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NAPOLI – Al primo semestre 2022 sono 10.111 i permessi premio concessi a detenuti. In tutto il 2021 sono stati 16.158. Ulteriori dati ci dico che nel secondo semestre 2022 sono stati oltre 9mila i permessi concessi facendo segnare un più 20% rispetto all’anno precedente. Il numero maggiore, nei primi sei mesi del 2022, riguarda i detenuti in Lombardia (2729) e a seguire Toscana (1261), Piemonte (964), Campania (819), Sicilia (811). Sono i dati più aggiornati di fonte del Ministero Grazia e Giustizia che – commenta il segretario generale S.PP. –Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di Giacomo – dopo il gravissimo ed efferato omicidio di due donne nel Catanese ad opera di un ergastolano (che si è poi suicidato) in permesso premio devono far riflettere. In attesa degli “accertamenti urgenti” disposti dal Ministro Nordio ci si deve interrogare sulle responsabilità, tanto più che in contemporanea accade che a senzatetto fiorentino sono stati commutati due mesi di carcere vero per un tentato furto di cibo del valore di 5 euro e 20 centesimi in un supermercato, furto accaduto 17 anni fa. Siamo di fronte ad una giustizia “a due pesi e due misure” che colpisce soprattutto i “poveri Cristi” e concede licenze premio a mafiosi ed ergastolani. In questo clima i nostri politici – dice ancora Di Giacomo – continuano a dissertare sul 41 bis e sui diritti dei detenuti al carcere duro. Per noi sindacato penitenziario invece il duplice omicidio dovrebbe innanzitutto segnare uno spartiacque sul 41 bis e mettere fine definitivamente al clima di buonismo che si sta diffondendo a partire dal “caso Cospito” contro il 41 bis e che trovaterreno fertile in ambienti dell’Unione Europea e nelle campagne sui diritti dei detenuti a regime duro. È dunque tempo che si risponda alla campagna alimentata in ambienti Ue spiegando che non ci possono essere sconti di trattamento per appartenenti alla criminalità organizzata che non solo non mostrano alcun pentimento ma tornano ad uccidere. Altro che permessi premio e detenzione da carcere-hotel a cinque stelle. I familiari delle vittime come il personale penitenziario che ha pagato con la vita il servizio reso allo Stato e gli agenti che sono continuamente aggrediti dicono basta. È ora di finirla con il buonismo.

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