NAPOLI – Arriva a Napoli, lo spettacolo vincitore del Premio Ubu 2023 come “miglior nuovo testo italiano”: Via del Popolo, scritto e interpretato da Saverio La Ruina, pluripremiato artista calabrese, che da venerdì 23 fino a domenica 25 febbraio sarà sul palco di Sala Assoli (venerdì e sabato ore 20.30; domenica ore 18.00). Prodotto da Scena Verticale, il lavoro teatrale si avvale del disegno luci di Dario De Luca, dell’allestimento di Giovanni Spina; mentre il dipinto è opera di Riccardo De Leo. Il racconto scenico è ambientato in un tratto di strada di una cittadina del Sud che un tempo brulicava di attività: è un percorso che dal passato conduce ai giorni nostri. Ma Via del popolo è anche una riflessione sul tempo: «il tempo che corre ma che non dobbiamo rincorrere ma trascorrere». Costo del biglietto per gli spettacoli: intero 18 euro; ridotto 14 euro Per info e prenotazioni: 345 467 9142 – assoli@casadelcontemporaneo.it
Sabato 24 febbraio ore 18.00, nell’ambito di Altre Visioni, segmento di programmazione sulle relazioni estetiche e materiali fra scena e schermo, curata da Angelo Curti, è prevista la proiezione dal film Polvere con Saverio La Ruina e Roberta Mattei, per la regia di Antonio Romagnoli. Opera prima di Romagnoli, a partire dall’omonimo testo teatrale di La Ruina (premio Enriquez 2015, come migliore attore e miglior testo; premio Lo straniero 2015; premio Annibale Ruccello per la drammaturgia 2016), Polvere è la storia di un uomo e una donna e di un percorso di violenza e manipolazione lento e inesorabile. Sarà presente l’attore e sceneggiatore del film Saverio La Ruina. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Via del Popolo accende le luci su due uomini che percorrono la medesima via: un uomo del presente e un uomo del passato. Il primo impiega 2 minuti per percorrere 200 metri, il secondo 30. È la piccola città italiana a essere cambiata, è la società globalizzata. Un tempo vi erano due bar, tre negozi di generi alimentari, un fabbro, un falegname, un ristorante, un cinema. Ai negozi sono subentrati i centri commerciali e la fine della vendita al dettaglio ha portato via posti di lavoro, distruggendo un modello sociale ancora basato sulle relazioni personali. “A cu appartènisi” – chiedevano i vecchi paesani – “a chi appartieni?”. E dalla tua risposta ricavavano le informazioni essenziali sulla tua identità. Via del Popolo è il racconto di un’appartenenza a un luogo, a una famiglia, a una comunità. Ma quei duecento metri rappresentano anche un percorso di formazione in cui sono gettate le basi della vita futura, dal quale emergono un’umanità struggente, il rapporto coi padri, l’iniziazione alla vita, alla politica, all’amore.

Polvere prova a indagare sulla violenza psicologica, che a volte si nasconde dietro ad una coltre di normalità e che spesso copre i segreti e i non detti di un rapporto malato. Lui è un fotografo, impegnato in un reportage sulla condizione delle donne indiane, mentre Lei è un’insegnante reduce da un lutto. Dapprima il ‘mostro’ è tenuto nascosto. Poi, pian piano, diventa subliminale manipolazione fino a quando l’argine si rompe ed emergono in maniera sempre più dirompente possessività, gelosia, mania di controllo. Un inferno in cui lui fa sprofondare lei con inesorabile continuità. La loro recente storia d’amore è apparentemente come tante: cene, amici, progetti e racconti intimi. Tutto però piano piano cambia. Quanta polvere si può sedimentare sotto un tappeto, senza che ce ne accorgiamo? Cosa c’è al di là della realtà che ci appare ad un primo sguardo?

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