SALERNO – Grazie ad un investimento complessivo di circa 15 milioni di euro sia con fondi privati sia nell’ambito del Piano BUL, Open Fiber ha già connesso 60mila unità immobiliari a Salerno, che risulta tra le città più cablate d’Italia. Tra gli edifici collegati alla rete in fibra ottica di Open Fiber c’è anche lo storico complesso conventuale di San Michele, gestito dalla Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana (Fondazione Carisal). Grazie ad un attento progetto di ristrutturazione e di riqualificazione urbana, oggi l’antico edificio ospita spazi di co-working e promuove diverse iniziative socio-culturali. Nel corso dei lavori di restauro sono state rinvenute antiche mura e venuti alla luce diversi reperti archeologici, pienamente fruibili dai visitatori.

Il complesso San Michele è uno spazio polifunzionale aperto alla città che offre anche soluzioni organizzative per associazioni no-profit, professionisti e aziende. Grazie all’infrastruttura di rete con tecnologia FTTH di Open Fiber che ne valorizza le prestazioni tecnologiche offerte alle diverse tipologie di utenti, oltre mille metri quadrati dell’edificio sono destinati ad ambienti di lavoro condivisi: alcune aziende come la multinazionale NTT Data hanno scelto gli spazi del complesso serviti dalla fibra ottica per la propria sede di Salerno.

IL CONTESTO

Open Fiber nasce per realizzare una rete di comunicazione elettronica in fibra ottica ad altissima velocità, che supera 1 Gigabit al secondo, su tutto il territorio nazionale e aiutare così l’Italia a recuperare il divario digitale con il resto d’Europa abilitando i servizi digitali di ultima generazione.

IL PIANO DI ATTIVITÀ

Open Fiber mira a garantire la copertura delle maggiori città italiane e il collegamento delle aree rurali e industriali, con una rete in fibra ottica, ultraveloce e affidabile, in grado di fornire servizi e funzionalità sempre più avanzati per cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. Non vende direttamente al cliente finale i servizi in fibra ottica, ma è attiva esclusivamente nel mercato all’ingrosso (wholesale only), offrendo l’accesso alla sua rete a tutti gli operatori interessati, a parità di condizioni. Il piano industriale di Open Fiber prevede la costruzione di un’infrastruttura in fibra ottica in tutte le aree in cui il territorio italiano è stato suddiviso:

  • Nelle aree nere, dove si trovano i principali centri urbani, Open Fiber realizza con investimento privato un’infrastruttura in fibra ottica (FTTH – Fiber To The Home) che arriva all’interno di case e uffici. Open Fiber è presente in 240 città di grandi e medie dimensioni, per un investimento di oltre 4 miliardi di euro dedicati alla realizzazione e sviluppo della rete.

 

  • Nelle aree bianche, zone rurali e periferiche in cui gli operatori non hanno dichiarato interesse a intervenire, Open Fiber si è aggiudicata le tre gare pubbliche indette da Infratel Italia (società del Ministero delle Imprese e del Made in Italy) per realizzare e gestire in concessione per 20 anni una rete a banda ultra larga che resta pubblica. In totale, Open Fiber raggiungerà oltre 6.000 comuni in tutte e 20 le Regioni italiane, cablando in fibra ottica FTTH oltre 6 milioni di unità immobiliari tra case, aziende e sedi di Pubbliche Amministrazioni. A fine settembre 2023, Open Fiber ha completato i lavori in circa 4600 comuni.

 

  • Nelle aree grigie, nell’ambito del Piano Italia 1 Giga il Governo ha indetto dei bandi per assicurare un sostegno pubblico alla realizzazione di una rete ultraveloce. Open Fiber si è aggiudicata 8 lotti in gara, che coinvolgono 3.881 comuni in 9 regioni (Campania compresa). Secondo la definizione della Commissione Europea, le aree grigie sono le zone in cui è presente un unico operatore di rete ed è improbabile che nel prossimo futuro venga installata un’altra rete.

A fine settembre 2023, Open Fiber ha connesso circa 14 milioni di unità immobiliari in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home) confermandosi di gran lunga il principale operatore FTTH in Italia, tra i leader in Europa, e il primo tra gli operatori wholesale only del continente.

Sono oltre 300 gli operatori nazionali e internazionali che hanno già stretto accordi commerciali per l’utilizzo della sua rete ultrabroadband. Il piano che Open Fiber sta realizzando in tutte le Regioni italiane rappresenta un volano per l’economia: ogni giorno Open Fiber impiega circa 9.000 persone tra personale e indotto.

OPEN FIBER AL SUD: I DATI DELL’INVESTIMENTO

Il Sud Italia riveste un ruolo rilevante nel piano di Open Fiber. In pochi anni è stato investito oltre 1 miliardo di euro nelle cinque regioni meridionali: Puglia, Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata. Nelle grandi città e nei borghi più remoti, l’azienda ha già messo a disposizione la nuova infrastruttura ultrabroadband per oltre 4 milioni di unità immobiliari.

Le linee attive in tutto il Mezzogiorno sulla rete di Open Fiber ammontano oggi a circa 830mila. Open Fiber alimenta nelle cinque regioni meridionali una forza lavoro di circa mille persone tra tecnici specializzati, operai, progettisti e altre figure professionali legate al mondo delle telecomunicazioni.

LA FIBRA OTTICA, ASSET SOSTENIBILE AL SERVIZIO DI PERSONE E TERRITORI

La sostenibilità è uno degli elementi chiave di Open Fiber, nella sua triplice accezione ambientale, economica e sociale. Una delle caratteristiche più interessanti dell’infrastruttura in fibra ottica è la sua natura di tecnologia a basso impatto ambientale. Il materiale che la compone è, infatti, generalmente sintetizzato a partire dal silicio. Le dimensioni ridotte dei cavi ne permettono la posa attraverso l’utilizzo di tecniche che riducono al minimo i volumi di scavo e le emissioni in atmosfera.

A differenza delle reti in rame, la tecnologia alla base della fibra ottica garantisce prestazioni ottimali in qualunque condizione poiché emette quantità minime di CO2, oltre ad abilitare una serie di attività da remoto che consentono di ridurre l’impatto ambientale. Vari studi internazionali riportano riduzioni di consumo d’energia dell’85% rispetto al rame.

La transizione digitale serve ad abilitare la decarbonizzazione, tanto che proprio l’Unione Europea parla esplicitamente di decarbonizzazione digitale: le reti di Tlc come abilitatori per raggiungere gli obiettivi del Green Deal per il clima e l’ambiente. In quest’ottica, Open Fiber ha intrapreso nel 2023 un percorso per approvare ed emettere entro fine anno un Net Zero Plan che fisserà obiettivi di riduzione delle emissioni “basati sulla scienza”, aderendo all’ambiziosa iniziativa Science Based Target per la quale l’azienda guidata dall’Ad Giuseppe Gola sottoscriverà un impegno nei prossimi mesi. Questo è un impegno concreto dell’azienda a contribuire in maniera diretta alla decarbonizzazione, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi che punta a proseguire gli sforzi per limitare l’aumento massimo della temperatura a 1,5°C.

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