SORRENTO – La penisola sorrentina, durante la Settimana Santa, racchiude un susseguirsi di eventi che mettono in mostra storia, fede e tradizione di un popolo che, all’alba del terzo millennio, guarda ancora con trepidazione ad un polveroso paesello della Galilea, da cui è nata la Redenzione. Culto che trova il suo culmine nelle numerose processioni che si organizzano. Riti suggestivi imperniati di misticismo e religiosità popolare. Incappucciati, lampioni, cori polifonici, bande con le loro struggenti marce, croci e simboli della Passione, stendardi e gonfaloni, rendono il dies terribilis pregno di pathos e di rituali sacri.

E quest’anno, il Comune e la Fondazione Sorrento, vogliono rendere omaggio a queste manifestazioni che caratterizzano la fede degli abitanti della Costiera attraverso una mostra allestita nelle sale di Villa Fiorentino e curata da Massimo Fiorentino, priore dell’arciconfraternita di Santa Monica, a Sorrento. Una esposizione che attraverso immagini e simboli vuole esprimere il sentimento di gratitudine delle istituzioni e della popolazione nei confronti di chi è riuscito a mantenere accesa quella fiaccola di conoscenza che viene a noi dalla notte dei tempi. La mostra non si focalizza solo sui suggestivi riti che animano la Costiera, ma mette in risalto anche l’attività delle confraternite degli altri Paesi che si bagnano nell’area del Mediterraneo, come la Spagna. Tutto ciò che è in mostra è autentico. Le foto d’epoca all’albumina, le incisioni, gli acquerelli, gli statuti dei sodalizi sono originali. Interessante è la raccolta dei tanti medaglioni. Il materiale esposto è il risultato di oltre cinquant’anni di ricerca appassionata di tutto quello che orbita intorno al mondo confraternale. Documenti preziosi che permettono alle nuove generazioni di scoprire un modus vivendi che per secoli ha scandito la vita di oscuri confratelli, con la loro partecipazione a quelli che erano gli obblighi e le varie iniziate promosse dai pii sodalizi. Per avvicinare ancora di più residenti e turisti a questi affascinanti culti, nei giorni in cui sarà aperta l’esposizione, è in programma una prova del Miserere sulle scale di Villa Fiorentino per consentire a tutti di assistere.

Un’iniziativa che vuole ripercorrere il profondo sentimento religioso che Sorrento e la sua penisola hanno sempre avuto. Da Vico Equense a Massa Lubrense ci sono moltissime chiese e cappelle, così come tanti sono i conventi ed i monasteri. È proprio in questi luoghi di culto che sono sorte le confraternite, associazioni di laici aventi fini di pietà e di devozione, dove, a differenza di quelle monastiche, i consociati, non sono obbligati a vita in comune, e non emettono voti. Incerta è la loro origine ma di sicuro prendono spunto dal movimento mistico dei Flagellanti, o Disciplinanti, da “disciplina”, un mazzo di cinque cordicelle, in ricordo delle piaghe di Gesù, sorto per volere dell’eremita Raniero Fasani in Umbria nel 1260. Quando questo movimento si esaurì, nacquero e si svilupparono le compagnie o meglio ancora, le confraternite, tutte mosse da un forte senso di associazione religiosa che pervase ogni ceto sociale.

A seconda delle regioni, furono denominate fraterie, confraterie, gilde, collecta, sodalità, scholae, estaurite, congreghe, congregazioni, compagnie e centurie. Le confraternite ebbero una grande diffusione tra il quattordicesimo e il diciottesimo secolo, contribuendo alla crescita sociale e culturale della società, edificando ospedali e ospizi, orfanotrofi e conservatori. Organizzazioni che si possono definire figlie delle corporazioni medievali. Molto del loro patrimonio culturale è giunto fino ai nostri giorni, superando le mode e le difficoltà dei tempi presenti.

“La conferma dell’esistenza nella penisola sorrentina di molti sodalizi è data anche da un editto del 1825 dell’arcivescovo Gabriele Papa, da cui si evince che a Sorrento, in quel tempo, erano presenti quindici confraternite, una a Capri, una ad Anacapri, otto nella zona di Massa Lubrense ed otto in quella di Vico Equense, insieme a tre Monti dei Morti – spiega il priore Fiorentino -. Nel febbraio del 2024, sono ben 40 quelle operative sul territorio della penisola sorrentina. La maggior parte di esse portano avanti le tradizioni popolari della Settimana Santa, con riti che prevedono un cerimoniale ampio e solenne. Ogni momento si ripete con un copione non scritto a cui tutti attingono, quasi a voler marcare il senso di appartenenza al territorio.

Legame forte, quasi sacrale, con quello che rappresenta un fil rouge indissolubile che unisce le diverse generazioni. Importante è esserci, partecipare, rivivere quei momenti topici che tanto hanno di quel sentimento che si annida nelle cosiddette espressioni di religiosità popolare”. E sono proprio questi sentimenti che l’esposizione di Villa Fiorentino vuole mettere in risalto. “Siamo felici di ospitare un evento che saprà mettere in evidenza lo spirito comunitario che lega da sempre gli abitanti della penisola sorrentina – evidenzia l’amministratore delegato di Fondazione Sorrento, Alfonso Iaccarino -. Sono proprio questi antichi riti pasquali tramandati di padre in figlio a riflettere l’amore ancestrale che ognuno di noi nutre per la propria terra d’origine. Siamo certi che il percorso allestito saprà risvegliare ricordi ed emozioni nei visitatori”.

“Fare turismo di qualità, obiettivo particolarmente a cuore alla nostra amministrazione sin dal momento del suo insediamento, implica la riscoperta e la valorizzazione delle identità culturali e delle tipicità del territorio – aggiunge il sindaco Massimo Coppola -. E i riti della Settimana Santa costituiscono un elemento fondante della identità e della tipicità di Sorrento e di tante altre cittadine. Tramandati di generazione in generazione sono giunti fino a noi; chiunque abbia modo di assistervi, cittadino o turista, ne resta visibilmente colpito, ammirato e commosso. La mostra di Villa Fiorentino raccoglie ed espone fotografie ed ogni altro utile materiale, in modo che il visitatore possa meglio comprendere origini, natura, funzioni ed importanza dei riti della Settimana Santa. Ringrazio pertanto tutti quelli che, a diverso titolo, hanno collaborato alla realizzazione dell’esposizione e, in particolare, ringrazio di cuore Massimo Fiorentino, che a titolo gratuito ha curato e coordinato l’evento”.

La mostra, dal titolo “Venerdì Santo – sacco, cilicio e scapolare, genesi di un movimento penitenziale”, sarà aperta, con ingresso gratuito, dal 24 febbraio al 31 marzo 2024 tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, mentre il sabato e la domenica la chiusura serale è posticipata alle 20.

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