CASTELLAMMARE DI STABIA – “Con ogni probabilità c’era un grande sistema di acquedotti che attraversava la città dell’acqua: Castellammare di Stabia, in Campania. Recuperando alcune stampe dal sito abbiamo potuto analizzare con cura la trasformazione della zona collinare a ridosso del centro antico, il collegamento viario realizzato solo verso la fine del settecento. Ci siamo recati sul posto ed abbiamo scattato fotografie.

Il materiale vulcanico del 79 d.C. costituito da cenere e lapillo in seguito ad una violenta alluvione si trasforma in colate di fango che scendono dalla collina e incontrano come unico ostacolo un’enorme muraglia ad archi che vi vede al centro dell’immagine. Una forma insolita per una costruzione civile, essa è formata da archi e contrafforti semicoperti e completamente privi di aperture, se non 4 coppie di feritoie che si aprono nel secondo ordine di archi. Inoltre, quello che potrebbe sembrare un muro di contenimento continua anche sulle due pareti laterali verso il ventre della collina. Un’altra curiosità è costituita dalla presenza di piccole arcate visibili tra la folta vegetazione nella parte destra del monastero di Santa Croce. Mentre, la struttura posta sul secondo ordine di archi è una sopraelevazione realizzata in epoca successiva, probabilmente insieme alla costruzione del monastero, le cui origini risalgono al XIII secolo, mentre l’ultimo rifacimento risale all’ottocento. Considerando che ai lati dell’imponente costruzione non ci sono edifici, ci siamo chiesti perché costruire un monastero sull’orlo della scarpata quando sarebbe stato più comodo e meno costoso spostarsi solo di qualche decina di metri? Quindi abbiamo cominciato le nostre ricerche comparando la stampa con la foto attuale dei luoghi. I risultati sono stati sorprendenti”. Lo ha annunciato Massimo Santaniello, Presidente di Archeoclub d’Italia sede di Castellammare di Stabia.

E il 22 Ottobre a Roma, Archeoclub d’Italia offrirà alla stampa la grande opportunità di compiere un viaggio in siti archeologici unici. Dalle ore 9 avrà inizio “The day of Archeology” in occasione del Congresso Nazionale per i 50 anni di Archeoclub d’Italia che si svolgerà a Roma quel giorno.

Dunque Castellammare di Stabia aveva, con ogni probabilità, un sistema di acquedotti in città!

“La foto è straordinariamente uguale alla stampa settecentesca. Sono presenti i due ordini di archi, le quattro coppie di feritoie, le quattro finestre al piano sopraelevato, e i due muri ciechi laterali che penetrano nel ventre della collina. Infine, le arcate che si intravedevano tra la folta boscaglia sono ancora oggi visibili sulla destra della foto. Questo dettaglio è stato fondamentale per la nostra ricostruzione – ha proseguito Santaniello – e per poter attribuire una funzione a questa poderosa struttura. Poiché di recente abbiamo ricostruito gran parte del tracciato dell’acquedotto che dalle sorgenti San Giuliano e Acquafredda tra Agerola e Scala trasportavano l’acqua a Stabiae e poi alla Castellammare di Stabia di epoca Borbonica. Tracce evidenti di questo lungo acquedotto sono ancora ben visibili nel tratto del comune di Agerola/Scala (Costiera Amalfitana), Pimonte e Castellammare di Stabia fino al Palazzo Reale di Quisisana. Un percorso molto complesso, costituito da Canali, ponti canale, pozzi e sifoni inversi. Quanto basta per suscitare l’interesse di chi studia gli acquedotti Romani.

Non avremmo mai immaginato che le diramazioni dell’acquedotto servissero la collina e giungessero fino alla linea di costa, dove si è sviluppato l’abitato successivo all’eruzione pliniana del 79 d.C. Come attestano le tante sepolture ritrovate nell’Area Christianorum posta sotto la Cattedrale stabiese.

Abbiamo esplorato tutta la collina in cerca di testimonianze di acquedotti, cosa resa complicata dalla forte urbanizzazione e radicale trasformazione del territorio. Ma come abbiamo affermato nell’inizio di quest’articolo Castellammare è una Città “Industrié”, proprio grazie al genio e alla laboriosità dei suoi abitanti, i resti dell’articolato acquedotto cittadino è stato in parte sigillato nelle opere di contenimento, in parte utilizzato come materiale da costruzione e una piccola parte

Come si evince dalla foto parte delle arcate a destra sono state demolite per far posto alla costruzione nel punto in cui attraversavano la strada per congiungersi al tratto che fa da contenimento alla villa in stile Liberty. Mentre a sinistra mana l’ultima arcata perchè è stato realizzato un varco carrabile laddove l’acquedotto si congiungeva all’enorme struttura sottostante il Monastero di Santa Croce”.

E il 22 Ottobre a Roma, Archeoclub d’Italia offrirà alla stampa la grande opportunità di compiere un viaggio in siti archeologici unici. Dalle ore 9 avrà inizio “The day of Archeology” in occasione del Congresso Nazionale per i 50 anni di Archeoclub d’Italia che si svolgerà a Roma quel giorno.

Arriveranno archeologi, esperti, studiosi da tutta Italia che non solo ripercorreranno la storia dell’Associazione Culturale più prestigiosa nel campo dell’archeologia italiana ma daranno la possibilità di compiere un viaggio in siti conosciuti ma anche in quelli meno conosciuti. La stampa che verrà potrà anche accreditarsi ai prossimi Press Tour programmati per visitare l’Italia tra Costiera Amalfitana, l’area del Casertano e Nord Italia in Veneto. Per essere presenti al Congresso Nazionale di Archeoclub d’Italia al quale prenderanno parte anche Ministri, vari rappresentanti del Governo, sarebbe auspicabile inviare richiesta a ufficio.stampa@archeoclubitalia.org entro e non oltre le ore 19 del 21 di Ottobre, a causa delle norme anti – Covid. Il tutto con obbligo del Green Pass.

