Prosegue la seconda edizione di Manifesti per un cinema libero, rassegna cinematografica a cura di Armando Andria e Gina Annunziata inaugurata a Napoli il 19 ottobre.
L’iniziativa, promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026, è organizzata dall’Associazione culturale H12 e attraverserà sessant’anni di storia del cinema proponendo film e incontri intorno al Terzo Cinema, seguendo le tracce dell’immagine libera e militante. La rassegna, che conta sulle collaborazioni con Fondazione Cineteca di Bologna, The Film Foundation, World Cinema Project e Association Jocelyne Saab, porterà a Napoli versioni restaurate di alcuni dei più grandi capolavori del cinema africano, sudamericano e asiatico.
Dopo l’apertura con Il dio nero e il diavolo biondo di Glauber Rocha, venerdì 23 ottobre lo sguardo si sposta in Tunisia e lo fa con il primo ospite internazionale della rassegna, il regista e produttore tunisino Mohamed Challouf.
Alle ore 10, all’Accademia di Belle Arti, Challouf, fondatore nel 2018 di Ciné-Sud Patrimoine, associazione per il restauro e la promozione del patrimonio cinematografico africano e arabo, terrà una masterclass intitolata “Panafricanismo cinematografico: genealogie e restituzione di un patrimonio”, realizzata in collaborazione con la Scuola di cinema dell’Accademia.
[*** riflessione sulla memoria, sugli archivi, e la storia] Durante la lezione, Challouf rifletterà sull’importanza politica restituire al pubblico il patrimonio audiovisivo africano e arabo. Una lettura del restauro filmico in chiave decoloniale, in perfetta linea con l’approccio propugnato dal Terzo Cinema.
La masterclass sarà preceduta dalla proiezione del documentario di Challouf Tahar Cheriaa à l’ombre du baobab (2015), ritratto intimo di Tahar Cheriaa, indiscusso padre del panafricanismo cinematografico e fondatore, nel 1966, delle Giornate Cinematografiche di Cartagine (J.C.C.). Il film nel raccontare la figura di Cheriaa esplora anche la sua amicizia con i pionieri del cinema africano, da Ousmane Sembène a Moustapha Alassane.
«Il cinema documentario mi ha sempre affascinato», riflette Mohamed Challouf, «Fino al 1999, i documentari sulle nostre culture e sul nostro continente venivano realizzati quasi esclusivamente da una prospettiva esterna. E per me questo rappresentava un ostacolo alla creazione di una memoria cinematografica africana con un punto di vista africano».
La sera, alle ore 21, al Multicinema Modernissimo, Challouf introdurrà L’uomo di cenere (1986), esordio cinematografico di Nouri Bouzid, artista poliedrico incarcerato dal governo tunisino dal 1973 al 1979 per la sua militanza nel gruppo di sinistra radicale GEAST (Groupe d’Études et d’Action Socialiste Tunisien). Un’esperienza di detenzione e tortura che segnerà profondamente la sua visione artistica e lo porterà a imbracciare la macchina da presa realizzando il suo primo film.
Ambientato a Sfax, nella Tunisia degli anni Ottanta, L’uomo di cenere è tra le prime opere del cinema arabo a rompere il silenzio sulla repressione dell’omosessualità e sugli abusi sui minori. Presentato a Cannes e accolto in patria da una violenta campagna di stampa e minacciato di censura, il film vinse il Tanit d’Or alle Giornate Cinematografiche di Cartagine, imponendosi come opera fondativa del nuovo cinema tunisino. L’uomo di cenere sarà presentato a Napoli nel restauro realizzato nel 2025 dalla Cineteca di Bologna con Cinétéléfilms e la Cinémathèque royale de Belgique.
Si prosegue lunedì 26 ottobre, alle ore 19, al Multicinema Modernissimo, con The Razor’s Edge (1985) di Jocelyne Saab. Primo lavoro di finzione della giornalista e documentarista che si era imposta all’attenzione internazionale tra il 1976 e il 1982 con la “Trilogia di Beirut”, un ciclo di documentari che raccontava con rigore etico gli orrori della guerra civile in Libano.
Con The Razor’s Edge, Saab passa al cinema di finzione scrivendo il film insieme a Gérard Brach (già collaboratore di Ferreri, Antonioni e Polanski) e ambientando una storia d’amore impossibile nella Beirut Ovest devastata dalla guerra civile libanese.
Presentato nel 1985 alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, e poi più volte rimontato, il restauro in 4K di The Razor’s Edge, realizzato nel 2025 dall’Association Jocelyne Saab, con la Cinémathèque suisse e la Cinémathèque québécoise, restituisce oggi la versione originale voluta dall’autrice.
