Istat, rapporto Bes: in Campania si vive meno e peggio che in altre regioni (VIDEO)

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    NAPOLI – L’Istat ha presentato la nona edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile.

    Il volume fornisce un quadro complessivo dei 12 elementi in cui è articolato il benessere analizzati nella loro evoluzione nel corso dei due anni di pandemia.

    Esaminando le differenze tra i vari gruppi di popolazione e tra i territori.

    Sono tanti e gravi i problemi fotografati dai dati in Campania in molti settori.
    E i divari con il resto del Paese restano ancora ampi.

    Il tasso di occupazione ad esempio si attesta al 45%.

    Altissimo il tasso di mancata partecipazione al mondo del lavoro, mentre risulta bassissima la percentuale di trasformazione di contratti da instabili a stabili.

    Per quanto riguarda poi il capitolo scuola.

    Appena il 15,6% di bambini tra 0 e 2 anni sono iscritti all’asilo nido. Sempre la Campania vanta il record negativo di passaggi dalle superiori all’università ed è penultima per competenze digitali della popolazione.

    Ma il capitolo che preoccupa di più è quello che riguarda la salute.

    La Campania infatti compare ancora all’ultimo posto per speranza di vita alla nascita. Con 80,6 anni, 7,2 mesi in meno rispetto alla media di tutto il Sud e delle Isole.

    Nella regione si riscontra il più alto tasso di mortalità evitabile, ovvero tutti quei decessi che si potrebbero prevenire con un’assistenza sanitaria tempestiva ed efficace.

    La Campania occupa inoltre il sesto posto per mortalità infantile, il terzo per percentuale di anziani affetti da patologie croniche fortemente limitanti e il primo per decessi dovuti a tumori in età compresa tra i 20 e i 64 anni.
    Altro tasto dolente è la qualità della vita: i cittadini campani sono terzultimi per quanto riguarda l’aspettativa del numero di anni da vivere senza limitazioni a causa di problemi di salute per i sessantacinquenni.

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