NAPOLI – Sud, Identità e futuro”: seconda giornata di studio in Fondazione Banco Napoli, dedicata a impresa e e politica, moderata dal giornalista Maurizio Dente e dal direttore de Il Mattino Francesco De Core, con i messaggi del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e quello del Ministro per le Politiche del Mare e della Protezione Civile Nello Musumeci. Al centro riflessioni sul contributo che i beni culturali e la formazione possono dare per il rilancio della Campania e di tutto il Mezzogiorno, e un polo di sviluppo al Sud, che punti sul mare e sulle materie prime di cui già dispone. 

«Atenei ed Enti di ricerca hanno una straordinaria capacità trasformativa – ha scritto Bernini–  attirano capitale umano, sono motori di sviluppo e spesso sono l’unico fattore di innovazione e di internazionalizzazione del territorio. La loro presenza va oltre le aule e i laboratori, ma ha benefici più ampi sulla società e sull’economia locale e nazionale. La stessa città di Napoli sta vivendo, anche grazie al fermento che anima i suoi centri dell’alta formazione, un momento di felice spinta verso un futuro che non parla più con il linguaggio della crisi e della “questione meridionale” in senso remissivo. Interi quartieri stanno vivendo una stagione di rinascita. Penso alla trasformazione che vede interessato San Giovanni a Teduccio, dove si sta realizzando un modello di università in un contesto multidisciplinare e dove tra poco sorgerà il secondo più potente supercalcolatore italiano. Ma penso anche all’impegno assunto dal Ministero dell’Università e della Ricerca e da tutto il Governo per il recupero sociale e urbano di Caivano. La Fondazione Banco di Napoli si conferma ogni anno uno dei più importanti giacimenti culturali che possiede il Sud Italia. Con interventi nell’ambito socio-economico delle regioni del Sud e dell’educazione, della ricerca scientifica, della promozione dell’arte e della cultura, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la valorizzazione delle potenzialità di questi territori».

«Da politico e uomo del Sud – ha dichiarato in un video messaggio Musumeci – penso che le soluzioni per il futuro del Mezzogiorno risiedano nel suo passato, nelle testimonianze culturali che conserva nelle pietre e nelle carte. Dico basta, a parlare ancora di questione meridionale, non esiste più, è ormai solamente un argomento da tavola rotonda.  E bisogna dire “no” alla industrializzazione che viene da fuori; il Sud deve perfezionare l’agricoltura e alimentare l’industria leggera. La nostra grande industrializzazione si chiama cultura. Abbiamo due grandi vantaggi: una  nuova centralità che ha assunto il mare, con un’economia che sta crescendo e un ministro della cultura meridionale. 

 

Ad aprire i lavori il Presidente della Fondazione Orazio Abbamonte, che ha riassunto i temi della prima giornata, trattati con il Vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. «I problemi del Mezzogiorno – ha dichiarato – sono questioni sopratutto politiche – parliamo di questioni meridionali dai tempi di Francesco De Sanctis. Tra i problemi più gravi: l’impoverimento dei  centri decisionali e la perdita dei grandi istituti bancari di riferimento, come già accaduto con la vergognosa operazione del Banco di Napoli, acquistata negli anni ‘90 per circa 60 miliardi delle vecchie lire. Una cifra molto bassa, inadeguata al reale valore di un istituto che vantava 750 sportelli circa lungo la Penisola. Oggi c’è anche grave carenza di reti di infrastrutture e altra piaga è l’esodo dei cervelli, del capitale umano più preparato. Infine, anche i vincoli europei rendono difficili gli interventi di integrazione e aiuto». 

Un dibattito propositivo nella prima sessione dedicata al mondo dell’imprenditoria, dove è stato ribadito che il futuro del Sud deve essere deciso dalle idee e dalle competenze delle forze imprenditoriali e politiche del Meridione.  

«Siamo un Paese senza una politica industriale – ha dichiarato Costanzo Jannotti Pecci, Presidente Unione Industriali di Napoli –il Mezzogiorno, deve ritrovare una comunità d’intentideve essere integrato in una valida politica industriale ed economica nazionale, in cui sia motore trainante. Occorrono ad esempio linee ferroviarie che consentano al sistema produttivo di essere realmente raccordato con il nord del Paese e con l’Europa».

Al centro del dibattito anche i giovani e il Mercato del lavoro. «Abbiamo di fronte una grande sfida – ha commentato Mauro Ascione Presidente BCP Banca di credito popolare – quella di implementare tutte le risorse a disposizione, prendendo una strada differente rispetto al passato, per rilanciare il territorio. Si potrebbe ad esempio immaginare un “resto al sud” ad personam, per risollevare il mercato del lavoro. Le imprese dimostrano una grande vivacità, è aumentato l’export del Sud. Di contro però, il nostro tessuto, eccellenze a parte, è formato da tante piccole aziende artigianali, spesso a basso livello tecnologico. È necessario formare una classe dirigente adeguata, serve l’impegno di tutti noi a invogliare i giovani a studiare e ad accrescere le proprie competenze».

La seconda sessione, dedicata ad argomenti politici, coordinata da Francesco De Core, ha posto l’attenzione sulle linee direttrici per il futuro, sulle prossime classi dirigenti, sul regionalismo, sulle politiche industriali. Presenti: Fulvio Bonavitacola Presidente Giunta regionale Campania, Michele Emiliano Presidente Giunta regionale Puglia, Francesco Silvestro Presidente Commissione Parlamentare per le questioni regionali,  Sergio Rastrelli Coordinatore Fratelli d’Italia in Campania. 

«Non si deve parlare di questione meridionale – ha detto Rastrelli – esiste oggi una questione nazionale, della quale il Sud può essere la chiave di rottura per il rilancio. Quello che è mancato sino a ora in Italia, e va assolutamente trovato, è il coraggio di una politica industriale». 

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