La proiezione sarà introdotta da Iain Chambers, professore emerito di Studi culturali e postcoloniali all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale.
Mercoledì 28 ottobre, alle ore 12:30, l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale ospiterà Sara Borrillo, Alessia Carnevale, Iain Chambers ed Ersilia Francesca che animeranno un seminario intitolato “Cinema, politica e questioni di genere: uno sguardo transnazionale”. Realizzato in collaborazione con MEGAMAPS – Mapping Emerging Gender Artivism in the Mediterranean Arab Public Space, progetto dell’Orientale, l’incontro andrà a rileggere l’eredità delle pratiche cinematografiche militanti alla luce delle forme contemporanee di attivismo artistico e di genere, chiedendosi quali strumenti critici e immaginativi il Terzo Cinema possa offrire ancora oggi a chi lavora sui margini, sui corpi e sulle soggettività escluse dalle narrazioni dominanti.
Venerdì 30 ottobre, alle ore 21, si torna al Multicinema Modernissimo, per Report to Mother (1986), l’ultimo film di John Abraham, figura di culto del Nuovo Cinema Indiano.
Prodotto dall’Odessa Collective con una raccolta fondi condotta villaggio per villaggio, Report to Mother porta alle estreme conseguenze l’idea di un cinema del popolo.
Con un intenso bianco e nero, che mescola finzione, memoria e materiale d’archivio, Abraham filma nel Kerala degli anni Ottanta la parabola e il disincanto del movimento naxalita, la ribellione indiana di ispirazione maoista, con una macchina a mano che discende dritta dal Terzo Cinema e dalla lezione del maestro Ritwik Ghatak.
Considerato tra i vertici del Parallel Cinema indiano, Report to Mother torna in sala nel restauro in 4K della Film Heritage Foundation, presentato lo scorso maggio a Cannes Classics.
Il film sarà introdotto dall’artista e ricercatrice Alessandra Cianelli, parte del Centro Studi Postcoloniali e di Genere dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale.
Dopo una breve pausa, Manifesti per un cinema libero proseguirà a novembre.
Lunedì 9 novembre, infatti, arriverà a Napoli Laura Citarella, una delle figure più riconosciute del cinema d’autore internazionale.
Alle ore 19, al Multicinema Modernissimo, la regista argentina presenterà Trenque Lauquen – 1ª parte, opera acclamata alla Biennale di Venezia del 2022 e prodotta da El Pampero Cine, compagnia di produzione indipendente che dal 2002 reinventa dal basso le possibilità del cinema narrativo con mezzi indipendenti e un metodo di lavoro corale. Un’eredità contemporanea del Terzo Cinema, nata a Buenos Aires dalla precisa volontà di sperimentare e rinnovare le pratiche del cinema argentino a partire da un’indipendenza radicale dalle fonti di finanziamento convenzionali. La presenza a Napoli di Citarella sarà arricchita da un workshop gratuito di quattro giornate rivolto a 12 filmmaker under 35 selezionati tramite bando.
Da martedì 10 a venerdì 13 novembre, infatti, al Riot Studio, Laura Citarella ed Ezequiel Pierri, produttore, regista, anch’egli esponente di El Pampero Cine ed interprete di Trenque Lauquen, condurranno un laboratorio fedele al metodo del collettivo argentino. I due cineasti guideranno i partecipanti lungo l’intero percorso di filmmaking, partendo da una situazione reale per costruire insieme, con un approccio pratico, un possibile progetto filmico. Il workshop è curato da Ladoc, che in questi anni, con i laboratori di Béla Tarr (2024), Mohsen Makhmalbaf (2025), Michelangelo Frammartino (2026) e Ali Asgari (2026), si è distinta per il lavoro di formazione per giovani registi e registe.
L’agenda di Manifesti per un cinema libero si concluderà venerdì 13 novembre con un doppio appuntamento. Alle ore 10:30, all’Accademia di Belle Arti, Citarella e Pierri ripercorreranno il proprio percorso artistico con una masterclass moderata da Andrea Inzerillo, direttore artistico del Sicilia Queer filmfest. A seguire, alle ore 21, al Multicinema Modernissimo sarà proiettato Trenque Lauquen – 2ª parte, a cui seguirà un incontro tra la regista Laura Citarella e il pubblico in sala.
Tutti i film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano.
Ingresso alle proiezioni al Multicinema Modernissimo: 5 euro.
















