NAPOLI – La Fondazione Idis da anni organizza “Futuro Remoto”, un momento d’incontro e di confronto sulle tematiche di maggiore interesse per il nostro “futuro remoto” e anche prossimo.

Una delle filiere che più chiede attenzione non solo in Italia è quella chiamata “dalla terra alla tavola”, che spazia dall’agricoltura, alla gastronomia, all’enoturismo, alla nutrizione.
Il settore è in crisi, non tanto o non solo per il Covid e l’aumento dei prezzi, quanto per l’effetto che la borsa merci determina sulla cultura gastronomica e agricola dell’intero settore. Se il prezzo delle materie prime è uguale, allora dovremmo prendere atto che tutto è uguale, che non c’è differenza fra prodotti e non c’è legame con il territorio.
Noi diciamo che il prodotto italiano è migliore, quindi allo stesso tempo ammettiamo che possano esistere delle differenze, ma ricadiamo nell’errore di sostenere che tutto quello che è italiano è uguale.
Ne deriva, pertanto, che non conosciamo i fattori che influenzano il livello qualitativo e tantomeno i parametri da analizzare per poterlo certificare. Se così è, la qualità, o meglio, il livello qualitativo è un fatto casuale. Un vero problema, se pensiamo che l’agiografia regna sovrana nella gastronomia italiana.
Quale futuro allora per il settore?
Da alcuni anni Anfosc, in collaborazione con Università e Istituti di ricerca, ha avviato una serie di studi allo scopo di individuare i fattori che determinano il livello qualitativo, i parametri che permettono di misurarlo e il relativo modello di sviluppo.
Nelle giornate di martedì 6 e mercoledì 7 dicembre, verranno proposti, in forme diverse, gli ultimi risultati di queste ricerche, la variabilità di alcuni prodotti e la distanza che può esistere fra gli estremi.

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