NAPOLI – Federico Flugi o meglio conosciuto come “Tueff” napoletano, nato nel quartiere San Giovanni e Paolo. Sin da piccolo si è avvicinato al mondo della musica e in particolar modo all’hip hop. Nel 2011 ha scritto: “My Underground life” e “Nzieme” e nello stesso contempo arriva nelle radio: RadioNuovaVomero e RadioSca e lo fa con un programma dal nome Napoli On Air, che viene condotto insieme al collega DopeOne. Nel 2013 incide un disco “Scienze Sotterranee” e si esibisce in diversi eventi del territorio campano. Ha avuto anche l’onere e l’onore di divedere il palco con numerosi artisti, tra questi: James Senese, Ciccio Merolla, Rino Zurzolo ed Enzo Gragnaniello.

Come nasce il tuo nome d’arte e da quanti anni svolge questa professione?

“Tueff nasce dall’unione del mio nome e cognome, visti che entrambi iniziano con la lettera “effe” dell’alfabeto. Non c’è un preciso momento in cui ho deciso di avvicinarmi alla musica hip-hop. Ricordo che quand’ero piccolo vedevo sempre dei film con mio fratello maggiore. Quei film anni ’80 con gli afroamericani dove si esibivano in un freestyle, incuriosito iniziai a porre delle domande a mio fratello e fu lì che iniziò l’approccio con quel genere. Crescendo poi ho sentito dentro me questa “voglia di rivalsa del popolo” e mi sono avvicinato alla cultura hip hop e come sua espressione musicale, il rap”.

Non soltanto la musica al centro delle sue giornate ma anche l’impegno sociale, è stato anche presente in quell’anno in cui andarono bruciati migliaia di ettari sul Vesuvio.

“Sì, ma non solo il Vesuvio. Quasi il 90% di quello che scrivo e metto in musica racconta del mio vissuto, ma racconto anche di cose accadute a terze persone. Sono sempre stato in prima linea per la mia terra e per questo senso di appartenenza”

Legato molto alla città di Napoli e tutto ciò che appartiene a essa, cosa pensa si possa far per cercare di migliorarla ancor di più e soprattutto cosa vorrebbe cambiare e/o modificare?

“Napoli è una grande metropoli e onestamente qualunque possa essere il mio orientamento politico, non mi piace dire cosa vorrei fare a differenza d’altri. Le difficoltà di una metropoli sono tante, come anche Roma, Londra e non solo. Mi piacerebbe però che venisse messo in atto dai miei concittadini un po’ di senso civico. Dovremmo iniziare tutti noi a fare la nostra parte, in modo tale da poter mettere anche in difficoltà la classe dirigente.

Si è da poco concluso il festival di Sanremo, cosa pensa a proposito di tutte le critiche nate nei confronti dei napoletani e in particolar modo nei confronti di Geolier?

“Guardo poco Sanremo, ma mi farebbe piacere andarci perché posso suonare dalla festa di piazza sino al palco dell’Ariston, basta che non mi venga detto di snaturarmi. Per quanto riguarda invece le polemiche sui napoletani e sulla presenza di Geolier, credo che si stia parlando del nulla. Geolier è stato molto bravo anche nelle risposte, un ragazzo di 23 anni che non ha tolto niente a nessuno ed è giusto che si viva questo momento. Sanremo è stata una tappa dovuta per Geolier, nonostante egli faccia dei numeri importanti da anni e sono contento che lui abbia del successo. È bravo, oltre a essere napoletano”.

Vincitore anche del “Premio Luigi Tenco” grazie a un tatuaggio dedicato a Giancarlo Siani, come nasce l’idea di quel tatuaggio e qual è l’emozione che ancora ricorda di quella serata

“Finalista al Premio Tenco e non per il discorso legato al tatuaggio. Esso è una selezione che viene fatto in merito alle uscite fatte in quell’anno e venni selezionato per la categoria: “dischi in dialetto”. La storia invece di Giancarlo Siani è un altro passaggio della mia vita, è stata una spinta interiore e non esiste una spiegazione ben precisa. Per puro caso, durante un’altra intervista (n.d.r) è nato il rapporto con il fratello, Paolo Siani (n.dr.) e da lì ho iniziato a vedere Giancarlo sotto un altro aspetto e non soltanto come il Giancarlo che conosciamo noi, il giornalista. Paolo è una persona straordinaria che nonostante il lutto ha avuto lo slancio per aiutare le tante persone bisognose”.

Qual è la canzone che è più legato e per quale motivo? Mentre qual è la sua canzone che tutti dovrebbero ascoltare e per quale motivo?

“Non ho una canzone a cui sono più legato, ogni testo è come un figlio e non si può voler bene a un figlio rispetto a un altro. E non mi va nemmeno di “consigliare” una canzone, spero soprattutto che vengano ascoltate tutte e che sia il pubblico a decidere qual è quella più bella e quella meno”.

Con chi le piacerebbe fare un duetto e su quale canzone?

“Mi reputo fortunato, perché nonostante sia indipendente ho suonato con tanti campani e italiani, però se dovessi scegliere un duetto io lo farei con Giorgia”.

Ha dei progetti futuri? Se sì, quali?

“Sì, sono work in progress oltre a essere un cantiere aperto. A breve uscirà il quarto capitolo sull’ambiente e natura. Spero di ripartire presto con le riprese del quinto capitolo, la parte audio è quasi completa, ma essendo un progetto audio/visivi di volta in volta usciranno i singoli denominati: capitoli che tutti insieme formano una storia. Ho anche un progetto di gruppo con Dope one e Jegg e un progetto anche con uno dei maestri della cultura hiphop di questo paese, Shaone. Dovrei avere solo un po’ più di tempo e le giornate dovrebbero essere più lunghe, ride (n.dr.)

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