POZZUOLI – Gridò alla Gestapo fiscale e allo stato di Polizia tributaria, giusto un anno fa, l’Avvocato Lorenzo Sozio il quale contestava i metodi piuttosto invadenti di alcune società private che per conto del Comune di Pozzuoli e sotto le insegne di Equitalia cercava di entrare nei domicili professionali dei contribuenti con tanto di righello e di squadretta per calcolare la superficie da sottoporre a tassazione in materia di rifiuti.

L’intera Pozzuoli è stata investita di tali accertamenti: dai commercianti ai professionisti passando per gli artigiani. Nessuno è stato risparmiato. A molti è stato ingiunto di pagare la TARSU con tariffe da capogiro, tra le più alte in Italia, arrivando persino a superare i 12 euro al metro quadrato per le attività professionali. Si pensi che in molte zone d’Italia e soprattutto al Nord la tariffa per questa categoria è a malapena di circa 4 al metro quadrato.Non solo la tariffa esorbitante e pesante della tassa sui rifiuti ma le richieste del fisco comunale si spingevano oltre: addirittura si è chiesto il pagamento della tassa sulla “monnezza” per gli anni addietro, in modo retroattivo, rispetto agli accertamenti delle società di cui si è detto o alle dichiarazioni annuali dei contribuenti.Il tutto sulla base di semplici presunzioni senza alcuno straccio di prova; si ingiungeva di pagare la TARSU non a far data dalla denuncia annuale o accertamento di occupazione di un immobile, ma dalla data di apertura della partita IVA o di iscrizione in un albo professionale, come se un professionista o un commerciante o imprenditore avesse da sempre utilizzato quell’immobile per esercitare il proprio lavoro, non tenendo conto che questi avessero potuto esercitare per gli anni precedenti all’accertamento in altri luoghi o immobili diversi da quello dichiarato.Una tassazione che la Commissione tributaria di Napoli ha dichiarato illegittima con la sentenza pronunciata all’esito dell’udienza del 21/11/2016, mediante la quale i giudici hanno dato un ceffone al Comune di Pozzuoli e al raggruppamento di imprese facenti capo ad Equitalia stabilendo che senza prove non possono richiedere la tassa sui rifiuti per gli anni addietro alla denuncia da parte del privato accogliendo il ricorso dell’ Avv. Lorenzo Sozio che è riuscito persino a far condannare Equitalia e l’ente comunale. “Non entro nel merito della tariffa che è altissima, tre volte quella di Milano,ma richiedere il balzello sulla semplice presunzione di apertura di una partita IVA mi sembra assolutamente allucinante. Per fortuna la giustizia tributaria hanno posto un precedente importante per i contribuenti non solo puteolani”. Queste le dichiarazioni del giovane penalista il quale è stato coadiuvato nell’affermazione del principio giuridico dalla collega di studio Valentina Chianese.

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