NAPOLI – La straordinaria penna di James La Motta ha fatto breccia nel cuore del pubblico del Teatro Cilea, regalando una serata indimenticabile in cui il teatro civile si è fuso magistralmente con la più profonda empatia umana. In occasione della “Reunion degli amici di Massimo”, “Voglio il Massimo Show” l’evento dedicato al decennale di Massimo Borrelli, l’eclettico regista e attore ha confermato ancora una volta la sua straordinaria caratura artistica e la sua capacità unica di toccare le corde più intime degli spettatori.
Al centro dei riflettori la messa in scena di “Chella Porta”, l’opera agrodolce scritta, diretta e interpretata da La Motta. Il testo, lucido, profondo e venato di un’autentica sensibilità, ha guidato la platea attraverso un viaggio speculare sul valore del tempo e sulla forza inscindibile degli affetti. Gli spettatori sono stati travolti da una perfetta altalena di emozioni: hanno sentito ed apprezzato il testo e si sono immedesimati fino alla commozione nei passaggi più poetici e riflessivi dell’opera.
La Motta ha condiviso la scena con Giorgio Borrelli, fratello del compianto comico di Made in Sud. L’intesa artistica e l’enorme spessore umano dei due interpreti hanno elettrizzato l’atmosfera, culminando in applausi a scena aperta scroscianti e ininterrotti che hanno accompagnato l’uscita dal palco di James e Giorgio, a testimonianza di un tributo sincero da parte di una platea visibilmente commossa.
Questo ennesimo successo consacra la figura artistica di James La Motta come una delle voci più autentiche, poliedriche e necessarie del panorama teatrale e cinematografico contemporaneo. Attore, regista, sceneggiatore e doppiatore formatosi tra Londra, Roma e Bologna, La Motta dimostra costantemente che l’arte non è mero intrattenimento, ma uno strumento civile e sociale essenziale. Forte dei suoi passati trionfi festivalieri e di una collaborazione sul campo che lo vede da quattro anni al fianco dell’Associazione Voglio il Massimo Onlus, La Motta ha firmato al Teatro Cilea una pagina di grandissimo spessore culturale, dove il ricordo si è fatto opera d’arte e il talento si è messo al servizio dell’anima e a sostegno della ricerca contro una delle malattie del secolo.
















