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NAPOLI – Recenti notizie apparse sulla stampa laica e relative ad una presunta relazione tra ipertensione e COVID-19, nonché tra l’assunzione di terapia antiipertensiva a base di tali inibitori [ACE-inibitori, antagonisti del recettore dell’angiotensina II (ARB)] e rischio di infezione da coronavirus, stanno contribuendo a destabilizzare le certezze acquisite da anni di studi ed evidenze sperimentali.

Il ruolo delle Società Scientifiche in questi frangenti è quello di garantire punti di riferimento basati su evidenze solide e provate per la pratica quotidiana. La Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa/Lega Italiana contro L’Ipertensione Arteriosa non si sottrae a questo ruolo, e nell’assumere una posizione chiara e ferma, riprende e ulteriormente elabora quanto già precedentemente esposto da altre Società Internazionali (International Society of Hypertension, European Society of Hypertension, Council of Hypertension of the European Society of Cardiology, Canadian Cardiovascular Society and the Canadian Heart Failure Society). In modo simile alla SIIA, queste Società affermano quanto segue:

1) Non esistono evidenze che associano l’ipertensione alla malattia COVID-19: se
l’ipertensione fosse un fattore predisponente all’infezione da coronavirus, dovrebbero
esserci più pazienti ipertesi tra i malati COVID-19 rispetto a quanto
osservato nella popolazione generale; ad oggi non ci sono prove che le persone con
ipertensione siano sovrarappresentate tra quelle gravemente infette da COVID-19.

2) Non esistono evidenze cliniche nell’uomo che associno l’assunzione di ACE-Inibitori o ARB
alla malattia COVID-19. Allo stato attuale non possiamo né dire che migliorino né dire
che peggiorino la suscettibilità all’infezione da coronarovirus

3) Non esistono dati clinici in pazienti che possano confermare l’effetto dannoso (neanche
quello protettivo) di ACE-Inibitori e ARB nel contesto dell’epidemia di pandemia COVID-19.
Pertanto la SIIA Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa -Lega Italiana contro l’Ipertensione
arteriosa ribadisce che:

A) In pazienti ipertesi stabili con infezioni COVID-19 o a rischio di infezioni COVID-19, il
trattamento con ACEI e ARB deve essere eseguito secondo le raccomandazioni contenute
nelle linee guida ESC / ESH del 2018.

B) Analogamente, in tutti i pazienti attualmente in terapia con ACE inibitori, ARB e nel caso dei
pazienti con scompenso cardiaco, anche gli ARNI, tali farmaci non devono essere sospesi.

C) Nei pazienti con COVID-19 con sintomi gravi o sepsi, ACE Inibitori e ARB , alla stregua di tutti
gli altri farmaci antipertensivi, devono essere usati o sospesi caso per caso, tenendo conto
delle linee guida attuali.

La Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa- Lega Italiana contro l’Ipertensione Arteriosa, auspica e promuove ulteriori ricerche che analizzino i dati in costante aumento sull’impatto dell’ipertensione e dei farmaci antipertensivi, in particolare ACE inibitori e ARB, sul decorso clinico delle infezioni da COVID-19, in modo da potere aggiornare le proprie posizioni man mano che nuove evidenze si rendano disponibili.

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