La decisione di Trenitalia di interrompere dal 1° novembre 2026 la vendita del Carnet Smart è l’ennesima scelta incomprensibile che va contro gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Una decisione che evidenzia le responsabilità di un Governo che non interviene per tutelare i passeggeri e lascia ricadere sulle famiglie i costi crescenti della mobilità.
Sulla tratta Napoli–Roma, come sulle altre principali direttrici dell’Alta Velocità, migliaia di lavoratori, insegnanti e dipendenti pubblici e privati viaggiano ogni giorno non per piacere, ma per necessità. Non potendo sostenere i costi di una seconda abitazione, sono costretti a spostarsi quotidianamente per raggiungere il posto di lavoro e tornare dalle proprie famiglie.
I numeri sono eloquenti: il Carnet Smart costa 139 euro per 10 viaggi, pari a 13,90 euro a corsa. Ipotizzando un biglietto singolo a tariffa piena di circa 48 euro, dieci viaggi arriverebbero a costare 480 euro: 341 euro in più, con un aumento potenziale di circa il 245%. Un aggravio enorme per chi già affronta sacrifici quotidiani.
Senza un’alternativa equivalente, i pendolari rischiano di dover spendere molto di più oppure scegliere collegamenti più lenti, trascorrendo anche sei-otto ore al giorno in viaggio, sottraendo tempo al riposo e ai propri figli.
Ferrovie dello Stato è un gruppo a controllo pubblico: non può ignorare l’interesse collettivo e perseguire scelte commerciali che penalizzano chi utilizza il treno per lavorare. È uno dei tanti drammi di un Governo che, invece di intervenire, lascia fare, rinunciando al proprio dovere di tutelare i cittadini.
Per questo, trasmetterò una richiesta ufficiale al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e all’assessore regionale ai Trasporti, per informarli della gravità della situazione e sollecitare un’azione istituzionale concreta nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dei vertici di Ferrovie dello Stato. È necessario richiamare le istituzioni e l’azienda alle proprie responsabilità e ottenere risposte prima della cessazione delle vendite.
Chiediamo al Governo, al ministro dei Trasporti e ai vertici di Ferrovie dello Stato di mantenere il Carnet Smart o introdurre una soluzione alternativa con condizioni economiche e flessibilità almeno equivalenti, senza penalizzare ulteriormente i pendolari.
Il diritto al lavoro non può trasformarsi in un lusso. I pendolari sono esausti: servono fatti, non promesse.
*Nino Simeone*
Consigliere regionale e capogruppo “Fico Presidente”















