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NAPOLI – “Oggi due bambini su dieci nascono con Procreazione medicalmente assistita (Pma). Ogni anno, nel nostro Paese, si fanno 75.000 Pma, di queste 35.000 sono eterologhe (con ovulo e sperma di donatori esterni alla coppia). La popolazione fertile ricorre alla Pma almeno nel 12-14% dei casi”. A fotografare il fenomeno delle nascite da Pma in Italia e’ Teresa Mazzone, pediatra e presidente del Sindacato italiano specialisti pediatri (Sispe), intervenuta questa mattina al panel ‘La procreazione nell’attuale scenario collettivo’ del convegno ’50 anni IdO. Dall’esperienza alle proposte’, promosso dall’Istituto di Ortofonologia e in corso fino a domenica 18 in modalita’ online. Il convegno ha totalizzato ieri oltre 4.000 visualizzazioni. Con il ricorso alle tecniche di Pma, i rischi di problemi di salute e malformazioni del nascituro aumentano, passando dal 5,8% delle gravidanze naturali all’8,3%. Sul piano neurocognitivo, precisa Mazzone, “da una ricerca della Columbia University, condotta su un campione di bambini nati tra il 1997 e il 2007, e’ emerso che tanto la fecondazione in vitro quanto l’inseminazione artificiale sembrano correlate ad un aumento pari al doppio delle probabilita’ che il bambino manifesti un disturbo dello spettro autistico. Un altro studio di coorte, condotto in Australia tra il 1994 e il 2002- aggiunge la pediatra- ha rilevato che i bambini nati con vf(fecondazione in vitro) o Icsi (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) presentano un rischio piu’ alto di disabilita’ intellettiva. La nascita pretermine, che si verifica spesso nel caso di Pma- spiega l’esperta- porta con se’ il rischio di futuri disturbi del comportamento, i piu’ frequenti dei quali sono iperattivita’/disattenzione, problemi emotivi e di relazione con i pari. I nati da Pma sono, infine, maggiormente esposti al rischio di sviluppare tumori (+33%). Sono tutte informazioni molto importanti- sottolinea Mazzone- che le coppie dovrebbero acquisire prima di iniziare i percorsi di fecondazione per poter decidere in piena liberta’ e serenita'”. Il ricorso alla Procreazione medicalmente assistita porta con se’ anche molti altri risvolti di tipo etico, psicologico, emotivo, nonche’ politici e sociali.

Ne parla Francois Ansermet, psichiatra, psiconanalista e docente presso l’Universita’ di Ginevra, nel suo libro ‘La fabbricazione dei bambini. Una vertigine tecnologica’. “Siamo di fronte a una nuova modalita’ di dare origine alla vita- ha esordito intervenendo al
convegno – Ci troviamo a gestire una serie di disgiunzioni tra origine e sessualita’, sessualita’ e procreazione, procreazione e gestazione, origine e genealogia. Tutti hanno queste disgiunzioni nella propria psiche- sottolinea lo psichiatra- ma la Pma le
rivela e le rende concrete”. E su queste disgiunzioni si fonda l’ampio e annoso dibattito relativo alla Pma: “Da un lato ci sono i tecno-profeti- illustra Ansermet- secondo i quali siamo di fronte a una mondo migliore, che ci libera da alcune difficolta’ biologiche. Dall’altro, ci sono i bio-catastrofisti, secondo i quali tutto cio’ che era non sara’ piu’, che sovrappongono la legge morale a quella naturale e sostengono che con queste tecniche stiamo trasgredendo. Da clinici, da terapeuti- chiarisce lo psicoanalista- non possiamo aiutare i pazienti se siamo tecno-profeti o bio-catastrofisti. Possiamo farlo se siamo aperti alla specificita’ di ciascuno, alla sofferenza di ogni persona e di ogni coppia e al loro desiderio di un figlio”. Tornando al sottotitolo del suo libro, l’autore elenca le tre vertigini che il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita provoca negli esseri umani. “C’e’ la vertigine delle origini- spiega- legata a domande come ‘Perche’ io e non un altro? Perche’ qui e non altrove? Perche’ ora e non in un altro momento? Prima di essere nella tua pancia, dov’ero?’. C’e’ poi la disgiunzione temporanea introdotta dalla
crio-conservazione che puo’ consentire addirittura procreazioni postume. Ma il cambiamento antropologico piu’ potente- sottolinea l’accademico- e’ quello della possibilita’ che non solo il padre, ma anche la madre sia incerta, perche’ c’e’ la possibilita’ che ci siano donne che donano gli ovuli o hanno portato avanti solo la gestazione”. La vertigine della differenza “ruota tutta intorno alle possibilita’ di diventare genitori che la procreazione medicalmente assistita offre a persone omosessuali e transgender. Sono tutte situazioni totalmente inedite. Sono tutte situazioni totalmente inedite”. C’e’ infine la vertigine della predizione- prosegue Ansermet- legata alla possibilita’ di selezionare i gameti e al dibattito sulla manipolazione del dna per correggere difetti genetici. Si arriva cosi’ a tecnologizzare la procreazione e forse un giorno arriveremo fino al paradosso che gli emarginati saranno gli eterosessuali che si riprodurranno senza fare ricorso alla Pma. Cio’ che conta- constata in conclusione lo psichiatra- e’ non fare della modalita’ di procreazione un destino, il futuro del bambino dipendera’ da cosa fara’, perche’ il divenire e’ l’avvenire. La nostra missione clinica e’ di aprire l’avvenire, senza cadere nella trappola della casualita’ legata alle modalita’ di procreazione”. Per Magda Di Renzo, psicoterapeuta e responsabile del servizio Terapia dell’IdO, “questi sono temi che necessitano di una riflessione perche’ ci siamo trovati con una discrepanza tra le innovazioni tecnologiche e la velocita’ con cui queste arrivano e
la nostra capacita’ di elaborare dei pensieri intorno ad esse. Sono argomenti che ci pongono di fronte a una nuova connessione tra il vivente e la cultura. Noi, da terapeuti- riflette Di Renzo- dobbiamo avere l’umilta’ di stare accanto a queste madri e alle loro storie che fino a qualche tempo fa erano impensabili. Abbiamo il compito di essere aperti senza cadere nella tentazione del politicamente corretto, senza scivolare da una parte nel catastrofismo o nell’esaltazione dall’altra”. Dalla sua prospettiva di psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva, Di Renzo pone Infine l’accento sull’importanza di accompagnare i bambini nati da Pma a costruire la propria “fantasia delle origini che – conclude- puo’ determinare il corso successivo della vita”.

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