Sarno, incendio alla Termoplast: sotto osservazione aria e terreni

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NAPOLI (Di Anna Calì) –  Le fiamme che hanno devastato un paio di giorni fa la Termoplast, azienda specializzata nella lavorazione delle materie plastiche situata nella zona industriale di Sarno, hanno tenuto impegnati per ore decine di uomini dei Vigili del Fuoco provenienti dai comandi di Salerno, Napoli, Caserta e Avellino.

Il rogo, alimentato dalla grande quantità di materiale plastico presente all’interno del capannone, ha generato una densa nube di fumo nero che si è rapidamente estesa anche verso numerosi comuni limitrofi, fino a raggiungere l’area vesuviana, spingendo diversi sindaci a invitare la popolazione a chiudere porte e finestre e a limitare le attività all’aperto.

Tra i primi ad arrivare sul posto anche i volontari della Protezione Civile, impegnati nelle operazioni di supporto e coordinamento dei soccorsi.

«Siamo stati lì fin da subito, poco dopo l’arrivo dei Vigili del Fuoco», racconta il presidente della Protezione Civile Angelo Raimo. «Abbiamo accompagnato sul posto le squadre provenienti da Napoli e Avellino e ci siamo coordinati con Polizia Municipale e Polizia di Stato per impedire ai curiosi di avvicinarsi all’area interessata dall’incendio».

Fondamentale anche il contributo della squadra droni, che ha consentito di valutare dall’alto la gravità della situazione. «I rilievi sono apparsi immediatamente molto critici. Siamo rimasti operativi fino alle cinque del mattino, fornendo supporto ai Vigili del Fuoco, che restano gli unici autorizzati alle operazioni di spegnimento».

La preoccupazione principale, sin dalle prime ore, è stata quella legata alla possibile diffusione di sostanze tossiche nell’aria. «Non si sapeva ancora con precisione cosa stesse bruciando e sono stati momenti particolarmente delicati», prosegue Raimo. «L’incendio è rimasto attivo ancora per molte ore e soltanto dopo lo spegnimento completo potranno partire le indagini. Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi sulle cause».

A tenere alta l’attenzione è soprattutto il rischio di diossine e altre sostanze derivanti dalla combustione della plastica. L’Arpac ha installato immediatamente una centralina mobile per il monitoraggio degli inquinanti aerodispersi e avviato le verifiche ambientali sia sull’aria sia sul terreno interessato dalla ricaduta dei fumi.

«Le piogge degli ultimi giorni hanno certamente contribuito a ripulire l’aria e l’emergenza sembrerebbe essere rientrata», spiega il direttore dell’Arpac di Salerno, Enzo Barbuto. «Nelle aree di Nocera Inferiore e Cava de’ Tirreni non sono stati registrati valori anomali, ma stiamo verificando attentamente la zona nord e nord-ovest grazie alla centralina installata nelle ore successive al rogo. Nei prossimi giorni avremo anche i risultati relativi alla ricaduta sul suolo per comprendere l’eventuale presenza di diossine derivanti dalla combustione del materiale plastico».

Un monitoraggio che sarà decisivo per comprendere le conseguenze ambientali dell’incendio ma che, ancora una volta, riaccende i riflettori su un fenomeno che in Campania assume ormai i contorni di una vera emergenza cronica.

Con l’arrivo dell’estate aumentano infatti gli incendi di sterpaglie, depositi, capannoni industriali e siti di stoccaggio dei rifiuti. Episodi che non rappresentano soltanto un problema di ordine pubblico o di sicurezza, ma che diventano vere e proprie emergenze sanitarie e ambientali per le popolazioni residenti, costrette troppo spesso a convivere con l’incertezza legata alla qualità dell’aria che respirano e ai possibili effetti sulla salute.

Quanto pagherà il territorio, questa volta, il conto di quell’incendio?

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