NAPOLI – L’antibiotico resistenza è una delle battaglie probabilmente più grandi del nostro prossimo futuro. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per la quale nel 2050 le infezioni resistenti saranno la prima causa di morte: si parla di 10milioni di morti all’anno. Il che significa, a livello economico per l’Italia, un aumento dei costi sanitari di 11miliardi di euro.

“Per un periodo la Campania è stata un po’ in ritardo su questo fronte, ma adesso abbiamo un referente regionale che, a livello nazionale, sta proponendo un impegno molto importante e fattivo: la sfida non è solo sul piano della ricerca, ma anche la necessità di avere risorse adeguate”, ha commentato Antonio Postiglione, Direttore Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, nel corso del webinar ‘FOCUS CAMPANIA. DAL “CUTTING EDGE” DELLA RICERCA IN ANTIBIOTICO TERAPIA AL BISOGNO DI NUOVI ANTIBIOTICI, DALLA VALUTAZIONE DEL VALORE AL PLACE IN THERAPY APPROPRIATO’, organizzato da Motore Sanità.

“Tutto deve essere fatto in maniera sinergica: la Regione Campania ha dei tavoli appropriati fatti da infettivologi, farmacisti e altre branche specialistiche, oltre ai microbiologi, e questo è molto importante, visto che si parla di antimicrobico resistenza. Se non si lavora in team multidisciplinare, tutto questo non può avere valore aggiunto”, ha puntualizzato a sua volta Ugo Trama, Responsabile Farmaceutica e Protesica della Regione Campania.

Un tema, quello della multidisciplinarietà, sottolineato anche da Alessandro Perrella, Infettivologo AORN Cardarelli: “Per quanto le infezioni siano appannaggio degli infettivologi, la lotta all’antimicrobico resistenza coinvolge più specialisti (igienisti, internisti, infermieri) e dunque va affrontato in team”. Per quanto riguarda invece gli scenari futuri, Perrella ha portato una sua preziosa testimonianza, nel tavolo di confronto che ha visto coinvolti importanti relatori di spicco: “Personalmente ho portato avanti un approccio un po’ particolare, basato sulle mie esperienze, ovvero valutare attraverso il meccanismo di prevedibilità dell’andamento delle infezioni dell’assistenza e dell’insorgenza dell’antimicrobico resistenza, per poi andare ad effettuare delle “chirurgiche” nuove valutazioni in quegli ambienti dove si verificano delle infezioni dell’assistenza, in maggiore misura rispetto ad altri ambienti. L’analisi che alcuni riconoscono, che è stata applicata anche per la gestione del Covid, è molto semplice ed è bastata su un algoritmo che altro non fa che dire qual è l’andamento dell’insorgenza delle infezioni antimicrobiche o delle infezioni correlate all’assistenza, rispetto a quelli che sono gli andamenti che si sono verificati negli ultimi anni. Noi questo strumento lo abbiamo utilizzato nel piano 2017 e 2018 e la relazione che il Cardarelli ha presentato a livello regionale sull’andamento delle resistenze e delle infezioni ospedaliere, ha mostrato una riduzione dell’1,02% delle infezioni ospedaliere. Per quanto possa sembrare una percentuale bassa, in realtà in un ospedale che fa circa 100mila ricoveri l’anno è rilevante”.

Un lavoro quotidiano, sottolineato anche da Maria Giovanna De Cristofaro, Direttore UOC Rianimazione DEA AORN Cardarelli: “Il Cardarelli è al centro dell’emergenza della Regione Campania. Da anni mi sto interessando di infezioni in terapia intensiva e, come dico sempre, non è vero che in rianimazione i pazienti muoiono con l’infezione: in molti casi i pazienti muoiono per l’infezione. Noi abbiamo focalizzato l’attenzione nella rianimazione sulla prevenzione, ma non tutte le infezioni possono essere prevenute. Quindi dobbiamo vedere cosa fare per bloccare l’antimicrobico resistenza: si tratta di ragionare quotidianamente sul paziente, ognuno dei quali con problematiche e gradi di fragilità diversi”.

Un tema questo, ampiamente dimostrato dai dati della comunità scientifica: da tempo le pubblicazioni evidenziano come solo il 30-50% delle infezioni sia prevedibile attraverso buone pratiche preventive. La sfida che ci attende per il prossimo futuro è importante e c’è ancora molto da fare su questo fronte. Ma la Campania non sta certo a guardare, anzi. È in prima linea nella lotta e nella ricerca.

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