NAPOLI – Sono state settimane lunghe e piene di polemiche, ma il calcio italiano può finalmente ripartire. Poi, se effettivamente riuscirà ad arrivare fino in fondo, nonostante le norme stringenti (soprattutto in caso di nuovi contagiati il dibattito è ancora importante), è tutto ancora da vedere. Ma almeno intanto ci sono delle date, ed è già qualcosa.

Si comincia con le semifinali di Coppa Italia, in programma il 13 e il 14 giugno (ma la Lega ha chiesto al Governo di anticiparle entrambe di un giorno), poi – dopo la finale del 17 – toccherà alla Serie A, partendo dai recuperi (fissati il 20 e il 21) e proseguendo con la ripartenza del campionato vero e proprio, dal 22 giugno al 2 agosto, con ben 124 partite in soli 43 giorni, spalmate su orari diversi dal solito (17.15, 19.30 e 21.45)

Il Napoli e la Coppa Italia: le milanesi che fanno?
Il calcio italiano ha deciso di iniziare subito con la Coppa Italia anche per dare un segnale di speranza con l’assegnazione di un trofeo. La scelta di chi dovrà giocare per primo, però, ha inevitabilmente creato polemiche. Napoli, Juve, Inter e Milan sono in gioco per aggiudicarsi la coppa, quattro big del campionato italiano che ovviamente vogliono coltivare i loro interessi e non intendono essere svantaggiate dalla situazione. Nelle quote sul calcio di William Hill per esempio il Napoli non parte favorito contro l’Inter, ma in una condizione unica nel suo genere come quella attuale, potrebbe provare il colpaccio e a battere i nerazzurri. Anche perché nessuno dei club vorrebbe avere meno giorni a disposizione per recuperare tra la semifinale e l’eventuale finale: dopo un periodo così lungo di inattività, pure qualche ora in più di lavoro può fare la differenza. L’Inter avrebbe minacciato di mandare in campo la Primavera, facendo crescere le speranze azzurre.

In campionato pericolo playoff?
Dibattito e polemiche non riguardano di certo la sola Coppa Italia, anche in Serie A non mancano dubbi e perplessità. Non tanto sul format molto compresso che è stato stabilito e individuato un po’ da tutti come necessario a fronte degli effetti della pandemia, quanto piuttosto sugli eventuali piani alternativi che sono stati presi in considerazione qualora dovessero presentarsi nuovi intoppi.
La soluzione dei playoff e playout (ancora al vaglio la modalità e il numero di squadre partecipanti), ad esempio, non ha riscontrato particolare successo ma è fortemente caldeggiata da Gravina e approvata dalla FIGC in caso di sosta. L’altra opzione, invece, è quella che è stata proposta nel caso in cui la Serie A dovesse interrompersi di nuovo e in via definitiva: se accadesse, toccherebbe ad un algoritmo stabilire la classifica, considerando la media dei punti fatti in casa e quelli fatti in trasferta, proiettandoli sulle restanti partite da giocare. Un metodo un po’ complesso, che però a differenza della formula a eliminazione ha ottenuto pareri favorevoli. Certo, anche in questo caso nessuno si augura di doverlo utilizzare.

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