“Il poeta giovane”, il lavoro editoriale di Edoardo Giglio

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Il poeta giovane, prima di raccontare una storia, induce a porsi un importante interrogativo: chi sono gli autori di quelle grandi canzoni tramandate di generazione in generazione? Chi ha scritto, ad esempio, Maria Marì o I’ te vurria vasa’? Tale romanzo biografico fornisce una risposta ricca ed esaustiva, illuminando lo squarcio riflessivo che spinge ad indagare sui sentimenti e sui motivi che si celano dietro a parole divenute celebri. Ripercorrendo fatti reali e innestandoli su una narrazione creativa, la storia ricostruisce la vita del grande Vincenzo Russo, una vita fatta di sofferenza e ostinazione, di sacrificio e desiderio di riscatto, di dolore e, soprattutto, amore.

Nel libro “Il poeta giovane” lei racconta la figura di Vincenzo Russo, autore di brani immortali della tradizione napoletana come “Maria Marì” e “I’ te vurria vasà”. Com’è nata l’idea di riportare al centro una figura così importante ma spesso poco conosciuta dal grande pubblico?

“Sono sempre stato un appassionato della musica classica napoletana e sono sempre stato ammaliato del Novecento nella mia città, di quel vivere, di quel dialogare, che era molto più significativo ed emotivo, rispetto ad oggi.

E ascoltando casualmente una versione di “I’ te vurria vasà” cantata da Mango, e lì è scattata la scintilla, con la sua voce melodiosa ha reso la canzone in un modo tangibile di quando traspare una malinconica sofferenza ma allo stesso identico modo, amore viscerale, eterno. Devo dire grazie a Mango che mi ha fatto conoscere Russo, da buon ascoltatore, pensavo che l’avesse scritta Salvatore Di Giacomo o Eduardo Nicolardi.

Non so perché avevo questa convinzione, forse era dovuto dalla frenesia della mia età, o per una strana certezza. Non lo so, ma sono contento di averlo scoperto quando avevo ventotto anni, ma era una contentezza amara perché scoprì che Vincenzo Russo proprio a ventotto anni morì di tubercolosi, poi scoprì, che nell’anno successivo, ovvero, il 2024 era il suo centoventesimo anniversario della sua prematura scomparsa.

Lì fu colto da un bagliore, sai, quando si allineano gli astri, non ci pensò un attimo, mi sono immerso profondamente, man mano che si evolveva la narrazione, tra ricerche e conferme, per poi durante nella seconda metà della storia, non sono più uscito di casa. Dovevo finirla, per darle una umile dignità, per contemplare la sua innocenza e per compensare la mia maturità emotiva”.

Quanto lavoro di ricerca storica e musicale c’è stato dietro la costruzione del libro e quanto, invece, spazio ha lasciato all’immaginazione narrativa?

“Tanto, molto, anche se c’è poco su di lui, quindi ho studiato l’epoca, le persone che ruotavano intorno alla sua storia, e dato che è una storia reale, che non sono personaggi di fantasia ma per la maggior parte, persone realmente esistite, ho dovuto fare poco.

Quello spazio immaginario l’ho sfruttato solo per riempire buchi, per determinare la conclusione del romanzo, per non ostacolare il processo narrativo. È una storia romanzata, seppur reale, ma romanzata, non è una biografia”.

Napoli, nel suo libro, non sembra essere soltanto uno sfondo ma quasi un personaggio vero e proprio. Qual è oggi, secondo lei, il rapporto tra la città e la sua memoria musicale e poetica?

Secondo me è cambiato un mondo, sono cambiate le motivazioni per poi spinte dall’attuale tenore di vita.

Dal canto popolare e dai posteggiatori, fino ai cantati di prosa e musicisti colti, con una miniera infinita di autori, ovvero, parolieri, chi cantava o chi scriveva, era solo perché doveva dire qualcosa di essenziale, vitale, ad una persona, che sia derivato da un sentimento o da una rivelazione, basti pensare alla nota serenata, ovvero il ragazzo che canta sotto il balcone della sua amata, la città viveva di queste piccole storie nate tra i vicoli, viveva di questo raccontarsi reciprocamente senza pensare al denaro o nientemeno ad una notorietà, che poi veniva o non veniva, non era importante, era importante svegliarsi e cercare sempre con forza un sorriso e la città lo percepiva, mostrando la sua fierezza e la sua identità.

