SALERNO – Con pastorali, arie con flauto e brani vocali sacri del ‘700, di ispirazione natalizia verrà inaugurato il “Dicembre sacro” della Associazione Gestione Musica, nell’ambito di Salerno Classica firmata dal violoncellista Francesco D’Arcangelo, che la porta a spaziare tra i diversi generi musicali e prestigiosi ospiti, puntando a recuperare i valori della musica in un’ottica di dinamicità, innovazione, esperienza e dialogo, che ha portato la direzione ad ottenere il finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo per un triennio.

Sarà il gioiello barocco salernitano, la Chiesa di San Giorgio, ad ospitare sabato 2 dicembre, alle ore 20,30 con libero ingresso, l’Ensemble “Le Musiche da Camera” di Napoli composto dal sopranista Francesco Divito, il mezzosoprano Rosa Montano, unitamente a Renata Cataldi al traversiere e Egidio Mastrominico al violino barocco di concerto, Giuseppe Grieco al violino barocco, Leonardo Massa violoncello barocco e Debora Capitanio clavicembalo – che presenterà il concerto In Nativitate Domini – musica per il Santo Natale nella Napoli del ‘700. Il programma principierà con una pastorale a due violino e basso continuo, che inaugurerà un viaggio musicale nella Napoli del tempo, il centro del mondo, con le sue cadenze, le sue credenze, il sacro e profano, e i ritmi. E si, perché le pastorali hanno un’anima di danza popolare. E’ noto che il diretto contatto col dio, nella tarantella, in epoca contro-riformista, fece abolire dalla Chiesa, quella particolare tradizione, una mescolanza di sacro e profano, di pagano e cristiano, di banchettare e danzare in chiesa dallo scoccare della mezzanotte della notte di Natale, fino all’alba del giorno successivo, per celebrare il ritorno alla luce. E non è certamente un caso che le pastorali natalizie, presentino cadenze ritmiche più prossime alla danza che al canto liturgico. Nell’abituale eclettismo della Chiesa, rientrano anche le pastorali, che per continuare ad attirare i fedeli alle funzioni, vennero trasformate nelle cantate barocche, che conservano lo stesso impianto ritmico della pastorale e, quindi, della tarantella e qui il cerchio si chiude. SeguiràSperno Gregem, duetto dal Mottetto a due voci per il Santo Natale di Carmine Giordano. A seguire la sinfonia da camera op.2 n°6 in Si Bemolle di Nicolò Porpora, autore non affatto casuale di queste eccellenti pagine denotanti per di più una profonda conoscenza del “genere” nelle sue peculiarità funzionali e nelle sue tecniche particolari. Queste sinfonia dal titolo arcaicizzante pre-corelliano è la chiave di volta dell’intera civiltà strumentale barocca. Allegri sontuosamente polifonico e casta asciuttezza dal disegno corelliano nei tempi lenti nel raffinatissimo intreccio irto di dissonanze, ove il campione del melodramma Porpora, melodista e maestro di canto, si mimetizza dietro il suono dei violini, cui fa dono talora di mirabili effusioni liriche. Indi ascolteremo l’aria e pastorale che offre il titolo alla serata da In Nativitate Domini di Gennaro Manna, Lectio prima, affidata al sopranista e la seconda Secondo Notturno, per alto con i violini, datata 1743, partitura impreziosita da elementi dello stile galante e del pre-classicismo, unitamente alla particolare attenzione della valorizzazione del timbro degli strumenti nell’accompagnamento delle voci. Ancora un omaggio a Nicolò Porpora con il Concerto per flauto traverso, violini e basso in Do magg. Opera di altissimo livello qualitativo, con tono non severo, ma di agile scrittura, in tre movimenti e occasionali concessioni allo stile galante, tipico di quei musicisti “emigrati” all’estero, che si allinearono alle tendenze dell’ambiente, in cui di volta in volta operano. Così il Porpora assimila la tendenza alla sintesi dei gusti prima e degli stili poi, che è linea continua della produzione francese e tedesca di cui chiaro esempio sono le tesi esposte da Quantz nel trattato “Versuch einer Anweisung, die Flote traversiere zu spielen” e che intuiamo in queste pagine. Chiusura con Nicola Fago, detto il Tarantino, maestro di musicisti quali Niccolò Jommelli e Leonardo Leo, con il mottetto a due voci “Quid Hic Statis pastores”. Un’opera, questa, fedele alla grande tradizione polifonica napoletana, adattata alle esigenze dello stile settecentesco rivelante la completa padronanza della tecnica contrappuntistica, ove si riflette l’influsso di Alessandro Scarlatti, lo stile elegante e ineccepibile sul piano formale.

