NAPOLI – «Il salario degli insegnanti è un fondamentale riconoscimento del valore della scuola. Ed è oggi inadeguato. C’è poi anche un problema col numero degli insegnanti operativi in pianta stabile, per gestire bene le classi, con particolare e necessaria attenzione all’integrazione degli studenti con speciali esigenze». Una “questione docenti” esiste, per Claudio De Vincenti, presidente onorario della Fondazione Merita-Meridione Italia, che così sì è espresso a riguardo durante l’ultima riunione conviviale del Rotary Club Napoli Nord, presieduto da Francesco Tavassi. L’incontro ha avuto luogo nell’ambito del programma “Sostegno ai giovani: il futuro delle opportunità”, voluto da Francesco Tavassi, che è anche socio promotore della Fondazione Merita.

Claudio De Vincenti – Presidente Onorario della Fondazione Merita, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno dal 2015 al 2018, ordinario di economia politica alla facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e senior fellow dell’Università Luiss, ricopre anche l’incarico di Presidente di Azzurra Aeroporti.

La riflessione di De Vincenti ha preso le mosse dalla condivisione, con i soci e gli ospiti del Rotary Napoli Nord, dell’esperienza del Campionato dei Valori. L’iniziativa, voluta da Fondazione Merita, coinvolge le scuole primarie delle regioni del Mezzogiorno, e promuove la cittadinanza attiva dei piccoli, con la realizzazione di azioni di servizio alla comunità, e di materiali multimediali e di testo che documentino tali azioni.

«Con il Campionato dei Valori – ha aggiunto De Vincenti – le maestre e i maestri lavorano fianco a fianco coi propri allievi, in un processo di apprendimento parallelo delle buone pratiche, e della relazione virtuosa col contesto fuori della scuola. Senza l’impegno dei docenti, la nostra iniziativa non sarebbe possibile»

Ha osservato, in conclusione, Francesco Tavassi: «il Campionato dei Valori punta a costruire una relazione strutturale tra le scuole, le istituzioni e le imprese. Ritengo che il tessuto produttivo debba essere un interlocutore all’altezza delle aspettative di giovani e giovanissimi. Siamo noi, insieme con la Cosa Pubblica, a determinare la scelta dei nostri bambini e ragazzi, di restare a Sud o andare via».

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