortissimi per mandarli altrove invece di lasciarli giocare.
Il classe 2004 meriterebbe la maglia da titolare: è entrato e ha trasformato la partita, alzando la squadra come un vero treno, senza mai mollare un pallone e correndo come un dannato.
Dopo il vantaggio, il Napoli sfiora anche il raddoppio al 70′ con lo scavetto di Hojlund ipnotizzato da Pessina, prima di gestire il risultato fino al fischio finale.
Resterà da capire perché questa squadra scelga sistematicamente di giocare soltanto un tempo con la giusta mentalità: una caratteristica che si porta dietro da tempo e su cui servirà lavorare prima che il conto diventi troppo caro.
Un plauso alle curve che non mollano mai, che cantano per 90′ e oltre donando carica ai giocatori in mezzo al campo.1
Contava vincere e si è vinto.
Ora testa alla Fiorentina che sembrerebbe aver trovato la sua quadra con il nuovo tecnico.





