NAPOLI – “Giancarlo Siani avrebbe compiuto 60 anni. Un traguardo importante, che non ha mai potuto realizzare, perché 34 anni fa la camorra decise di stroncare barbaramente la sua vita. Per festeggiare il suo compleanno ci siamo uniti ai ragazzi di Studenti contro la camorra e Radio Siani all’esterno della sede de Il Mattino.

Una tradizione quella del ‘Buon compleanno Giancà” che ormai va avanti da anni, con l’intento di tenere sempre viva la memoria di Giancarlo e dei valori che ha trasmesso con la sua opera.

E’ con il ricordo di figure come la sua che possiamo riuscire a contrastare il diffondersi delle mafie nelle nuove generazioni”. Lo ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale.

“Abbiamo tagliato la torta e brindato assieme a lui. Per dare un segnale forte – ha aggiunto Borrelli – per far capire ai cialtroni e ai criminali che la Napoli che lotta esiste ancora, ed esisterà sempre. Terremo bene a mente quanto fatto da Giancarlo in vita e proveremo ad emularlo e a diffondere il messaggio per farlo arrivare a tutti.

Un’iniziativa bella e sentita, a cui hanno preso parte tanti giovani. E a loro deve andare soprattutto il messaggio di Giancarlo Siani e di tutti quelli che, in nome della verità e della giustizia, hanno dato la vita”.

Una mostra e una fondazione per ricordare Giancarlo Siani e portare avanti il suo impegno a favore della legalità: questa mattina la presentazione dell’iniziativa nella Sala “De Sanctis” di Palazzo Santa Lucia con l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania Lucia Fortini, il Deputato Paolo Siani, fratello del giornalista del Mattino assassinato, il Presidente della Fondazione Polis Don Tonino Palmese, il Magistrato Armando D’Alterio, il Presidente della neonata fondazione “Giancarlo Siani” Gianmario Siani, il coordinatore delle iniziative dedicate al cronista ucciso Geppino Fiorenza. Lunedì prossimo, in occasione del 34esimo anniversario della morte del giornalsita, dopo una deposizione di fiori alle Rampe Siani, sarà inaugurata al Pan, Palazzo delle Arti di Napoli, quella che è stata definita la Sala della Memoria dedicata a tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata.

“Quando si avvicina il giorno dell’anniversario della morte di Giancarlo – ha detto l’Assessore Fortini – mi capita sempre di pensare al momento di solitudine che tante vittime della criminalità organizzata hanno vissuto e come non siamo riusciti, noi come società, a proteggerle. Penso che questo sia un modo per restuituire loro la possibilità di vivere per sempre nel ricordo della gente. Lunedì ci sarà l’inaugurazione di una mostra fortemente voluta dalla Fondazione Polis, un tributo che vogliamo dare a Giancarlo e a tutte le vittime. La memoria va esercitata ogni giorno e la Regione lo sta facendo mettendo in campo tante iniziative concrete, da Scuola Viva a Scuola di Comunità, per ridurre le disuguglianze e allontanare i giovani dalle insidie della criminalità organizzata”.

Dell’importanza della memoria ha parlato anche Don Tonino Palmese che ricordando Siani ha citato una frase di Eduardo “vulesse truvà pace; ma na pace senza morte”. Sulla stessa lunghezza d’onda gli interventi di Fabio Giugliano, della presidente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità Carmen Del Core e del magistrato Armando D’Alterio.

“Restituire una parte della vita di Giancarlo alla memoria di tanti – ha detto poi Paolo Siani – è un obbiettivo che mi sono sempre posto, dopo quella tragica e insopportabile sera del 23 settembre del 1985. Perché ogni fatto della sua vita fosse per sempre nei cuori dei giovani, che si sono avvicinati alla sua storia lungo questi anni. Ho voluto, cosi, oggi, andare oltre e ricercare momenti e aspetti particolari della sua vita, a volte anche a me sconosciuti. Allora ho pensato di chiedere ai suoi vecchi amici, della sua infanzia, del liceo e dei suoi affetti, il ricordo di momenti e di emozioni ben conservati nei loro cuori. Brevi racconti scritti. Per ricomporre e donare ai giovani, di oggi e del domani, alcuni aspetti intimi e autentici della vita di Giancarlo. E del suo modo di affrontare la realtà dei suoi tempi. Li ringrazio di cuore, so che è stato faticoso per tutti loro, so che ho riaperto una ferita profonda. So bene che è solo una piccola parte. E che ce ne saranno tanti altri racconti di amici e amiche. E solo l’inizio di un nuovo viaggio”.

Oltre alla mostra e al Premio Siani, giunto alle sua XVI edizione, che premia agli studenti, nasce ora anche una Fondazione che porterà il nome del cronista assassinato. A presiederla è un giovane, Gianmario Siani, figlio di Paolo e nipote di Giancarlo.

“Io e mia sorella Ludovica abbiamo raccolto l’invito dei nostri genitori, Paolo e Carmen, e oggi insieme a loro e con Geppino Fiorenza diamo vita alla fondazione Giancarlo Siani onlus – ha detto Gianmario Siani – Abbiamo scelto un logo semplice ma che ci è sembrato quello più giusto, la firma autografa di Giancarlo, quella che apponeva sui suoi libri che noi ancora oggi conserviamo gelosamente. Il nostro principale obiettivo, che è stato quello dei nostri nonni e poi dei nostri genitori e di tante donne e uomini che in questi anni si sono avvicinati alla storia di giancarlo, resta quello di tenere vivo il suo ricordo, il ricordo di un ragazzo barbaramente ucciso a soli 26 anni dalla camorra il 23/9/85 quando noi non eravamo ancora nati. E la camorra cosi ci ha privati per sempre di conoscere nostro zio che abbiamo poi imparato a conoscere dai racconti dei nonni e poi da quelli dei suoi amici e dei nostri genitori e oggi ci sembra davvero di sapere tutto di lui”.

La Fondazione si prepara ora a mettere in campo tante attività rivolte alle fasce più deboli della popolazione ed in particolar modo ai più piccoli, “ai muschilli – ha aggiunto Gianmario Siani – così da poter in loro piantare un seme che gli consenta, una volta divenuti grandi, di scegliere da che parte stare. La promozione di eventi culturali e dibattiti sarà esclusivamente un luogo dove i più grandi potranno confrontarsi sul problema delle mafie, cosi da sviluppare quel sentimento di cittadinanza attiva che consente, anche a chi il problema non lo vive direttamente, di mettersi in gioco e di fare quanto possibile per lo sviluppo di una cultura antimafiosa. Dopo 34 anni di antimafia può essere solo questo il senso di chi partecipa o si avvicina alle attività della Fondazione: entrare in campo e ‘sporcarsi’ le mani insieme a noi”.

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