Muoversi nelle nostre stanche, antiche città è sempre più difficile e la necessità di scooter è diventata impellente, ma se le due ruote non vi danno fiducia come si fa? Piaggio qualche anno fa pensò di aggiungerne un’altra e fu subito boom! Il tre ruote non solo era più tranquillizzante per gli inesperti, ma anche più stabile e sicuro con il cattivo tempo, più comodo e protettivo sui tratti medio – lunghi ed in alcune città divenne una moda prepotente: in particolare Parigi, dove il presidente Sarkozy venne beccato su un MP3 sotto casa dell’attrice Julie Gayet. La prima casa giapponese a seguire questa tecnologia è stata la Yamaha, che dopo il 125 ha presentato il Tricity 155, noi lo proviamo in anteprima assoluta.

La parte dell’occhio – L’estetica dei mezzi con doppia ruota anteriore a molti di noi sembra ancora un pò strana, ma Yamaha grazie alle ridotte proporzioni dei cerchi e degli pneumatici è riuscita a cucire sul telaio del Tricity un frontale snello ed appuntito, lo stesso del 125. Il posteriore del nuovo modello invece è diverso e più importante, con pance laterali più estese per un vano sottosella più capiente, maniglie posteriori più corte e sella completamente nuova per un passeggero più… adulto.

In sella – La posizione di guida è scooteristica, però se lo spazio per le gambe abbonda, le proporzioni generali non privilegiano le anime lunghe, ma quello è un problema del vostro povero tester e chi resta sotto il metro e ottanta probabilmente abita benissimo nel piccolo Yamaha. Il manubrio oscilla un pochettino ma non abbiamo rotto niente: è montato su supporti gommati antivibrazioni come quello della XSR700. Muovendo lo scooter per uscire dalla concessionaria notiamo la manegevolezza molto spinta ed il peso ben gestibile. Forse eravamo usciti di casa con qualche preconcetto di troppo.

In moto – Il nostro Tricity esce di casa con poche decine di Km, quindi nelle prime ore di test ci sembra un pò “legato”, ma poi si scioglie e tira fuori la verve giusta per scattare al semaforo e muoversi nel traffico. il mezzo risponde pronto all’accelleratore e non risente assolutamente dei 20 – 25 Kg in più dovuti al doppio anteriore, anzi nel guidato l’avantreno più pesante ci dà un feeling quasi motociclistico, diverso dai soliti scooter, che sembrano sempre troppo leggeri per chi scende da una moto. Infilandosi tra le auto ferme, la larghezza dello scudo è la stessa delle due ruote davanti, quindi nessun patema d’animo: dove passano gli altri passiamo anche noi.

Però ha tre ruote – Insomma è proprio come gli altri, questo Tricity? Anzitutto è più difficile scansare le buche, ma se una delle due ruote ci dovesse entrare il mezzo non si scompone, resta dritto ed il pilota potrebbe addirittura non accorgersene, se non fosse per il “klong” dell’ammortizzatore che va a fondo corsa. In curva il mezzo piega bene, davvero fino in fondo, ed il bilanciamento dei pesi spostato sul davanti rende la guida più incisiva. Un certo limite si raggiunge solo quando la buca è molto larga ed il tricity, pur restando stabile, picchia con entrambe le ruote davanti.

Comfort – Yamaha ha dato grande importanza al comfort di marcia su questo mezzo, perfetto per tragitti medio – lunghi. La sella comoda fa un ottimo lavoro ed anche le sospensioni sono a punto. Il manubrio montato su supporti elastici annulla tutte le vibrazioni della marcia, ma quando il fondo stradale impazzisce su tombini, sampietrini o tratti di asfalto rovinato, si innesca un effetto fionda che amplifica le vibrazioni sulle mani. La dotazione è di alta gamma, con vano sottosella illuminato e presa per caricare il cellulare nel vano retroscudo, ma ragazzi non lasciatelo lì perchè non ha la serratura! In queste corte giornate invernali abbiamo anche apprezzato la potenza del faro anteriore, che illumina bene la strada.

Sicurezza – L’impianto frenante conta su tre dischi invece di due ed è un’assicurazione sulla vita, anche grazie all’ABS dalla personalità discreta. La geometria dell’avantreno, poi, mantiene il mezzo sempre bilanciato anche in caso di panic stop, voragine catastrofica, frenata in curva o sul bagnato. In questo le tre ruote sono insostituibili. In curva il Tricity ha angoli di piega da scooter normale ed anche nel pif paf stretto non percepiamo inerzia dall’avantreno, l’unica sensazione strana è quella di avere una specie di mano che ci sostiene in piega. Risultato? Ovvio: voler piegare ancora di più!

In conclusione – E’ evidente che gli scooter stiano uscendo dalla preistoria e l’evoluzione della specie sta portando a modelli più progrediti e specializzati del passato. Yamaha, che ha già il tirannosauro T-Max in listino, cercava un jolly comodo e sicuro per sedurre l’enorme pubblico di chi è stanco del traffico, ma timoroso dei rischi delle due ruote e lo schema a tre ha solo vantaggi perchè è sicuramente più stabile dei mezzi tradizionali, ma anche rassicurante alla vista ed addirittura nelle piazze più glamour sta anche diventando un piccolo oggetto di culto. Noi motociclisti che tutti i giorni facciamo gli acrobati sul filo quindi abbiamo i giorni contati? Speriamo proprio di no.

Napolivillage Motori ringrazia la concessionaria RIMA Yamaha di Napoli per il mezzo e per la consueta gentilezza. Il Tricity 155 adesso è in  prova al pubblico e farvi un giro sarà meglio delle nostre chiacchiere. 

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