NAPOLI – “Il nostro maggio…la nostra Napoli!” ci porta oggi in uno dei posti simbolo di Napoli: il Borgo Orefici.

E’ uno storico rione di Napoli ricadente nel quartiere Pendino che si estende in vicinanza del mare fra via Marina ed il Rettifilo (Corso Umberto I), secondo uno schema di viuzze disposte a dedalo, intorno al fulcro centrale di Piazzetta Orefici.

All’interno del rione sono concentrate tutte le più antiche ed importanti botteghe cittadine specializzate nella lavorazione artigianale di prodotti di oreficeria, argenteria e gioielleria.

La prima notizia certa della caratterizzazione del luogo risale al medioevo, quando le botteghe, già esistenti in gran numero, ottennero il riconoscimento ufficiale da Giovanna d’Angiò e si radunarono in corporazione.

I primi maestri orafi erano francesi giunti a Napoli al seguito degli angioini, ben presto affiancati da artigiani locali, che seppero ben presto soppiantare i maestri francesi e riuscirono a creare una tradizione ed una scuola napoletana, conosciuta in tutta Europa fino alla caduta del Regno di Napoli.

Successivamente, verso la fine del XVII secolo, il Marchese del Carpio, viceré di Napoli, stabilì l’obbligo di esercitare l’arte degli argentieri e degli orefici unicamente nella zona del borgo, creando di fatto un monopolio a favore della corporazione, che oggi si è evoluta, diventando un consorzio cui hanno aderito la quasi totalità degli operatori orafi della città.

È qui che sono state fuse, battute e realizzate le celebri e preziose statue del tesoro di San Gennaro, nonché gli arredi sacri di moltissime altre chiese napoletane.

Tra loro la mitra del Santo Patrono di Napoli.

Nell’anno 1712 la Deputazione della reale cappella del Tesoro decise di ornare il busto reliquario con una mitria (o mitra) di oro e argento, affidando la realizzazione all’orafo napoletano Matteo Treglia che dopo un solo anno di lavoro, nel 1713, consegnò un capolavoro con circa 3694 pezzi tra diamanti, smeraldi e rubini[2]. La mitra è considerata una delle dieci meraviglie del tesoro di San Gennaro e uno degli oggetti più preziosi al mondo.

Nel 2000 nasce il Consorzio Antico Borgo Orefici per riunire in un’unica rete di sistema le aziende operanti nel Borgo Orefici, collaborando alla riuscita di un globale progetto di valorizzazione dell’antica zona orafa di Napoli, attraverso una riqualificazione urbanistica ed il rilancio commerciale dell’intera area che si qualifica, ancora oggi, come centro commerciale naturale.

Da qualche anno ha aperto invece Il Palazzo La Bulla, di proprietà del Comune di Napoli, in Via Duca di S. Donato, a pochi passi dal Duomo, gestito dal Consorzio Antico Borgo Orefici.

Disposti su quattro piani troviamo il Museo dell’Arte Orafa, un’area per le conferenze, Creative Lab, Start Up e un ampio spazio dedicato alla formazione, puntando in particolare alla scuola orafa.

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