NAPOLI – Si è tenuto oggi pomeriggio, presso la Sala Baroni del “Maschio Angioino” a Napoli, l’incontro-seminario “Gioventù Sospesa”, un focus sulla situazione negli istituti penitenziari minorili. Organizzato da Confesercenti Campania, insieme con lo studio legale MGS, ha voluto porre l’accento, con testimonianze autorevoli, con l’ausilio di professionisti del settore e rappresentanti delle istituzioni politiche e carcerarie, sulla necessità di declinare le pene detentive secondo il loro ruolo costituzionalmente assegnato e cioè di riabilitazione, rieducazione e reinserimento, e non punitivo di vendetta sociale e rivalsa. Insieme al focus il seminario è servito a presentare alcuni progetti, tra cui quello che vede Confesercenti Campania protagonista nel creare strade lavorative e imprenditoriali per ex detenuti e per ragazzi in difficoltà.

L’incontro è stato moderato dall’avvocato penalista Maria Grazia Santosuosso, titolare di MGS Studio Legale: «I minori detenuti a fine pena – ha affermato l’avvocato – sono quasi sempre uguali a quando sono entrati in carcere se non addirittura peggiorati nelle loro caratteristiche di adattamento alla società civile. Siamo convinti che sia necessario divulgare nella società un’idea diversa, quella cioè costituzionale, di pena. A Napoli esiste “Il Caffè Sospeso” cioè una consuetudine comunitaria, un’adozione sociale anonima e disinteressata dei bisogni di chi non ce la fa. Pensiamo anche per la “Gioventù”, che è un periodo così delicato della vita di ognuno, la società si debba fare carico di dare sostegno a chi ha incontrato degli ostacoli durante il suo percorso di crescita. Questo incontro pensiamo che sia solo l’inizio di un grande passo, non siamo qui solo per parlare, ma per dare spazio ai fatti. Sono presenti professionisti che si occupano ogni giorno di detenuti e minor, e ringraziamo vivamente Confesercenti, che porterà avanti il progetto di reinserimento o primo inserimento lavorativo per i ragazzi».

In tal senso Vincenzo Schiavo, presidente Confesercenti Campania e vicepresidente Nazionale con delega al Mezzogiorno, ha sottolineato«Questo incontro è per noi di Confesercenti solo un punto di partenza. Rappresentiamo le imprese, e in tal senso abbiamo il dovere di stare al fianco di coloro che ne hanno più bisogno. Il nostro progetto parte dai ragazzi di Nisida, ai quali intendiamo offrire una strada per il futuro dopo la detenzione. Con i nostri imprenditori faremo corsi di formazione ai ragazzi in carcere e a quelli che hanno scontato la pena, per poter dare loro un domani sicuro. Questi ragazzi hanno bisogno di formazione professionale e di avere un’opportunità dopo la detenzione. Queste opportunità intendiamo fornirgliele noi, non solo con corsi di formazione per diventare commercianti o imprenditori, non solo sostenendoli, indirizzandoli nei finanziamenti, nello start delle loro idee imprenditoriali ma anche proponendoli alle nostre aziende come dipendenti, in modo che possano, se meritevoli, essere assunti. Come del resto già accade, perché alcuni nostre aziende già hanno assunto giovani che hanno scontato la loro pena.Vogliamo dare ai ragazzi che non hanno avuto un passato sereno una possibilità di una vita diversa. Partiamo da Nisida ma poi andremo a preoccuparci anche degli altri ragazzi che perderanno il reddito di cittadinanza e avranno bisogno, anche loro, di certezze per il futuro».

Interessante l’intervento di Fabrizio Corona, imprenditore e con un passato detentivo: «Sento sempre forte il legame con Napoli, specie quando ci sono iniziative del genere, sono qui per raccontare la mia esperienza, con la speranza che possa essere utile ai giovani. Il sistema carcerario ha bisogno di una riforma radicale, a partire da come viene gestita l’esecuzione della pena, che non deve essere per forza scontata dietro le sbarre perchè ci sono altri modi migliori e costruttivi, ma ci sono tanti cavilli burocratici che non permettono di accedere alle pene alternative. Bisogna fare in modo che il lavoro alternativo sia la base della concezione di un carcere che serva per rieducare e non per punire, come invece viene spesso fatto nel nostro Paese. Il 41 bis va senza dubbio rivisto, e non serviva lo sciopero della fame di qualcuno per rivisitarlo, andava fatto già prima»

Tra i presenti anche gli attori di “Mare Fuori” Antonio D’AquinoGaetano MigliaccioAgostino Chiummariello. Giovanna Sannino, che in “Mare Fuori” interpreta Carmela, ha affermato: «Credo che il messaggio principale che “Mare Fuori” vuol inviare è che nessuno si salva da solo. Oltre alla speranza di un futuro migliore, interpretiamo storie difficili in cui emerge che è impossibile, per ragazzi che non hanno saputo scegliere percorsi diversi o che non hanno potuto farlo, salvarsi senza l’aiuto di persone, Istituzioni e mondo della cultura. Bisogna farsi aiutare e accettare l’aiuto di chi ha più esperienza di noi, il forte messaggio della serie tv è proprio questo».

 Chiara Marciani, assessore alle Politiche giovanili del comune di Napoli, ha invece sottolineato: «Questo incontro è la testimonianza di quanto sia fondamentale la cooperazione tra associazioni, enti e Istituzioni per creare un percorso per i ragazzi in difficoltà o per coloro che hanno commesso errori. In modo che ci sia per loro una concreta possibilità di rinascita anche nella nostra città, si può sbagliare ma insieme dobbiamo far capire ai ragazzi che ci può essere una via d’uscita, come istituzioni siamo presenti ma è fondamentale che ci siano professionisti che possano guidare questi ragazzi, ma anche i ragazzi in difficoltà, verso lidi più sicuri».

Presenti all’incontro anche Luigi Carbone e Gennaro Demetrio Papais (consiglieri comunali di Napoli), Samuele Ciambriello (Garante dei Detenuti in Campania) Gianluca Guida (Direttore Istituto Penitenziario Minorile di Nisida), l’attrice Anna Capasso, il magistrato Nicola RussoClelia Iasevoli (docente diritto minorile presso l’Università Federico II), Hilarry Sedu (Consigliere dell’ordine degli avvocati di Napoli), Sergio D’Elia (segretario associazione “Nessuno tocchi Caino”), Cristina Morrone (penalista), Oltre a Fabrizio Corona c’erano anche, di “Mare Fuori” la scenografa Cristina Farina e il Produttore associato Francesco Pinto.

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