NAPOLI (di Sirya Micera) – È bastato un “okay cuore” di cui si è fidato e che ha segnato definitivamente la sua rinomata carriera. Questo il punto centrale delle dichiarazioni del Dott.re Guido Oppido, primario dell’equipe di cardiochirurgia del Monaldi, che per la seconda volta, è stato interrogato dal GP per le accuse di omicidio colposo e falso, nel caso del piccolo paziente Domenico Caliendo.
L’interrogatorio, durato oltre due ore, era stato preceduto cronologicamente da quello della cardiochirurga Emma Bergonzoni, anche lei coinvolta insieme ad altri cinque professionisti, sulla vicenda del cuore arrivato da Bolzano e sui dubbi relativi alle condizioni del suo trasporto.
“Il Dott.re Oppido – affermano i suoi legali Alfredo Sorge e Vittorio Manes – si è comportato secondo quanto previsto dalla netiquette della camera operatoria e dalle catene di responsabilità in queste tipologie di interventi, che prevedono l’okay dell’equipe di espianto”.
Atteggiamento confermato anche dalle parole degli altri indagati, tra cui la Dottoressa Farina, responsabile dell’équipe, una volta giunto il cuore, poco prima dell’inizio dell’intervento cardiaco per salvare la vita al piccolo paziente di due anni.
Secondo la procura partenopea – rappresentata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore Antonio Ricci – il cuore sarebbe stato però espiantato totalmente al buio.
La mancata verifica dell’organo ha così decretato la morte del giovanissimo paziente.
A rendere la vicenda ancora più pesante é il sospetto che i due medici abbiano tentato di coordinare via chat la versione da riferire.
A suggerirlo sarebbero alcuni messaggi nei quali emerge tutta la preoccupazione della dottoressa Bergonzoni.
Si aggiungono inoltre nuove testimonianze e l’acquisizione, soprattutto, di alcuni filmati girati all’interno della sala operatoria tramite il cellulare di un operatore socio sanitario.
I video sono considerati decisivi dall’accusa: mostrano che il cuore del piccolo Domenico é stato rimosso prima ancora di aprire il frigo-box.
Solo dopo ci si sarebbe accorti che l’organo destinato al trapianto, non era più riutilizzabile perché congelato dal ghiaccio secco durante il trasporto.
A tre mesi dalla scomparsa di Domenico, si continua ancora ad indagare per fare chiarezza e giustizia.

















