NAPOLI – «La pandemia prima e la guerra poi rischiano di stravolgere due dei settori trainanti dell’export campano: il tessile e il calzaturiero. È fondamentale che le istituzioni locali e nazionali intervengano e sostengano le Pmi nella ricerca di mercati diversi da quello russo, tradizionalmente interessato alle nostre produzioni di qualità ma ormai non più raggiungibile».

La richiesta arriva da Raffaele Marrone, presidente di Confapi Napoli.

«Già le sanzioni verso Mosca avevano ridotto negli anni le quote di mercato delle Pmi campane di circa il 20 per cento – prosegue Marrone – ma con l’esplosione del conflitto ucraino la proiezione è di un totale azzeramento della presenza del tessile e del calzaturiero in Russia per oggi e per gli anni a venire».

«Sono giorni che riceviamo preoccupate comunicazioni di imprenditori che avevano stretto un legame commerciale importante e in alcuni casi esclusivo con Mosca – prosegue il leader delle Pmi napoletane –. Le aziende hanno difficoltà a trovare altri mercati di sbocco perché manca il tempo per organizzare la propria presenza e per strutturarsi coi canali di distribuzione».

«L’aumento dei costi di produzione, dalle materie prima all’energia, non favorisce poi una più ragionata forma di penetrazione in nuovi contesti – sottolinea ancora Marrone – perché c’è l’urgenza di acquisire nuovi clienti».

«Ad oggi, il nostro centro studi ha calcolato in circa il 5 per cento il totale delle aziende del tessile e del calzaturiero dell’area napoletana che sono a rischio crac per la guerra in Ucraina. Il che significa decine e decine di uomini e donne senza più lavoro in un territorio già fortemente debilitato dal punto di vista economico».

«Alle istituzioni chiediamo un intervento urgente per poter ottenere forme di sostegno alle Pmi in difficoltà che devono impegnarsi nella costruzione e nella scelta di nuovi mercati alternativi a quello russo, ormai impraticabile. Bisogna assicurare loro la possibilità di esplorare nuove occasioni commerciali con la dovuta attenzione e tranquillità, riconvertendo laddove necessario anche alcune filosofie produttive. La guerra in Ucraina – ha concluso Marrone – è certamente un disastro umanitario, ma gli effetti collaterali di tipo economico che si abbatteranno anche su di noi non possono essere sottovalutati. Soprattutto perché giungeranno dopo due anni di stop economico dovuti alla pandemia».

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