POMPEI

POMPEI – “Non raggiungeremo gli obiettivi sul cambiamento climatico senza il coinvolgimento degli Enti Locali e dei cittadini. Ad esempio io firmai il conto – energia per diffondere il fotovoltaico in Italia, una legge che soprattutto le grandi lobby petrolifere non volevano ma la grande capacità degli italiani, dei piccoli imprenditori ha fatto diventare l’Italia in pochi anni il paese dei record per quantità di energia prodotta dal Sole. Ora siamo al passo finale per cambiare la Costituzione italiana. La Camera dei Deputati deve dare la quarta ed ultima lettura per la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione e finalmente verranno inseriti in Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità, dei diritti degli animali e si inseriranno anche nei vincoli necessari alle attività economiche la tutela della salute e degli habitat e dell’ambiente. Siamo dunque dinanzi ad un cambiamento davvero importante perché avremo una Costituzione tra le più avanzate al Mondo in materia di ambiente. Siamo una fase innovativa e di transizione ecologica e digitale. Ora serve una transizione ecologica vera, non a carico dei cittadini e deve essere connessa a quella digitale perché il digitale deve essere sostenibile”. Lo ha affermato Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, intervenendo al webinar “Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e museale” organizzato dal Rotary Club di Ottaviano nell’ambito del progetto “Ciascuno misuri il peso dell’orma del proprio passo sulla Terra. Sostenibilità ambientale Agenda 2030”, il progetto dedicato alla sostenibilità ambientale ideato e realizzato dal Rotary Club di Ottaviano in collaborazione con la Società Italiana di Geologia Ambientale.

Non è un semplice ciclo di seminari in diretta online ma un progetto educativo e divulgativo con il coinvolgimento delle scuole e della cittadinanza. L’intervento è sulla pagina Ottaviano Rotaryclub | Facebook

SIGEA : “Il Patrimonio culturale italiano è espressione della geodiversità. Valorizzare i depositi museali come grande opportunità per la conoscenza del patrimonio culturale italiano!”.

“Il patrimonio culturale dell’Italia è un’ espressione della geodiversità che caratterizza il nostro Paese, fatto di micro mondi di una storia complessa solo apparentemente omogenea – ha affermato Silvano Agostini della Società Italiana di Geologia Ambientale e docente del Centro di Ateneo di Archeometria e Microanalisi dell’Università di Chieti – anche in età classica. L’Italia ha un paesaggio, inteso in senso antropologico, unico e magnifico e spesso poco conosciuto. Nel nostro Paese sono necessarie la qualità nella pianificazione urbanistica delle grandi città e dei borghi e dunque occorre ripensare e recuperare il paesaggio costruito e i suoi rapporti con quello disegnato e naturale, un’attenta e strategica pianificazione delle fonti energetiche e quindi delle centrali, reti etc. che hanno e avranno nuovi impatti sul territorio e dunque riconsiderare i consumi se non sono sostenibili. In Italia occorre una politica vera di conservazione, di gestione delle coste e del mare, non più rinviare una politica dell’educazione scolastica e non, strettamente connessa al tema di questo seminario per ogni suo aspetto unico modo per avviare la crescita consapevole civica, storica e culturale dei cittadini più piccoli. Siamo in profondo ritardo nel rapporto tra i Beni Culturali e paesaggistici con i cambiamenti climatici. L’Italia deve affrontare le criticità sempre più evidenti delle aree urbane, dei centri storici, dei borghi, delle coste, delle stesse aree archeologiche, dei monumenti, nonché dei musei. E riferendoci ai musei altro tema non più rinviabile sono lo stato in cui versano i loro magazzini per la conservazione e spesso contenitori di amplificazione del degrado, di perdita dei Beni Culturali stessi. La Società Italiana di Geologia Ambientale ha svolto e sta svolgendo su questo aspetto un’ azione di sensibilizzazione a tutti i livelli sia istituzionali sia di presa di coscienza e coinvolgimento dei cittadini”.

E c’è il modello dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno” che abbraccia Procida ed Ischia. Un grande esempio di conoscenza! Ottaviano Rotaryclub | Facebook

“Abbiamo un progetto di ormeggi eco – compatibili che spero di far partire questa Estate, burocrazia permettendo – ha dichiarato Antonino Miccio, Direttore dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno” – in quanto potremmo installare più di 160 ormeggi evitando gli ancoraggi. Quello che andiamo a proteggere non è la coperta blu che vediamo tutti ma è il mondo sconosciuto marino. Quello che noi andiamo a proteggere è veramente molto poco conosciuto ai più. Della necessità di tutelare il mare si sa davvero poco. In Italia le Aree Marine Protettea sono 30, di cui 2 sono Parchi Archeologici sommersi che tutelano complessivamente 228.000 ettari di mare e circa 700 Km di costa, mentre i Parchi Nazionali sono 24. Eppure l’interesse per i Parchi Nazionali è nettamente più forte anche in termini di fondi”.

Divulgazione e coinvolgimento: Miccio ha dato la possibilità ai presenti di viaggiare “live” sui fondali marini dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno” con immagini spettacolari, fotografie davvero coinvolgenti.