Il 16 dicembre, Salerno Classica con il suo Dicembre Sacro, illuminerà Battipaglia. Il coro Casella preparato da Caterina Squillace unitamente al coro Estro Armonico guidato da Eleonora Laurito, con l’Orchestra Ico 131 della Basilicata con sul podio Francesco D’Arcangelo, e con solisti il soprano Antonella De Chiara, il mezzosoprano Michela Rago, il contralto Beatrice Amato, il tenore Francesco Napoletano e il baritono Roberto Costabile, saranno protagonisti dell’Oratorio de Noël Op.12 di Camille Saint-Saëns, datato 1858, che verrà eseguito nella Chiesa di San Gregorio VII alle ore 19,30. Nel racconto musicale della Venuta del Redentore, della Nascita del Dio fattosi Carne, fattosi Bambino, sembra scorrere il Presagio del motivo di tale Incarnazione; nella sottile vena malinconica, nascosta in meravigliose melodie, si percepisce l’Annuncio del tragico epilogo della vita di Gesù, come anche la r promessa della Gloria futura del Re dei Re e di quella del Suo popolo. l’Oratorio, interamente in latino, è per coro di quattro voci miste, un quintetto vocale, un’orchestra d’archi, arpa e organo. In calce al Prélude introduttivo si legge la dicitura “Dans le style de Sébastian Bach” anche se il nome di Bach resta solo un omaggio. L’Oratorio de Noël si compone di dieci parti ed inizia con un Preludio Orchestrale in forma di una Ninna-nanna Pastorale. Nel secondo movimento, troviamo un recitativo con coro, nel quale soprano e tenore, alternandosi, recitano il testo dell’annunciazione di S. Luca, dapprima come una semplice salmodia “elaborata”, poi in maniera sempre più espressiva. Il coro erompe nel Gloria. L’Aria seguente, l’Expectans è affidata al mezzosoprano, introdotta dall’organo e dal violoncello solista, nel quale la parola sembra suggerire l’attesa della Venuta del Messia. Segue la rivelazione di Pietro circa la Venuta di Cristo, evocata dal tenore e dalle voci femminili. Il successivo brano, è un duetto per soprano e baritono, un Largo sul testo del “Benedictus” della Messa. Qui abbiamo il tacet degli archi e nell’introduzione per la prima volta si sente l’arpa in duo con l’organo. Il sesto numero è il “Quare fremuerunt gentes”, un vigoroso corale che proclama lo “sdegno dei pagani”, sottolineato da un accompagnamento quasi ostinato dell’orchestra che sfocia nelle sonorità dell’invocazione liturgica alla Santa Trinità: il “Gloria Patri”. Il brano successivo, è lo “Splendore dei Santi”, un trio per soprano, tenore e baritono, Tecum Principium, sostenuto dall’arpa e dall’organo. Il Quartetto successivo sfocia in un ritmo danzante a suddivisione ternaria, l’Alleluja, affidato al contralto. Nel Quintetto con Coro Consurge Filia Sion, il penultimo movimento ricompare in forma di Siciliana anche la melodia pastorale del Preludio iniziale. Il Coro Finale Tollite Hostias è un Inno a 4 voci che procedendo in forma omoritmica, in crescendo, glorificando la Venuta del Messia. Finale affidato alla Holberg Suite di Edvard Grieg, un brano composto nel 1884 che vuole essere un omaggio allo scrittore e uomo di teatro Ludvig Holberg, vissuto tra il 1684 e il 1754 e ritenuto personaggio centrale della letteratura danese del suo tempo, tanto da essere definito il Molière del Nord. Grieg ebbe stima per questo autore che era nato nella sua stessa città e per il suo teatro dalle venature ironiche, satiriche e popolaresche e nella Suite ha voluto disegnare, come un prezioso medaglione, cinque momenti musicali nello stile settecentesco, quasi a rievocare in sintesi il clima storico dell’epoca di Holberg. La composizione si apre con un Preludio su ritmi di fanfara, una specie di intrada con andamento simile alla marcia. Seguono poi una solenne Sarabande e una graziosa e piacevole Gavotte, due tipi di danza molto diffusi nel Settecento. Il momento più intensamente espressivo della Suite è l’Aria, così contemplativa, nella sua assorta e pensosa linea melodica mentre il Rigaudon, danza di origine provenzale, conclude in maniera spigliata e brillante il lavoro di Grieg di gusto vagamente naìf nella sua misurata rivisitazione dell’antico rococò.

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