nuove insegne

NAPOLI – “Una delle zone più antiche di Napoli, Pizzofalcone, dove lo scrittore Maurizio De Giovanni ha ambientato una delle sue serie di maggiore successo, ritrova le sue radici culturali e tradizioni nel periodo natalizio.

In un momento storico in cui San Gregorio Armeno tristemente perde la sua identità – raccontano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore radiofonico Gianni Simioli – assurgendo alle cronache sopratutto per trovate commerciali di dubbio gusto come la statuina di Hitler alcuni dei commercianti storici di Pizzofalcone hanno deciso di realizzare insegne e segnaletica dei loro negozi con i nomi in napoletano e così le insegne il barbiere, il fruttivendolo e il salumiere diventano nuovamente: o’ barbiere, o’ fruttaiuolo, o’ salumierè.

E’ un modo diverso anche per attrarre turisti anche in luoghi meno noti ma storicamente importantissimi e ritrovare la propria identità napoletana che alcuni concittadini stanno svendendo senza ritegno e senza pensare al futuro. Via della Solitaria dove si è creata questa prima iniziativa infatti prende il nome da Villa della Solitaria, dove venivano accolte le orfane e le vedove dei soldati spagnoli Mentre molti locali storici e librerie napoletane stanno chiudendo o hanno chiuso per fare spazio in nome del profitto a tutti i costi a catene commerciali e marchi mondiali che però nulla hanno a che vedere con le tradizioni napoletane e con il motivo per cui tanti turisti vengono a Napoli.

La battaglia è quella di sostenere anche le origini e le tradizioni cittadine con piccole ma significative azioni in difesa della storia e della lingua napoletana. Il giusto business legato al turismo e anche la mercificazione di luoghi storici della città non deve spingere la popolazione a svendere le nostre tradizioni, la nostra lingua e le nostre peculiarità. Senza queste caratteristiche e con negozi e locali uguali a quelli che ci sono nel resto del mondo il flusso turistico potrebbe fermarsi in tempi rapidi mentre noi vogliamo che duri a lungo e permetta un nuovo sviluppo sociale e culturale per i napoletani”.

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