Violenza tra giovani, Nelide Milano: “I ragazzi lasciati soli tra disagio e criminalità”

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Una Pasqua segnata dalla violenza, dalla paura e da una sensazione sempre più diffusa di perdita di controllo.

Sul litorale domizio, a Ischitella, la notte tra domenica e lunedì ha riportato con forza al centro dell’attenzione il tema della violenza giovanile, ormai fenomeno strutturale e non più episodico.

Un ragazzo di vent’anni, originario di San Prisco, è stato accoltellato all’esterno del lido “La Selvetta”, mentre era in fila per entrare.

Una rissa scoppiata per motivi ancora in fase di accertamento, degenerata in pochi istanti: diversi fendenti, il trasporto d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli, la prognosi inizialmente riservata.

Oggi le condizioni del giovane sono in miglioramento, ma resta il segno profondo di una violenza che sembra non conoscere tregua.

Non si tratta di un caso isolato, nella giornata di Pasquetta nuove risse tra gruppi di giovani hanno richiesto l’intervento massiccio delle forze dell’ordine. Scene che si ripetono, con dinamiche sempre più simili: attese fuori dai locali, provocazioni, escalation improvvisa, armi bianche che spuntano con inquietante normalità.

Il quadro che emerge è quello di una movida fuori controllo, dove la presenza di giovanissimi armati non rappresenta più un’eccezione.

Una realtà che si inserisce in un contesto più ampio che, da Napoli alla provincia, continua a registrare episodi di aggressioni, sparatorie tra baby gang, accoltellamenti e risse violente.

A offrire una chiave di lettura è Nelide Milano, che analizza il fenomeno individuando due direttrici principali: il disagio sociale non intercettato e l’azione sempre più pervasiva della criminalità organizzata.

«Se da un lato c’è un disagio sociale che non riesce ad essere intercettato da quelli che dovrebbe essere la forma del patto educativo, dalle famiglie, spiega, molto spesso viene ignorata dalla scuola che non ha i mezzi, non ha gli strumenti per intercettarla. Anzi, l’evidenza della cronaca degli ultimi giorni ci dice che la scuola diventa addirittura un luogo dove non c’è più la certezza e la tranquillità del momento formativo, ma un ulteriore spazio in cui si portano armi e si riproducono dinamiche di violenza del branco».

Un’analisi dura, che si allarga al ruolo della criminalità: «Dall’altro lato abbiamo fenomeni sempre più ricorrenti di una criminalità organizzata che ricorre ai giovani come a una palestra da cui attingere mano d’opera a basso costo, con bassissimo rischio e facile sostituibilità. Questi ragazzi vengono mandati a morire per poco, armati e trattati come criminali in erba per un mattatoio sociale che vediamo quasi quotidianamente».

Due facce della stessa emergenza, dunque, che convergono in un punto comune: l’assenza di prevenzione.

«Si chiedono pene più dure, telecamere, misure repressive, continua Milano, ma nessuno pensa a cosa fare prima. Quando arriva la repressione, il problema è già esploso. Bisogna intercettare il disagio prima che diventi tragedia».

Secondo Milano, la risposta non può che essere strutturale: «Occorre capire quali forme di welfare e di tutela mettere in campo, offrire risorse, spazi di socializzazione, supportare le famiglie quando non riescono a intervenire. Non si può continuare a scaricare tutto sulla scuola senza darle strumenti. Gli insegnanti sono già sfiancati».

E poi un passaggio decisivo: «Serve un vero e proprio piano con un investimento serio, economico e sociale, per ricucire gli strappi di un sistema che oggi li abbandona e li espone sia alla povertà educativa sia all’offerta delinquenziale».

Le parole trovano eco nelle immagini degli ultimi giorni: coltelli tra le mani di adolescenti, risse trasformate in tentati omicidi, locali trasformati in scenari di guerriglia.

La domanda, a questo punto, non è più se intervenire, ma come e soprattutto quando.

Perché ogni episodio raccontato dalla cronaca non è solo un fatto isolato, ma il segnale di qualcosa che si è già rotto da tempo.

E forse è proprio qui che si gioca la partita più importante: nella capacità di vedere prima, di ascoltare prima, di agire prima. Prima che un’altra notte di festa si trasformi, ancora una volta, in una notte di sangue.

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