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NAPOLI – Innanzitutto è il caso di ribadirlo ancora una volta: gli animali non trasmettono il coronavirus ed è dovere di tutti occuparsi di loro esattamente come si faceva prima che esplodesse questa emergenza sanitaria. Con una lettera indirizzata al Presidente De Luca e ai Questori e ai Prefetti delle cinque province campane, le principali associazioni animaliste di Salerno e provincia chiedono al governatore della Regione Campania, che ha adottato misure di contenimento dei contagi particolarmente restrittive, un piano di intervento destinato alla cura e alla tutela degli animali presenti sui singoli territori.

Lo scorso 12 marzo il Ministero della Salute aveva diffuso una nota in cui si ribadiva che “sono consentite le attività di accudimento e gestione degli animali (…) ivi compresi canili, gattili e l’accudimento e cura delle colonie feline e dei gatti in stato di libertà”. Inoltre, l’ordinanza n. 15 del 13/03/2020 della Regione Campania, valida fino al prossimo 25 marzo, prevede esplicitamente la possibilità di accudimento degli animali d’affezione, anche se “in aree contigue alla propria residenza, domicilio o dimora”. Tuttavia, considerando che giuridicamente è “superiore” il Ministero della Salute, con le dovute precauzioni e relativa autodichiarazione, a nessuno può essere impedita la possibilità di alimentare gli animali liberi, ovvero gatti di colonie feline e cani, sia quelli sul territorio monitorati dai volontari che quelli ospiti dei rifugi.

A questo proposito, tenendo conto della confusione che si genera nelle realtà locali, per scongiurare il rischio di ritrovarsi con animali affamati, ammalati e potenzialmente pericolosi, dovuto ad arbitrarie interpretazione dei decreti, le associazioni chiedono:

– Che le amministrazioni stilino e rendano pubblico (mettendolo a disposizione delle forze dell’ordine deputate al controllo) l’elenco dei volontari responsabili delle colonie feline, i soli a cui sia consentito sfamarli ed accudirli e dunque a spostarsi per ottemperare a tale necessità, nonché delle Associazioni autorizzate sul territorio alla cura ed al ricovero dei randagi in questo momento di emergenza;
– Che si informino tutte le Forze dell’Ordine ed i Sindaci che i volontari i quali hanno strutture con annessi animali a carico, anche fuori dal proprio Comune di residenza e che si occupano di randagi e/o animali in difficoltà, debbano essere autorizzati a farlo;
– Che i volontari debbano potersi occupare di colonie feline e cani randagi anche fuori dal proprio Comune di residenza;
– Che i proprietari di animali domestici che hanno necessità di rivolgersi a negozi di pet food possano (limitatamente al tempo sufficiente) recarsi anche fuori dal proprio Comune per l’acquisto di cibo specifico per animali con particolari esigenze alimentari;
– Che, visto il numero esponenziale di contagi, è bene mettere in conto che molti animali domestici potrebbero restare senza proprietari, ed è opportuno pertanto fornire i numeri delle associazioni locali al fine di permetterne il tempestivo recupero e di evitare atti di sciacallaggio da parte di malintenzionati, così come riportato in questi giorni dalla stampa nazionale;
– Di poter portare a visita presso ambulatori veterinari privati anche animali di persone impossibilitate a provvedere al momento per via della situazione emergenziale e che ne facciano richiesta alle associazioni di volontariato;
– Che si incentivino adozioni presso canili e gattili già al collasso per il crescente numero di abbandoni e nascite, essendo le sterilizzazioni presso le ASL bloccate.

Gli animali non ci abbandonerebbero mai: è nostro dovere non abbandonare loro in un momento così delicato legato all’emergenza coronavirus. Andrà tutto bene e ne usciremo, ma insieme a loro.

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