NAPOLI – La solidarietà non va in quarantena.

In un momento storico in cui le persone in difficoltà rischiano ancor di più l’emarginazione sociale, dove i più deboli sono come sempre i bambini, destinati a rinunciare a una parte della loro infanzia, dove il sopraggiungere dell’emergenza del Covid-19 rappresenta un aggravamento di condizioni sociali già fragili e delicate, Maria Caniglia (Movimento Ce Simme Sfasteriati) presidente della Commissione Welfare del comune di Napoli, ha deciso di donare un sorriso ai più piccoli cercando di mitigare il ricordo di un momento così triste.

Nei giorni di venerdì e sabato che precedono la Santa Pasqua, infatti, la consigliera Caniglia, ha donato uova di cioccolato ai circa 120 bambini che vivono nelle oltre 20 strutture presenti sul territorio comunale, consegnate grazie alla generosità dell’azienda Top-mail s.r.l specializzata nei servizi postali.

Le uova di Pasqua, ovviamente, non rappresentano un bene strettamente necessario, ma per i bambini vivere con gioia e sorpresa una delle festività più sentite dell’anno, non è solo necessario ma è addirittura irrinunciabile. In un momento storico dove il clima di crisi e sofferenza si è impadronito delle nostre giornate, infatti, lanciare il segnale che tutto riprenderà vita, meglio e più di prima, rappresenta un dovere prima umano e poi istituzionale, soprattutto per chi in questi anni ha messo i temi delle donne e dei bambini al centro della propria azione politica.

“Ognuno di noi, secondo le proprie disponibilità e il proprio tempo, avrà avuto modo nelle ultime settimane di offrire un gesto di solidarietà nei confronti delle famiglie più fragili – dichiara Maria Caniglia – Come cittadina in primis e poi da Presidente delle politiche sociali del consiglio comunale, ho sentito il desiderio di mettere in campo tutte le energie personali in numerose iniziative sociali che mirano ad alleviare i disagi di molti napoletani lasciati soli dal sostegno pubblico ed in serie difficoltà.

Il mio pensiero è andato anche ai minori momentaneamente fuori famiglia costretti a vivere tra molti disagi e tante rinunce a cui ho desiderato far arrivare un dolce e caloroso abbraccio. Un uovo di pasqua non è per definizione un “ bene di prima necessità” , ma lo diventa per umanità se riesce a trasformare un momento di sconforto in entusiasmo e allegria. Certo non risolverà i gravi problemi che li hanno portati a dover ricorrere alle cure di una Casa famiglia ma spero che almeno possa donare loro un sorriso. Ai bambini, ai giovani e agli operatori che si prendono amorevolmente cura di loro, voglio che arrivi il messaggio che non saranno mai soli”

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