sacchetto

NAPOLI – Da ore sui social network tra cui soprattutto WhatsApp gira questo messaggio:

“Condividiamo questo messaggio con tutti i nostri amici. Per chi non lo sapesse da oggi in poi sia in farmacia sia nei negozi allimentari e supermercati e in vigore la legge che obbliga l’aquisto dei sacchetti biodegradabili per frutta ,verdura ,carne ,pane  ogni sacchetto può costare dai 3 cent ai 7cent , sara elencato nello scontrino come prodotto aquistato e non può essere sostituito con altro  e o  riusato   si pagano  ….questa legge e stata fatta su ordine di Renzi i primi di agosto scorso e applicata da Gentiloni e favorisce un amica di Renzi che e l unica che produce quel tipo di sacchetti biodegradabili ……. se vogliamo sperare di ottenere che la legge venga ignorata dalle autorità ,occorrerebbe stare un mese senza,servirsi di prodotti che necessitano l’uso dei suddetti sacchetti ……. FATE GIRARE!”

L’”amica in questione” è Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011, partecipò come oratrice alla seconda edizione della Leopolda.

Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, su Repubblica nega che la norma avvantaggi solo quella ditta produttrice di buste: “Quella del monopolio è un’accusa senza fondamento, le bioplastiche le fanno le maggiori aziende al mondo e anche la difficoltà di approvigionamento è pretestuosa”.

Sicuramente la norma aumenterà il fatturato delle aziende che producono bioplastiche e la Novamont è leader italiano nel settore ma ci sono anche altre aziende a produrre sacchetti biodegradabili. Ma soprattutto all’estero le bioplastiche sono prodotte anche da colossi come Basf.

Anche sull’obbligo europeo o sulla decisione del governo c’è da chiarire meglio. La legge recepisce la direttiva europea 2015/720/UE che ha come obiettivo ridurre l’utilizzo di plastiche dannose per l’ambiente e completa il bando delle buste per la spesa del 2011, che ha riabituato molti a portare con sé la vecchia sportina per non vedere sul conto finale i 10 centesimi in più per il sacchetto con i manici biodegradabile. 

Intanto però la spesa pro capite a famiglia per l’acquisto di questi sacchetti oscillerà tra i 4 e i 12 euro!

Ricordiamolo ogni singolo sacchetto costerà fra 1 e 3 centesimi. La stima è dell’Osservatorio di Assobioplastiche, che ha compiuto una prima ricognizione di mercato in occasione dell’entrata in vigore, ieri, della legge 123/2017.

L’Osservatorio, spiega una nota, stima che il consumo di sacchi per ortofrutta e per il cosiddetto secondo imballo si aggiri complessivamente tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all’anno. Ipotizzando che il consumo rimanga su queste cifre, al momento – con i prezzi appena rilevati, spiega Assobioplastiche – la spesa massima annuale sarebbe attestata a 4,5 euro all’anno per consumatore.

Secondo i dati dell’analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, prosegue il comunicato, le famiglie italiane effettuano in media 139 spese all’anno nella Grande distribuzione. Ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro).

“Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto – spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche -, perché testimoniano l’assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore. I sacchetti – aggiunge – sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti, e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva”.(Ansa)

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