Oggi chi per la maggior parte, compone musica o qualsiasi forma di arte, seppur con la doverosa passione, l’ha racconta con motivi di rivalsa, dell’essere apparire, dell’esibirsi, manifestando, e spesso scontrandosi, tra gli uni e gli altri, e questo disunire futile, la città lo percepisce bene, perdona ma non dimentica”.

Le canzoni napoletane attraversano generazioni e continuano a parlare anche ai giovani. Cosa rende ancora così attuali testi scritti oltre un secolo fa?

“In testi come questi sprigiona la vita umana, l’entità dei valori morali, la bellezza dei sentimenti, è un mondo incorruttibile, con tutti i pro e i contro, questo mondo antico può essere ammaliante, carnale, ma allo stesso tempo struggente, brutale. Rispecchia in un modo più semplice, senza filtri e senza ulteriori finzioni.

Ahimè, devo fare una precisione, Non tutti i giovani oggigiorno riesce a comprenderli, oggi giovani e miei coetanei hanno una visione diversa, sia per motivi linguistici e sia per motivi storici. Dico semplicemente che testi come “‘O festino” scritto da E.A.Mario nel 1918, oppure andando molto indietro, “Fenesta vascia” scritto nel 1500, e ne cito un altro più conosciuto, fra i tanti altri, “Dicitencello vuje” scritto da Rodolfo Falvo, nel 1930, sono testi che vanno recepiti bene aldilà dello studio, della lettura, vanno approfonditi, nella totale complessità di un mondo che viveva ossessivamente nell’emozione intensa.

Questo mondo ha la sua bellezza ma per quanto possa essere lontana o vicina, non tutti i giovani sanno coglierla”.

Un aspetto della vita di Vincenzo Russo che l’ha colpita più di tutti durante la scrittura?

“La sua testardaggine, il voler amare, il suo modo di amare soprattutto, posso dire di averlo conosciuto Vincenzo, ci sono dei suoi aspetti caratteriali molto simili ai miei.

Lui vivendo una situazione di miseria estrema di ogni genere, quella miseria lo forgia, lo spinge a non abbattersi, a rialzarsi tutte le volte che cadeva, tra varie vicende familiari, lavorative e sentimentali. Basti pensare pur essendo analfabeta, un inesperto povero ciabattino, è riuscito comunque ad imporsi ma beneficiandone non del tutto della sua felicità, per cause terze”.

Secondo lei, la nuova scena musicale napoletana riesce ancora a custodire l’anima poetica della tradizione oppure si sta perdendo qualcosa?

“No, non riesce, perché sono solo due mondi distinti e separati. Due mondi completamente diversi.

Purtroppo questa perdita si sta sentendo, però sono certo che con le istituzioni competenti possiamo riportare alla gloria la canzone classica napoletana con vari eventi.

Ricordo con affetto, anni fa, quando nel periodo estivo, sulla RAI trasmetteva l’evento canoro annuale “Napoli prima e dopo”.

È un atto doveroso nei confronti di ci ha sempre distinto per la cultura che si è sempre diffusa, noi oggi, me compreso, siamo figli del ieri, e di conseguenza, la canzone classica napoletana è un patrimonio mondiale, storico, e soprattutto etico della nostra città”.

Lo scrittore Maurizio De Giovanni porta in giro lo spettacolo “Passione”, un viaggio nella storia della canzone napoletana e dei suoi autori, tra cui anche Vincenzo Russo. Quanto è importante vedere queste figure rivivere non solo nei libri ma anche sul palco, attraverso musica e narrazione? E ha avuto modo di consegnare il suo libro a De Giovanni o confrontarsi con lui su questo progetto?

“Molto importante, lei ha citato De Giovanni, guardi, basta pensare alla fiction “Il Commissario Ricciardi” e di quanto abbia dato valore alla canzone classica napoletana e ci ha permesso di vedere una Napoli che potevamo ammirare solo nei film bianco e nero, o come ovvio che sia, ascoltando canzoni o leggendo libri. Poi per quando riguarda di avere un dialogo con De Giovanni, non l’ho avuto, non ho avuto modo di presentarmi, quindi non credo, attualmente, che sappia di me e del mio romanzo, per quello che ne so io, ovviamente”.

Crede che libri come questo possano aiutare le nuove generazioni a riscoprire le radici culturali di Napoli?

“Sì. Assolutamente”.

Sta già lavorando a nuovi progetti editoriali o ad altre storie legate alla cultura e alla musica napoletana?

“Sì, sto scrivendo un romanzo contemporaneo, ambientato a Napoli. Non dico altro perché non l’ho ancora terminato”.

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