NAPOLI – Continua We love Enzo: da venerdì 19 gennaio ore 20.30, in Sala Assoli si prosegue con la rassegna dedicata alla lingua scenica di Enzo Moscato. In questa seconda tappa, che cade a pochi giorni dalla dolorosa scomparsa dell’autore, Cristina Donadio, attrice che ne ha incarnato in diverse occasioni la poesia scenica, porterà sul palco, insieme a Vincenza Modica e a Enza Di Blasio, Co’Stell’Azioni. Lo spettacolo, rappresentato per la prima volta da Moscato tra Natale Capodanno dell’anno 1995/1996 – ispirato dall’installazione in Piazza Plebiscito dell’incantata, bianca, Montagna di sale di Mimmo Paladino – si incontrerà e sconfinerà con un’altra opera dell’autore, Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico, poetico pensiero teatrale dedicato al più carnale e intimo sconvolgimento politico che mai abbia colpito Napoli: la Rivoluzione Giacobina del 1799. Repliche sabato 20 gennaio ore 20.30 e domenica 21 gennaio ore 18.00. Costo del biglietto: intero 18 euro; ridotto 14 euro. Promo card We Love Enzo: 2 spettacoli We love Enzo a 24 euro. Per info e prenotazioni: 345 467 9142 – assoli@casadelcontemporaneo.it

«Liberamente tradotta dall’opera poetica dell’irregolare Jean Cocteau, coll’apporto di un fantasioso idioma italo-napoletano, gelido e al contempo infuocato, passionale e liricamente minaccioso, il testo narra o de-narra del difficile confine tra vivi e morti, parola e sua negazione, libertà e prigionia, come pure della necessità di scavalcarlo – spiega l’autore. Tracciando così un percorso, accidentato ed ellittico, tra coppie espressive di opposti: anarchia e rigore, senso e non-senso, dis-ordine e appello disperato al suo contrario. Per la conquista, forse – o la sua illusione – di uno sguardo autentico all’anima. Non imperscrutabile ed oscura cosa in sé – come sempre fu detta dai filosofi – ma, semmai, punto d’inter–sezione, concreta quanto vera relazione, fra l’interno e l’esterno di noi stessi, magicamente tra-sognati/sfigurati l’uno dentro l’altro».

Oltre a Co’Stell’Azioni, e quasi come se nascesse all’interno di esso, Cristina Donadio, Vincenza Modica e Enza Di Blasio porteranno in scena anche Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico: «Enzo amava gli sconfinamenti, i trapassi, l’andare e venire dagli altrove e, anche in questo caso, c’è un andare e venire da un lirismo a un altro, quello di Co’Stell’Azioni e di Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico. Come facemmo con Enzo, saremo anime vedette e queste anime faranno da apripista al mondo dei morti, che improvvisamente irrompe in quello dei vivi. Ma chi sono questi morti? Sono i martiri della rivoluzione del 1799, sono le anime che raccontano frammenti di quella storia: il teatro di Enzo è fatto di schegge, schizzi e porteremo in scena gli schizzi di quella rivoluzione declinati al femminile. Con delle schegge tratte anche dalla versione radiofonica che ne facemmo per Radio 3, dove c’è anche la voce di Enzo e soprattutto la coralità, perché Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico è un testo cantato, recitato, espresso in mille modi. Ancora una volta portare in scena i testi di Moscato sarà un viaggio: Enzo ci ha insegnato a viaggiare nelle parole, quelle scritte e quelle dette. E ora siamo in Mare aperto, guardando le costellazioni, con Enzo che è una costellazione e quindi è lì… ».

«Il senso di continuare di We love Enzo è nell’idea stessa del teatro, perché il teatro è quella cosa che continua a vivere al di là degli avvenimenti – continua Cristina Donadio. La scomparsa di Enzo è solo un mutamento, e come raccontava lui stesso, il mutamento e l’assenza non sono altro che poesia; quindi, adesso, Enzo è il suo pensiero poetico, politico, etico, esistenziale. E il suo pensiero non può essere interrotto. Da qui la necessità di continuare, senza nulla togliere alla gioia insita in questo progetto. We love Enzo è un modo per esprimere tutto l’amore, la gratitudine, la riconoscenza e la felicità di potersi appropriare dei testi di Moscato. Questo è stato l’anno scorso e questo continua ad essere quest’anno. In questo momento, certo, si avrebbe bisogno di stare chiusi a riflettere sulla portata di questa assenza, ma viverla in palcoscenico, per me, ha un valore ancora più profondo».

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