NAPOLI – (PH Raffaele Lombardi) “Non vorrei essere qui oggi. Non vorrei essere qui ad accompagnare l’ennesimo giovane figlio di Napoli, ucciso senza alcun motivo dalla mano di un altro figlio di questa città. Non vorrei essere qui, non perché voglia sottrarmi al dolore dei genitori, parenti, amici, compagni che lo piangono con il cuore spezzato e straziato dall’angoscia e incredulità. Non vorrei essere qui, perché semplicemente non ce ne fosse il motivo e più che parlare di Giovanbattista, avrei voluto parlare con lui.

Più che sentir parlare di lui, della sua arte, della sua voglia di vivere, avrei voluto toccarla con me, magari ascoltando un concerto della sua orchestra o una delle sue composizioni, come quella che mi ha fatto ascoltare il suo papà. Nessuno di noi può cambiare la realtà. Nessuno di noi può far tornare indietro le lancette del tempo. Nessuno di noi, può cancellare quanto accaduto, e dinanzi alla morte di questo nostro figlio non abbiamo altro parole, se non quelle del Vangelo di Cristo. Oggi, l’unica parola che può salvarci dalla disperazione è la resurrezione. Nel momento stesso in cui ha chiuso gli occhi di questa terra, li ha riaperti nel mondo del cielo.

Quel Dio che dice la parola “vita”, dove noi gli urliamo la parola “morte”. Parla al dolore della mamma che non ha visto tornare suo figlio a casa, suo padre che ha visto infrangere i sogni del figlio. È nell’amore che ci unisce a lui e tra di noi, che può farcelo ritrovare. Perché la vita non è questione di tempo, ma, soprattutto di profondità. La vita è intensità. E dai racconti che mi sono stati fatti, ho davvero potuto percepire che ha vissuto la sua vita intensamente, attratto dall’arte, dalla bellezza, dall’amore, che è Dio. Un Dio che per Giovanbattista è stato un punto di riferimento costante. Cari giovani, cari musicisti, cari suoi coetanei, amate sempre. Fino in fondo. Così avete una società più giusta.

Carissimi giovani, la vostra presenza in questa chiesa dimostra una cosa. Quanto un gesto così crudele, abbia dato scalpore e sembra rivolgere una domanda: “Com’è potuto accadere?” Vorrei darvi una risposta, ma io non ce l’ho. Non so perché si muoia in questo modo, perché io sono convinto che il senso della morte, della vita, giustizia e quello supremo di Dio, non sta mai in fondo nei nostri ragionamenti, ma sempre e soltanto in fondo nel nostro impegno.

Perdonami se non ho gridato abbastanza. Perdona me e la Chiesa.

Ti chiedo di essere vicino a tua mamma Daniela, di suonare la melodia della vita donandole la certezza che tu starai accanto. Allo stesso modo di come lei faceva con te. Accompagna con la tua mano, il tuo papà. Con il tuo amore, avvolgi anche la tua sorella Lulù, stalle accanto e tienila per mano e che suo fratello mai l’abbandonerà.

Resta vicino ai tuoi amici, alla tua orchestra. Prega per la tua città ferita, che non ha saputo difenderti.

Amare Napoli, voler bene a Napoli. Condividere cuore ed energia affinché le pistole si trasformino in posti di lavoro e coltelli, luoghi educativi. Insulti in melodie e concerti. Questo può avvenire. Grazie nella fiducia del Vangelo.

Se qualcuno, un tempo ha detto: fuggite e qualcun altro, oggi vi dice: scappate. Io vi dico: Restate!

Restate e seminate il seme della solidarietà e la quercia della giustizia. Questo è e sarà, grazie a noi, grazie a Giogio, il futuro che il Signore starà preparando per Napoli. E per tutti sorgerà un’alba nuova e un nuovo futuro.

Non so come, non so quando, non so dove, ma so che noi ci incontreremo, ci vedremo e ci abbracceremo perché l’amore è più forte della morte. Grazie della tua vita”. Queste le parole di Don Mimmo Battaglia durante l’omelia.

Un’omelia struggente e spezzata con la voce del pianto, non solo del pubblico ma anche dello stesso Don Battaglia.

“Non ci credo”, sono queste le parole della mamma di Giovanbattista non appena ha visto la bara bianca giungere in chiesa. Una donna che si è mostrata composta all’entrata, ma che è crollata subito alla visione del feretro con la voce rotta dal pianto.

La donna accompagnata dal marito Franco Cutolo ha con sé il corno che suonava il figlio, appoggiato poi, in seguito sulla bara.

La città di Napoli è pronta oggi a dare il suo ultimo saluto al giovane musicista ucciso la settimana scorsa a Piazza Municipio per un futile motivo.

Nella centralissima Piazza Del Gesù, tutti sono pronti ad accogliere il feretro di Giogio che varcherà la soglia della chiesa tra pochissimi minuti. Alle 14.00 sarà aperta la camera ardente e, alle 15.00 seguiranno i funerali. È arrivata anche la mamma.

Tante le persone presenti sul sagrato. Una folla che aumenta col passar dei minuti.

Presente anche lo scrittore Maurizio De Giovanni, il quale ha dichiarato che: “Credo che sia un fatto naturale che la cultura si stringa attorno ai genitori, come per tutti quelli che subiscono una disgrazia del genere. Si sopravvive per i figli che rimangono. Bisogna rimanere, bisogna cantare la nostra musica e bisogna gridare la bellezza. Napoli è questo e noi dobbiamo difendere tutto ciò contro la criminalità e il male affare”.

Presente anche Don Maurizio Patriciello

Commovente anche la lettera scritta dalla sorella Lulù letta dall’altare della Chiesa. Una lettera piena di riferimenti alla vita familiare. “Tu sei un uomo d’onore, il migliore. Non saresti mai andato via, anche se io ti ho spinto più volte a farlo”.

Il Sindaco Gaetano Manfredi ha abbracciato a lungo la mamma. Presenti anche il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca; il Ministro dell’Interno Piantedosi e della cultura Sangiuliano.

“Oggi Napoli si ferma, e si stringe attorno alla famiglia, ai cari, agli amici di Giambattista. Un altro dei nostri giovani ucciso barbaramente. Ce lo ha portato una violenza inaccettabile con cui, come città, facciamo ancora una volta i conti. La Nuova Orchestra Scarlatti è di casa qui alla Mostra d’Oltremare, tra prove ed esibizioni abbiamo ospitato più volte le loro melodie, quelle di Giambattista e dei suoi colleghi. Ci unisce un rapporto artistico e culturale che siamo pronti a rafforzare, oggi ancora di più. Ci uniamo al dolore di una ferita che sappiamo sarà difficile da rimarginare. Ci proveremo, insieme. Noi faremo la nostra parte”. Lo dichiarano Remo Minopoli e Maria Caputo, presidente e consigliera delegata della Mostra d’oltremare di Napoli.

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