BENEVENTO – Sabato sera all’ Auditorium Sant’Agostino di Benevento, la rinomata Orchestra da Camera Accademia di Santa Sofia con il suo giovane Primo Violino, il solista Konzertmeister, Riccardo Zamuner, ha reso il suo personale, meraviglioso omaggio al genio compositivo di Astor Piazzolla (Mar del Plata 1921- Buenos Aires 1992) strumentista d’avanguardia, bandoneonista per eccellenza, Maestro indiscusso del Tango, sommo esponente della musica argentina e tra i più importanti musicisti del XX secolo, italiano d’origine ma nato e cresciuto nella sua amata Argentina.

L’ appuntamento, faceva parte della Stagione Concertistica 2023, proposta da Accademia di Santa Sofia, in collaborazione con Università degli Studi del Sannio e Conservatorio di Benevento, con la direzione artistica di Filippo Zigante e Marcella Parziale, e con la consulenza scientifica di Marcello Rotili, Massimo Squillante e Aglaia McClintock.

L’Orchestra da Camera Santa Sofia era composta, come sempre, da eccezionali Maestri: i Primi Violini: Riccardo Zamuner, Federica Tranzillo, Giacomo Mirra, Bianca Agostini; i Secondi Violini: Alessia Avagliano, Francesco Norelli, Emanuele Procaccini; le Viole: Francesco Solombrino, Martina Iacò; i Violoncelli: Michele Chiapperino, Alfredo Pirone; e il Contrabbasso: Gianluigi Pennino.

Con un programma dal titolo L’angelo 𝘼𝙎𝙏𝙊𝙍 e il diavolo 𝙋𝙄𝘼𝙕𝙕𝙊𝙇𝙇𝘼, gli straordinari e sempre più bravi Maestri, con il loro splendido adattamento per orchestra d’archi, hanno incarnato perfettamente il tango e il suo principale rappresentante, Astor Piazzolla.

Una mirabile interpretazione, intensa, onirica e fisica, spirituale e carnale insieme, dove il suono denso, compatto e corposo dell’Orchestra ci ha ricordato, con il suo impasto sonoro perfetto, fatto di cuori, legni e corde che vibrano all’unisono, che il tango non è soltanto una danza, ma è l’espressione di un popolo, la sua firma inimitabile, e dietro ad esso vi è la sua storia, fatta di sogni, di speranze, ma anche di dolori e delusioni. Nella musica di Piazzolla, che ne è l’interprete massimo, si riscontra l’angelica natura dell’uomo, che guarda alle miserie della sua gente con occhio dolente e compassionevole, e nello stesso tempo, l’orgoglio di un sangue che pulsa veemente nelle vene e la passione luciferina tendente al riscatto.

Musiche bellissime, trascinanti, ricchissime di sfumature e forti contrasti, quelle scelte dagli artisti per questa serata indimenticabile, iniziata con l’affettuosa, dolente e vigorosa Adios Nonino, dedicata da Piazzolla alla memoria dell’amato padre, don Vicente Piazzolla, chiamato familiarmente Nonino. Un’esecuzione dolce e lacerante, affilata e pietosa come una lama, splendida e affascinante, che conquista subito il pubblico.

Segue Meditango, cerebrale e ancestrale insieme, ipnotico e commovente come un rito antico ma eterno. Tutta l’Orchestra d’archi è un meccanismo perfetto e rassicurante, nella sua precisa interazione, controllata e avvolgente, che abbraccia, col suo solido mantello sonoro, il fiammeggiante primo violino, lo straordinario, giovane fuori classe, Riccardo Zamuner. Il pubblico, entusiasta applaude impetuoso e grida bravi.

Arriva il capolavoro Oblivion, che incanta definitivamente la platea, con una passione irresistibile tra il solista e l’orchestra, in un delicato e struggente adattamento delle sublimi pagine di Piazzolla.

È il momento delle Cuatro Estaciones Porteñas, o Quattro stagioni a Buenos Aires, dove Piazzolla descrive la capitale argentina nelle diverse stagioni dell’anno. Anche se si ispirano all’opera di Vivaldi, più descrittiva e incentrata sui cambiamenti che le stagioni provocano nella natura che circonda l’uomo, le stagioni di Piazzolla mettono in musica i cambiamenti dell’animo umano, assumendo una dimensione più introspettiva e soggettiva.

Ne risulta un compendio multicolore e raffinato, che racconta di un incontro, quello tra le due anime di Piazzolla, le due culture, i due mondi cui appartiene, il vecchio continente, l’Europa, l’Italia, il paese dei genitori, e il nuovo mondo, il suo, l’Argentina. E anche di un incontro tra diverse espressioni e linguaggi musicali, la matrice classica e barocca, l’innovazione del Jazz, e poi la sperimentazione e la ricerca musicale d’avanguardia e l’incontenibile temperamento latinoamericano, insomma un appassionante condensato di storia della musica europea occidentale contaminato e trasfigurato dal sentimento popolare argentino.

Ascoltiamo, conquistati, quattro movimenti, estate, autunno, inverno e primavera, che sono quattro potenti ritratti della natura, della città e dell’umano che in essa si muove, poetici e violenti, incantevoli e trascinanti, dove le diverse sezioni dell’orchestra, incarnano vicendevolmente tutti gli stati emotivi, i fenomeni naturali e meteorologici, i mille richiami del mondo animale o i mille pensieri di una mente vivace; impressionanti nell’esasperare le loro voci, fino all’estremo sorprendente utilizzo dello strumento a corde, soprattutto il primo violino, che, nel mezzo di suadenti melodie, introduce divertito suoni striduli e sgraziati, crepitii sordi o graffiati, impensabili scricchiolii e rantoli ringhiosi o inaspettate soluzioni percussive, provenienti dall’amorevolmente maltrattato violino, o dal sontuoso, fondamentale, tappeto sonoro del contrabbasso, del puntuale ed esuberante Gianluigi Pennino, col suo supporto ritmico, grave e imponente, che sapientemente bacchettato e trasformato in timpano, risponde con schiocchi improvvisi, colpi secchi, tuoni e detonanti boati, alle mirabolanti provocazioni saettanti dell’eclettico e pluripremiato Primo Violino, Riccardo Zamuner, evocando gli echi lontani di un violento temporale o la natura strapazzata da una furiosa tempesta o i moti burrascosi di un animo inquieto.  Notevole anche il momento solistico di Danilo Squitieri, un intenso domatore di Violoncello.

Gli applausi scrosciano come i bravi e i bis, più volte richiesti. Il pubblico non lascia andare l‘orchestra, che regala ancora due gemme del repertorio di Astor Piazzolla, la sublime ed eterea Ave Maria, e l’immancabile celeberrimo Libertango. Altri capolavori che scatenano ancora applausi calorosissimi e riconoscenti per un’Orchestra che non finisce mai di stupire e regalare forti emozioni.

In apertura di serata, dopo i consueti saluti iniziali di Maria Buonaguro, Presidente Amici dell’Accademia S.Sofia e di Marcella Parziale, prima del concerto, abbiamo seguito un interessante intervento, dal titolo Scale, sottoscale, pendoli e violini, curato da Pasquale Vito, docente di Genetica al Dipartimento Scienze e Tecnologie dell’Unisannio.

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