NAPOLI – Una selezione drammaturgica, quella in scena con il titolo “Tradimenti” da venerdì 9 ottobre alle 21.15 al Teatro Cortese, che nel rispecchiare la necessità di un commediografo come Roberto Russo di fare ascoltare alla gente la propria voce, si trasforma in un esempio di ribellione contro la delittuosa azione d’infedeltà che da sempre si compie contro chi scrive commedie rimanendo a Napoli. Una premessa, questa, in grado di accendere dibattiti e discussioni, a partire dal primo dei sei lavori in cartellone, “Le mani aperte”, in scena come spettacolo inaugurale nello spazio di viale del Capricorno ai Colli Aminei, con un protagonista come l’attore Stefano Ariota, accompagnato dal pianista Ernesto Colicino e un regista del calibro di Luigi Russo. E così con il sottotitolo “sei infedeltà in forma teatrale” e la direzione artistica di Giuseppe Giorgio, a prendere corpo nel Teatro Cortese insieme ai testi di Roberto Russo, sarà quella dura lotta contro chi continua a imbrigliare nel nome di imperscrutabili interessi, l’evoluzione di un teatro più che mai vivo, ma che tutti vogliono far credere morto. «Nella Napoli che per la sua capacità di restare ferma nel tempo, aiuta i grandi commediografi di ieri a essere definiti profeti; nella Napoli dove a teatro, si è costretti a vedere solo gli spettacoli prescritti da immortali don Rodrigo; nella Napoli di chi faceva teatro sociale e oggi deve accontentarsi di fare teatro “social” su Facebook- ha detto lo stesso ideatore della rassegna Giorgio – “Tradimenti”, porta alla luce le considerazioni di un drammaturgo da apprezzare e studiare. I testi di un autore, intento a mettere a fuoco le violazioni morali perpetrate verso se stessi e la propria natura, verso l’amore e le aspirazioni, insieme alle slealtà consumate dalla città e dall’autorità. “Tradimenti”, anche per dire basta a quella politica di appiattimento mentale che, da troppo tempo, trova nel comparto spettacolo partenopeo uno dei terreni più fertili». Sei spettacoli intriganti, quelli scelti dalla vasta produzione di Russo e sei occasioni per osservare da vicino le creature di un commediografo da sempre in bilico tra il grottesco e il surreale, capace di affrontare il mito, gli eventi storici, la collettività e le conflittualità all’interno della famiglia, tasformando in opera teatrale i turbamenti e gli squilibri del genere umano.«Con “Le mani aperte”- ha spiegato ancora il direttore artistico Giorgio – un testo che torna in scena dopo 20 anni, liberamente ispirato ad “Alexis” di Marguerite Yourcenar, l’interprete Stefano Ariota diretto da Luigi Russo, proietta il pubblico agli inizi degli anni ’60, a Napoli, sulla collina del Vomero. Il boom economico sta per vivere il proprio tramonto e Paolo Rocca, dopo molti anni, torna nella vecchia casa paterna che è stata scenario della sua crescita dolorosa, e tormentata. Paolo sa che la casa non è del tutto disabitata. Fra quelle pietre di tufo, dietro quei vecchi tramezzi è ancora in attesa colui che da sempre è suo nemico e che per molto tempo l’ha costretto a vivere una vita che non gli apparteneva, inducendolo a tradire la sua vera natura. E’ il giorno tanto atteso, e temuto, da più di 10 anni. Paolo Rocca varca la soglia della villetta di San Giacomo de’ Capri, ed il confronto ha inizio… ».

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