NAPOLI (Di Maria Grazia Narciso) – Negli ultimi decenni la comunicazione, forte di una accelerazione tecnologica, ha subito una trasformazione radicale, di linguaggio, di media, di modalità di fruizione proprio mentre il settore vitivinicolo scopriva la comunicazione.

La filiera del vino ha tradizionalmente privilegiato i canali tradizionali soprattutto Word of Mouth e   Below the line. Gli ultimi anni della nostra storia tuttavia hanno sottoposto produttori e cantine a nuove sfide, accelerando un processo inevitabile quanto particolarmente delicato per questo settore merceologico. L’AI, il Metaverso non sono più un orizzonte ma realtà contingente ed è particolarmente interessante comprendere come professionisti della comunicazione del vino si stanno ponendo rispetto al futuro prossimo.

Nella dieta dei comunicatori più digitale o analogico? Più on o off-line?

 

Il 17 aprile l’Istituto Trento Doc è tornato a Napoli offrendo agli operatori della comunicazione del vino uno spunto di riflessione interessante circa il modello comunicativo più funzionale per il settore. La strategia di marketing dell’Istituto concentra gli investimenti in comunicazione nell’Event Marketing, con la promozione di un touchpoint fisico dove consumatore e prodotto hanno entrano in una relazione disintermediata ed esperienziale.

32 case spumantistiche presentano e guidano la degustazione di 100 etichette  in un walk around tasting a supporto del quale il pubblico può scaricare gratuitamente l’App Trentodoc da App Store e Google Play e ottenere e conservare le informazioni  su ciascuna etichetta.

L’App digitale offre indicazioni per le visite guidate in cantina, informazioni sui punti di interesse gastronomici, naturalistici e culturali, aggiornamenti sugli eventi del vino organizzati dall’Istituto Trento Doc, facilitando il customer journey. Una scheda tecnica introduce l’etichetta, ed è possibile prendere appunti anche offline o personalizzare la navigazione per creare un proprio archivio personale. La geo-localizzazione e l’integrazione con i sistemi di navigazione più diffusi facilitano il raggiungimento delle case spumantistiche per le visite guidate.

 

On e off-line dialogano dando vita ad una esperienza  Omnichannel. Una comunicazione pensata che va in profondità grazie alle masterclass, spin-off consolidate degli eventi del vino.

Ho incontrato  Valentino Tesi, interlocutore d’eccezione, degustatore, relatore AIS, Miglior Sommelier d’Italia nel 2019, esperto e brillante comunicatore del vino, per fotografare lo scenario della comunicazione di settore prendendo spunto proprio dalle attività dell’Istituto di cui è ambasciatore.

Dal punto di vista della comunicazione quali sono le novità di rilievo nella formula dell’evento Trento Doc di Napoli?

La formula è ormai consolidata. L’Istituto porta in giro le case spumantistiche per l’ Italia per far conoscere questo metodo classico trentino. È una grande opportunità perché non sempre si può andare nei luoghi dove nascono i vini, i luoghi d’origine e quindi avere nella propria città  la possibilità di un’ ampia gamma di degustazioni guidate  per un appassionato di vino credo  davvero sia una grande cosa.

Questo per gli appassionati. Per intercettare l’interesse di quelli che ancora non lo sono?

Anche da neofita è un bel modo di approcciare il mondo del vino partendo dal metodo classico e dalle bollicine che sono quei vini più leggeri anche nello spirito. Soprattutto per i giovani che arrivano dal mondo birra e dalla mixology potrebbe essere un ottimo modo per iniziare un percorso di avvicinamento.

Come hai visto cambiare la comunicazione del vino in questi ultimi anni?

Tanto. Il Covid ha aiutato ad accelerare un processo che era già nato. La comunicazione del vino deve arrivare a tutti non soltanto ai tecnici, sommelier e intenditori ma anche a chi di vino ancora è all’asciutto. La comunicazione è efficace quando fa in modo che il messaggio arrivi e per far questo il linguaggio del vino si è modificato, è meno tecnico, non per questo improvvisato ma più rispondente alle esigenze di oggi.

A tuo modo di vedere che percentuale della comunicazione del settore è opportuno che sia on e quanta off-line?

L’on-line è sempre più importante perché si vive tutti connessi con gli smartphone in tasca, è imprescindibile e lo sarà sempre più. Però il vino, questa bevanda particolare, ha bisogno sempre di contatto e convivialità e anche quando le tecnologie andranno avanti rimarrà sempre una fetta off-line ma non so esattamente in che percentuale.

Cosa mi dici rispetto alla AI e al nuovo  orizzonte che l’intelligenza artificiale sta palesando?

L’intelligenza artificiale è sicuramente utile. Per le nozioni e le informazioni sicuramente aiuta e sostituirà l’uomo ma nella parte più strettamente comunicativa, nella quale si deve emozionare e toccare alcune corde, credo che l’uomo sia insostituibile.

Il Metaverso, grande parco giochi o opportunità di conoscenza e di approfondimento?

Io la vedo come una opportunità. Sicuramente sono strumenti che un tempo non c’erano ma che ci saranno nel futuro. Nel mondo del vino è l’opportunità di avere in loco conoscenza senza doversi spostare. Sarà di aiuto ma non bisogna mai prescindere dall’andare nei luoghi dove il vino nasce e prende forma.

In tema di comunicazione, questa volta personale, cosa consigli agli aspiranti o praticanti comunicatori del vino?

Consiglio come base sempre la preparazione, la conoscenza e lo studio e poi da lì creare uno stile personale un proprio modo di essere senza snaturarsi e cercare di imitare nessuno.

Qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri di comunicatore?

Progetti ne ho ma per scaramanzia non li dico. Nell’immediato futuro posso dirti che continuerò a divulgare e divertirmi cercando di trasmettere passione ed entusiasmo per il vino.

Ma i  produttori cosa dicono? “L’evento è riuscito benissimo. Siamo contenti della quantità di persone presenti “– dice  Corrado Semente, Rappresentante di Abate Nero prestigiosa cantina di Trento, che ha portato all’evento 4 etichette.

Soddisfatti anche gli appassionati, soprattutto i Sommelier degustatori, figure cardine della comunicazione del vino, deputati alla narrazione e allo storytelling del prodotto e della cantina. Diego Donnarumma, sommelier e degustatore senior della Associazione Italiana Sommelier, segue da tempo il consorzio ed è fine conoscitore del prodotto.

Diego, un’etichetta tra tutte quelle presenti che ti ha colpito particolarmente?

Compito arduo ma scelgo il Dosaggio Zero di Endrizzi a base Chardonnay 60% e Pinot Noir 40%, 48 mesi sui lieviti. Intenso e fine al naso oltre che di un brillante giallo paglierino nel calice me lo immagino su un piatto di crudi di mare o magari un carpaccio di baccalà che ben si sposano con l’imprinting di frutta croccante, soprattutto mela e crosta di pane. La freschezza del sorso, caratteristica di queste bollicine di montagna, si allunga nel finale lasciando in bocca la sua traccia elegante.

Insomma per un marketer la comunicazione del vino è particolarmente affascinante. La chiave del successo è il touchpoint, un luogo fisico arricchito ma non sostituito dalla sua declinazione virtuale, dove produttori e fruitori possano incontrarsi. Digitale e analogico sono contigui mentre la realtà aumentata promette di amplificare l’autenticità senza mistificarla.

Le opportunità per la formazione, la promozione e la fruizione sono esponenziali, serve solo creatività e competenza.

 

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