E numerose sono le attività dell’AMP “Regno di Nettuno”

“Interveniamo soprattutto sulla pulizia de fondali. A Procida abbiamo per la prima volta avuto lo spazzamare, poi attività di pulizia con il coinvolgimento diretto dei giovani dell’Isola di Procida e di Ischia. Tanta educazione ambientale nelle scuole di Procida e di Ischia – ha continuato Miccio – con ore di attività a tutela della Posidonia. Abbiamo ad esempio portato la scuola in spiaggia ed i bimbi hanno fisicamente fatto lezione sulla sabbia. Poi c’è il recupero e il rilascio delle tartarughe marine con la stazione zoologica Anton Dohrn e c’è anche il monitoraggio dei cetacei. Con regolarità facciamo anche la Giornata del Mare con la Guardia Costiera, con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e con le scuole. Con il progetto Ischia Cleen Blitz abbiamo iniziato una collaborazione continuativa con la piccola pesca artigianale che ha la caratteristica di poter essere condotta anche nelle Aree Marine Protette. La cultura del mare del pescatore è fondamentale perché sono quelli che vivono più da vicino il problema dell’inquinamento fornendoci informazioni importanti. Con loro, con i pescatori abbiamo mediante anche numerosi progetti come “In Rete” e “Remare”, abbiamo recuperato un buon quantitativo di rifiuti galleggianti e coinvolto ben 359 piccole imbarcazione da pesca lavorando in rete con le altre Aree Marine Protette della Campania. Ed i pescatori hanno dimostrato una sensibilità che va oltre il comune”. Il problema è che oggi gli influencer hanno più seguito dei ricercatori ma non hanno basi e conoscenze scientifiche. La sfida è nell’utilizzo dei mezzi di marketing sociale per spostare nell’area degli influencers coloro che hanno le maggiori competenze. Divulgare le conoscenze, gli habitat che ci circondano e le necessità di protezione”.

Il modello Pompei Ottaviano Rotaryclub | Facebook :

“Siamo in uno dei territori socialmente più critici d’Europa ma con un patrimonio culturale e paesaggistico di rilievo straordinario. Dunque la nostra sfida è veramente enorme e che stiamo cercando di portare avanti con un’azione quotidiana legata sempre di più al contesto territoriale. Anche per noi gli stessi depositi devono diventare sempre di più luoghi stimolanti. Stiamo improntando la nostra attività sempre di più ad un concetto di tutela attiva impostato in ottica delle raccomandazioni UNESCO sul paesaggio storico – urbano di gestione del cambiamento del paesaggio – ha affermato la dott.ssa Anna Onesti, Responsabile dell’Ufficio Tutela del Parco – piuttosto che di mera conservazione dell’esistente e questa gestione deve avvenire in un’ottica sostenibile secondo principi di economia circolare ed in modo compatibile con i valori di questo territorio. Un territorio che oggi e patrimonio culturale che oggi affrontano sfide sicuramente critiche come quella del cambiamento climatico. La crisi climatica costituisce un grave pericolo per tutto il patrimonio culturale ed ovviamente anche per il Parco Archeologico di Pompei e per i siti gestiti. Stiamo cercando di condurre una serie di attività finalizzate alla mitigazione di questi effetti. Non dimentichiamo il Grande Progetto Pompei avviato nel 2014 con 76 interventi eseguiti in 5 anni, 51 interventi su strutture archeologiche oltre al piano della conoscenza e della sicurezza ha compiuto una grande azione di messa in sicurezza del sito che contribuisce in maniera significativa a ridurre la vulnerabilità di questo patrimonio rispetto ai cambiamenti climatici. La stessa attività di prevenzione degli effetti dai cambiamenti climatici è stata estesa ad alcuni beni collaterali come alle specie arboree. Stiamo portando avanti una vastissima azione di rinverdimento dei bordi del parco che rappresenta anche un grande habitat della fauna selvaggia. Nei territori non scavati, in passato adibiti a territori agricoli, stiamo avviando un progetto vasto di recupero e innovazione di questa attività finalizzato a rendere il Parco un esempio per il territorio circostante. Stiamo provando a promuovere l’uso dell’agricoltura nelle aree non scavate del Parco in modo tale che possa diventare da un lato un volano per lo sviluppo della zona ma coerente e contribuisca alla tutela dei valori del paesaggio”.

Il Parco Nazionale del Vesuvio punta a non separare la valorizzazione del patrimonio culturale, antropologico, geologico.

“La tutela del paesaggio, dei beni museali non può essere separata dalla tutela della natura e della biodiversità. Bisogna coniugare la tutela con lo sviluppo delle comunità locali e i Parchi devono tutelare anche le emergenze culturali – ha dichiarato Agostino Casillo, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio – ed antropologiche che si trovano all’interno del territorio. Tutti questi livelli di tutela però spesso si sovrappongono con le difficoltà burocratiche che ne conseguono. Dunque c’è bisogno di una razionalizzazione. L’8 Giugno scorso abbiamo inaugurato il Museo del Parco Nazionale del Vesuvio a Boscoreale ed è confinante con l’Antiquarium di Boscoreale. L’idea è di dare vita ad un’integrazione di questi musei. Si tratta di un museo basato sul messaggio dell’educazione ambientale e che mette insieme tre aspetti: geologia, biodiversità, uomo e territorio”.

Alla conferenza online hanno parteciperanno tra gli altri: Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, Nunzia Ragosta, Presidente del Rotary Club di Ottaviano, Renato Briganti, docente di Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università Federico II di Napoli , Giuseppe Nardini, Presidente del Rotary Club di Procida, Salvatore Mancino, Presidente del Rotary Club Napoli “Parthenope”, Carlo Donadio, Presidente del Rotary Club di Pompei

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