L’impegno di Archeoclub d’Italia, sul territorio è costante anche in attività di studio come nel caso di Castellammare di Stabia dove proprio in queste ore Archeoclub è riuscita a ricostruire il tracciato degli Antichi Acquedotti.

Ed allora? Altre arcate sono visibili nei pressi della Linea ferroviaria EAV – Circumvesuviana.

“A questo punto abbiamo formulato una ipotesi sulla destinazione del manufatto sottostante il Monastero di Santa Croce e avevamo bisogno di capire l’uscita dell’acquedotto nella parte bassa del manufatto. Ancora una volta abbiamo ottenuto la risposta che cercavamo, Alcune arcate sono ancora oggi visibili lungo la parete di confine di un condominio nei pressi della Linea Ferroviaria EAV. Tale acquedotto è posto a pochi metri dalla Cattedrale – ha proseguito Santaniello – nel punto che rappresenta l’inizio del centro antico stabiese.

Prima di formulare la nostra ipotesi, rileggiamo la storia di Stabiae. Dalla lettura del testo “La Stabia Romana” si legge che a Stabiae c’era un distaccamento della flotta misenate, quindi così come la flotta del Miseno era necessario stoccare una grande quantità di acqua. Inoltre, il recente ritrovamento archeologico di Piazza Unità d’Italia, poco distante dalla base del Monastero, costituisce un ulteriore indizio.

A questo punto bisognava verificare se il Monastero avesse dei sotterranei. Quindi abbiamo contattato le Suore chiedendo se il Monastero avesse dei piani interrati. La risposta è stata quella che ci aspettavamo: non ci sono piani interrati.

Da questa risposta prende forma la nostra ipotesi che si tratti di una Cisterna Romana, alimentata dall’acquedotto che scendeva dalla collina. Una struttura che per dimensioni è molto simile alla Piscina Mirabilis, un manufatto di contenimento alto circa 15 m e largo 25 m circa, con una struttura di copertura molto solida costituita da volte a crociera su cui è stato possibile edificare il Monastero. Per ottenere la prova matematica basterebbe una prova penetrometrica per verificare la presenza nel sottosuolo di cavità o di materiali incoerenti usati per il riempimento”.

Ma la ricerca è stata molto dettagliata!

“Altre arcate dell’ acquedotto sono state rintracciate in via Salita San Giacomo. Infatti, abbiamo seguito il percorso delle varie fontane fatte installare dai Reali Borbonici lungo il percorso che dal centro antico conduceva al Palazzo Reale. Ebbene in corrispondenza della fontana di San Giacomo – ha concluso Santaniello – e dell’ingresso all’antica Chiesa di Santa Maria di Loreto abbiamo scoperto un altro tratto di acquedotto.

Il tratto di arcate che costituisce l’antico acquedotto parte dal manufatto a forma irregolare che si intravede a sinistra della foto sulla sommità del tornante e l’ingresso della Chiesa di Santa Maria di Loreto. Un piccolo tratto di arcate si vede ancora tra l’edificio che confina con la chiesa di Santa Maria di Loreto e l’edificio che confina con la chiesa di San Giacomo.

Ancora un tratto di arcate dell’antico acquedotto sono visibili in via Madonna della Libera nei pressi del castello Angioiono. In questo caso c’è un manufatto privo di aperture e munito di contrafforti che ipotizziamo possa essere una cisterna romana, da cui parte un piccolo tratto di acquedotto che poteva alimentare la villa di Publius Sibidius Pollio e in epoca medievale rifornire il vicino castello.

Altre testimonianze di antichi acquedotti che giungevano a Stabiae sono presenti nella parte orientale di Castellammare di Stabia, in trav. Savorito.

Altri resti di acquedotti sono presenti sulla S.P. da Castellammare a Gragnano, angolo via Carcarella la foto ritrae l’arco canale con l’ottocentesco mulino Della Noce

Questo acquedotto collegava una serie di Mulini, tra cui il Mulino Carcarella e giungeva fino al centro di Castellammare di Stabia, nell’attuale Salita Ponte Scanzano angolo Viale Puglia.

Per concludere questo articolo possiamo dire che gli studi sono ancora in corso e siamo sulle tracce di una seconda valle dei Mulini sempre a Castellammare di Stabia.

Pertanto vorremmo affermare che nonostante l’urbanizzazione gli antichi hanno saputo sigillare alcune testimonianze storiche fondamentali per la città di Castellammare di Stabia e il circondario. Inoltre dopo mesi di esplorazione dei Monti Lattari, da Castellammare di Stabia a Lettere, passando per Pimonte e Agerola, abbiamo ricostruito il tracciato degli antichi acquedotti che percorrono le valli dei Monti Lattari. Sarebbero ben tre acquedotti: quello che ha origine dalla sorgente Acquafredda, posta a confine tra Agerola (NA) e Scala in Costiera Amalfitana e che giunge fino alla zona collinare di Quisisana a Castellammare di Stabia (NA). Un secondo acquedotto di portata e lunghezza leggermente inferiore al primo ha origine dalla Valle dell’Imbuto nella frazione di Caprile a Gragnano (NA), percorre un tratto di alcuni Km lungo un sentiero panoramico, attraverso delle arcate raggiunge l’attuale centro abitato fino a Piazza San Leone. Un terzo acquedotto, il più piccolo per portata, ma a tratti molto suggestivo, parte dalla sorgente della frazione di Orsano a Lettere (NA) e giunge fino all’attuale centro abitato nei pressi di Piazza Roma”.

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